Stamattina vorrei avere otto anni

stamattina vorrei avere otto anni

Ci sono giorni in cui vorrei svegliarmi e avere otto anni.
Aprire gli occhi nel mio lettino con le lenzuola a fiorellini e vincere altri cinque minuti sotto le coperte.
Alzarmi e andare in cucina, trovare la tazza di latte e nesquik – che ancora riuscirei a bere senza correre in bagno con i sudori freddi – e la fila intera di biscotti Plasmon sul tavolo ad aspettarmi.
Mia mamma che mi chiede se ho dormito bene mentre inzuppo due biscotti alla volta, la sigla ansiogena del Tg5 del mattino, il pigiamino ancora caldo addosso. L’ora esatta a tutto volume come base musicale dei miei lamenti mattutini.
<<Mamma ho mal di pancia, mi scoppia la testa, forse è febbre, senti che tosse coff coff>>

Avere otto anni stamattina sarebbe bellissimo.

Andare in bagno a fare pipì con i piedi che sfiorano terra, farli dondolare pigramente. Lavarmi la faccia con l’acqua tiepida, bagnando solo la punta delle dita, non di più, l’importante è togliere le caccole dagli occhi.
<<Hai lavato la faccia?>>
<<Sì mamma>>
<<Ma se hai ancora la sbausciata secca di fianco alla bocca!>>

Non amo schiaffarmi manate di acqua fredda in viso, quando lo faccio devo prima contare fino al tre per prepararmi.
I vestiti pronti, piegati sulla lavatrice: la camicia col maxi colletto, la gonna a piegoline e le collant di lana bianche.
Mettere le calze nel verso giusto è l’unico pensiero.
<<Le due cuciture vanno sul culo, altrimenti sembra che hai il pacco, capito Francesca?>>

Andare a scuola con il vuotino dei talloni sul collo del piede e quello delle ginocchia sopra ai polpacci.

Premere il pulsante rosso del fon asciugamani, di fianco al lavandino, di quelli con il bocchettone grigio e un piccolo rettangolo di pellicola specchiata che deforma l’immagine, come gli specchi del Luna Park, dove fare le boccacce.
Mi piace quel fon perché prima di vestirmi ho l’abitudine di scaldarci i collant. Le calze si gonfiano sotto il getto di aria calda ed io mi diverto a far ballare quelle gambette. Poi le indosserei ancora bollenti; una goduria.

Sedere di nuovo al mio banco, in seconda C, aprire l’astuccio e mettere tutte le matite in ordine cromatico: prima il bianco, poi il giallo, l’arancio, il rosso, il marrone, il viola, il blu, il verde…
<<Mi presti il blu?>>
<<Sì, basta che non lo temperi che si consuma>>

<<Wow mi presti anche l’oro?>>
<<No, l’oro no!>>

Le punte sempre ben temperate e con le schegge delle mine e un fazzoletto fare le sfumature dei cieli e dei prati.
La colla Pritt e il suo profumo capace di riportarmi esattamente lì, al banco in seconda fila, vicino al muro, sotto al poster con le fotografie dei mammiferi. Il muso del babbuino che mi terrorizza ed io che per ridere mi concentro sul suo culo spelacchiato.
L’intervallo a scrivere con le Biribiro o a disegnare con quelle matite dalle mille punte profumate una dentro l’altra. I Polly Pocket che affollano i banchi di noi bambine.

Andare in bagno saltellando sulle cementine bianche esagonali. Se il piede tocca quella rossa perdo. Il cavallo dei collant che nel frattempo è arrivato alle ginocchia.

La mensa e la perenne puzza di frittata e cavolfiori, il gelato panna e cioccolato mischiato fino a farlo diventare “nocciola”.
La maestra Gise che legge Narnia durante l’intervallo lungo.
<<Ho mal di testa maestra>>
<<
Appoggia la testa sul banco Francesca>>
All’uscita passare in cartoleria a comprare gli stickers, le penne glitter e le gommine profumate e poi le amiche a casa a merenda, i balletti in salotto.
<<Può restare a cena da noi?>>
Giocare, raccontarsi i segreti, fare case di Lego e poi la stupidera. Quell’ora in cui i bambini sono troppo stanchi per restare svegli e troppo svegli per addormentarsi.
Ridere, ridere, ridere fino a crollare nel sonno, pieni di sogni e di latte caldo.

Stamattina ho trentacinque anni e sto pucciando due Plasmon nel caffè. Posso affermarlo con certezza: sarei disposta a sopportare perfino il body fra le chiappe, che tira sul cavallo, dei due pomeriggi a settimana di ginnastica artistica, pur di avere ancora otto anni.

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