Terrible twos, si salvi chi può.

“I bambini attraversano delle fasi di crescita”, così dicono gli esperti. C’è la fase della scoperta delle manine, quella dell’esplorazione mediante la bocca, quella della conquista dei primi passi…noi qui siamo nella fase del Super IO. Ovvero la fase della consapevolezza del sé, periodo noto come “I terrible two“.

Quella dove il bambino scopre che è un individuo con delle esigenze specifiche, soprattutto quella di contraddire i genitori qualunque cosa essi dicano.

Quella che tra le proprie mura domestiche, e sottovoce, è più comunemente chiamata “Mio figlio fa quello che vuole e non ne vuole sapere di ascoltarci”. Sì perché quant’è vero che Banderas si è dato fornaio per pagare a badilate gli alimenti della ex moglie, vi assicuro che questa è la fase che ti fa rimpiangere i primi mesi di notti in bianco corredati da coliche, sondini in plastica, poppate ogni quarto d’ora ragadi e compagnia bella.

Ogni bambino, anche il più calmo e composto, superati i due anni di età inizia la sua trasformazione verso l’anarchia di questo assaggio di adolescenza. Mancheranno i brufoli, il motorino e i pantaloni con fuori le mutande ma vi assicuro che l’avversione alle regole (che poi forse son due in tutto) e la strafottenza da “me ne sbatto che mi metti in castigo” ci sono tutte.

I Terrible Twos, o come preferiamo chiamarli, sono proprio questo: un adolescente in piena follia egoriferita mascherato da duenne.

Doppia T è sempre stato un bambino vivace, non un rompicoglioni, ma per intenderci i supporti come il dondolino, il box e il girello (sì un pochino l’ha usato ma già stava in piedi quindi non angosciatemi con la storia delle anche, dei talloni ecc) sono tutti riposti in mansarda come nuovi. Lui ha fatto capire da subito che non era uno di quei bambini che “dove lo metti sta”

lui sta dove gli pare di stare e se insisti pure dove dici tu non ci sta per principio

Forse me la sono cercata lo ammetto, ho passato la gravidanza a cantare, ballare, camminare…non sono stata ferma un attimo. Ho ascoltato musica rock per nove mesi, altro che Mozart. Gli ho parlato e chiesto se avesse potuto nascere qualche giorno prima così da essere un acquario e non un pesci, che di lunatica basto io in famiglia. E lui ha ascoltato mamma: il 18 febbraio è nato, dopo 36 ore di travaglio su una Virgin radio diffusa in sala parto.

Non mi voglio lamentare, ma questa è una fase davvero tosta. Quella che quando incontri qualcuno che ti chiede “Allooooooora cosa aspettate per il secondo?” Ti verrebbe voglia di offenderli pesantemente ma poi ripieghi su un più composto “Per noi bistecca ai ferri e patatine, voi che avete preso?”.

Le difficoltà quotidiane sono:

