Perché dovrò spiegare a mio figlio perché

Da piccola, quando frequentavo le scuole elementari, avevo un libro: “Il libro dei perché” di Gianni Rodari. Un libro molto sottile, con illustrazioni acquerellate sulle domande che i bambini pongono agli adulti. Perché si sa, prima o dopo arriva il momento in cui i bambini hanno quella fame incontrollata di sapere, di capire. Loro non si saziano mai delle risposte e, come dovremmo essere noi adulti, vivono nutrendosi della loro curiosità. Era un libricino simpatico e nella sua semplicità trasmetteva un bellissimo messaggio al piccolo lettore: domanda ai grandi e loro sapranno darti la risposta giusta.

Questa era la morale, tutti i tuoi perché hanno un perché.

Una sicurezza la loro, quella di poter comprendere ogni cosa; una certezza, la nostra, quella di poter spiegare ogni cosa.

Funzionava quando ero bambina, ma ora che sono dalla parte dell’adulto molte di quelle belle pagine illustrate sarebbero bianche, senza forma e senza colore. Fortunatamente oggi non devo spiegare a mio figlio cosa è successo ieri sera a qualche migliaio di chilometri da qui. Non devo rispondere alla domanda: “Mamma perché quelle persone scappano? Si sono fatte male?”

Mio figlio è ancora piccolo e i suoi perché sono semplici, riguardano i colori, le macchinine e i gusti del gelato. Lui non sa che esiste la morte, quella violenta, l’odio, la disperazione, la follia, il marcio. Ma come farò quel giorno? Perché arriverà il momento in cui dovrò spiegargli quello che sta accadendo. Come potrà credere al buono del mondo se ho il terrore dentro. Come potrò spronarlo ed incoraggiarlo quando nei miei occhi si rifletteranno le immagini di ieri, di un anno fa, di Madrid, dell’undici settembre, della Siria…come potrò fidarmi del mondo al quale lo sto consegnando dopo tutto quello che sta succedendo.

Oggi pensavo a tutte le madri disperate che ieri dietro agli schermi dei telegiornali stavano attaccate a telefoni muti, a messaggi non visualizzati. Il loro enorme vuoto, i loro giganteschi perché straziati. Loro forse gliel’avevano spiegato ai loro figli cosa stava succedendo, le avevano colorate quelle pagine del “Libro dei perché” e i colori della paura si erano trasformati in quelli della consapevolezza, della speranza, ma non è bastato perché poi arriva il nero e copre tutto, porta via tutte le sfumature e tutti i colori, li inghiotte e li prevarica.

E adesso chi spiega loro perché hanno perso i loro figli? Chi si prende la responsabilità di quelle 128 vite spezzate, chi mi spiega perché il “libro dei perché” inizia ad avere delle domande così difficili e così tante pagine bianche?

 

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