  • LA VESTIZIONE, una buona mezz’ora di inseguimenti che si svolgono più o meno così: tu gli metti la canotta, lo insegui con la maglietta, intanto lui si è tolto i pantaloni, gli metti la maglietta, vuole l’acqua, inciampa nel tappeto, si bagna la maglietta, lo cambi tutto e riparti daccapo. In loop finchè urli e ti arrabbi e finalmente uscite di casa, tu ovviamente sudata che manco la lezione di prova di Crossfit, lui vestito per metà da supereroe e per metà da lord inglese. Sì perché questo è il momento in cui tu lo vorresti vestire con la maglietta degli Stones, i jeans a sigaretta e la camicia a quadri di flanella e le Vans e lui vuole solo Spiderman, Batman e tutte quelle magliette che tu detesti e che al massimo accetti come pigiama per la notte.
  • LA CENA A CASA, tre persone = tre portate differenti. Una per il nano, una per te che fai finta di essere a dieta, una per il marito che invece ha fame e di pollo grigliato non ne vuole sentire parlare. Il quasi treenne non vuole neanche assaggiare il meraviglioso risottino alla milanese che hai preparato APPOSTA per lui, perché se dice no è no, lui se ne frega delle tre ore di brodo. Mangiucchia un pezzo di grana e si alza, ma non gioca lì tranquillo, no. Inizia a chiamarti a raffica, portarti tutti i supereroi sul tavolo in fila indiana (con i vari effetti sonori) e poi gli scappa la pipì, torni e gli scappa la cacca…
  • LA CENA FUORI CASA, per fuori casa si intende in un luogo pubblico e generalmente non è una buona idea in questo momento della vita di vostro figlio perché tenderà a comportarsi peggio che a casa sua. Sta seduto il tempo di decidere cosa mangiare, poi si alza e inizia l’ispezione, tu lo riporti a tavola. Cerchi di ingannare il tempo con un foglio e i colori che, da brava mamma hai portato, ma finisci col giocarti il cartone animato sull’ipad raccogliendo sguardi severi di disapprovazione dalle altri madri in sala. Ma chissene, in un rivisitato “Il figlio è mio, lo gestisco io” mangi a turno con tuo marito e finalmente te ne vai verso casa.
  • LA SPESA, come in un film ci sono: introduzione, svolgimento e fine. L’introduzione è: “Tommy aiuti mamma a fare la spesa?” e Tommy: “Sì mamma, potto io carrello”. Inutile dire che l’idillio finisce con il reparto frutta e verdura per passare allo svolgimento, dove Thomas butta dentro il carrello ogni genere di prodotto alla sua portata, e sono sempre robe che non servono come ad esempio il riso soffiato per i cani, la pasta di acciughe, la diavolina per il barbecue, le pannocchie in miniatura in agrodolce, le gallette di riso o i ritagli di ostia. La fine è alla cassa dove, dopo aver accettato di comprare quattro ovetti Kinder dei quali uno perché lui l’ha calpestato e ora ti tocca pagarlo, metti su la spesa e cerchi di tappargli la bocca mentre alla vecchietta dietro sta dicendo: “Brutta, vai via! No tu no!”
  •  LA POSTA, praticamente stessa scena della cassa del supermercato, però le vecchiette sono tante e il tempo di attesa è elevato all’ennesima potenza. Questa la baypasso facilmente pagando le utenze dal tabaccaio.
  • L’ASILO, dove entri ed esci in maniera furtiva per evitare il più possibile i cazziatoni delle educatrici che non fanno altro che sottolinearti che tuo figlio è diciamo…vivace, dimenticandosi che talvolta potrebbero puntare sui pregi al posto di fare l’elenco dei difetti.
  • LE ATTIVITA’ CON ALTRI BAMBINI, che siano giostre, cinema, gonfiabili, laboratori musicali o attività organizzate in bellissimi musei per bambini il problema non cambia. Gestire il quasi treenne in mezzo ad altri treenni diventa snervante per entrambi i genitori. Corse a destra e sinistra, inseguimenti, qualche spintone, scontri frontali, furti di pezzetti di nulla con i quali neanche stavano giocando, pianti, urla, “voglio anch’io la caramella come lui”, “mi scappa la pipì” (anche se l’ha appena fatta). Risultato: i bambini si divertono, come è giusto che sia, i genitori invece sviluppano loro malgrado potenti mezzi di sorveglianza del minore chiamati anche “a camaleonte” dove gli occhi si fanno indipendenti per non perdere di vista la propria prole. Altra costante di queste occasioni sono le espressioni senza senso che improvvisamente i bambini iniziano a ripetere a nastro tipo: “Puzza di cacca bleahhhh” oppure “Guarda questo caccone di pullman caccapussa”.

Forse li chiamano Terrible Twos non perché fanno riferimento ad una specifica fascia di età, ma perché ti sembra che improvvisamente i figli siano diventati due. Tutto doppio: i capricci, i castighi, i moccioli del naso, i dispetti….nemmeno i ricatti funzionano più, quelli che “Lo vuoi un cioccolatino? Allora fai il bravo“.

La verità è che questa fase è tosta, non è facile tenere sempre i nervi saldi quando tuo figlio non ti ascolta e fa di testa sua in continuazione. Sarei disposta anche a leggere il primo libretto di istruzioni della mia vita, se servisse a capirci qualcosa, ma no nessuno ne ha scritti. Non ci sono meccanismi inceppati, nessun bullone da stringere…qua le cose devono fare il loro corso, compreso il tuo esaurimento nervoso. La cosa positiva è che si tratta di una situazione momentanea, quindi ha avuto un inizio e avrà una fine…

o almeno me lo auguro.

Ps. comunque fra due mesi sono 3 anni.

6 comments

  1. Capito qui per la prima volta ….mio dio uguale! Il mio compie 3 anni a inizio Marzo….ed è proprio un Dottor Jekyll e Mr Hyde, con la faccia d’angelo biondo prima ti intenerisce e poi riesce ad alternare ad arte scene da esorcista a scene da piccolo Lord. Io dopo una giornata con lui mi sembra di aver fatto le montagne russe e ho bisogno del lettino dello psichiatra.

    1. ahahahahah, passerà…passerà…almeno me lo auguro. Altrimenti qui si corre il rischio di diventare matte.

  2. S-C-O-R-D-A-T-E-L-O. Ma può darsi in fondo che a te vada meglio, suvvia. Può darsi che vada via di casa a 11 anni così finisci di farti la doccia con la porta aperta per guardare il pupo che sta infilando la capoccia nella lavatrice…

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