La virtù di smettere coi vizi

Due anni e mezzo.Trenta mesi.Novecentododici giorni.Tutti senza nicotina

Ho smesso di fumare il 20 giugno 2012 alle 07.30 del mattino, dopo essermi alzata e dopo aver fatto pipì. Fin qui nulla di strano se non fosse che la pipì l’ho fatta su un test di gravidanza. Ero incinta, non vedevamo l’ora. Così ho buttato via il pacchetto con dentro una dozzina di sigarette. Come un rito, le ho buttate una ad una nel water per non rischiare di cadere in tentazione perché sapevo quanto fosse dura smettere con le bionde. Che poi “le bionde” suona proprio male, mi sembra di essere un cowboy vecchio e rugoso con la fiatella in un western con le scenografie da quattro spicci.

Comunque ho smesso e da quella mattina non ho più toccato una sigaretta, che brava direte voi. No, in realtà non è stata una questione di determinazione, forza di volontà e bla bla bla, è stato qualcosa di più semplice a darmi la forza di non elemosinare sigarette agli amici durante le pause tra una portata e l’altra nelle domeniche in agriturismo.

Non avrei nemmeno dovuto cominciare perché sono asmatica.

Ma non volevo smettere, mi piaceva quel gesto idiota; mi faceva compagnia, faceva da contorno durante le chiacchierate estive dopo cena nella terrazza, mi calmava nei momenti di rabbia o di tensione. Almeno lo credevo. Perché è proprio questa la parte subdola del vizio, è come se il cervello associasse la sigaretta ad un momento piacevole o ad un sollievo;

e i vizi si sa, sono praticamente tutti negativi, altrimenti si chiamerebbero virtù

Il vero problema che è sorto, quando ho rotto il mio sodalizio con la Philip Morris, è stata la rottura del mio trittico:

CAFFE’_SIGARETTA_CESSO

Il mio bioritmo ha dovuto riadattarsi mentre già si stava adattando all’esplosione ormonale dell’inizio della gestazione. Per un mese o forse più non ho potuto bere il caffè, poi l’ho bevuto di nuovo, ma a quel punto avevo rotto gli schemi, riconquistando il benessere fisiologico.

CAFFE’_SIGARETTA_CESSO

In quei durissimi primi mesi di astinenza ovunque mi girassi qualcuno stava fumando, accendendo una sigaretta, offrendone un’altra. Donne, uomini, anziani, fumavano tutti. A tratti pure i cani mi sembravano tirar boccate. Ma non ho mollato. Perché avevo una gran motivazione pur non essendo mai stato nella mia indole essere così forte. Sapevo però che questa volta sarebbe stato diverso.

Non era una questione di “le brave mamme non fumano” perché io penso che il fumo in gravidanza sia da condannare di certo, ma quello che attraversa una donna in questo delicatissimo periodo sia molto particolare e solo lei può decidere quali siano le scelte migliori per se stessa e per suo figlio.

La mia forza di volontà scaturiva dal mio essere poco tollerante con me stessa, molto critica e per niente accomodante. Mi tiro il culo da sola in parole povere, beh questa è stata la mia forza, il giudizio verso me stessa  è stato così intransigente che ho smesso. Non mi sarei mai perdonata una debolezza del genere, non con mio figlio nella pancia. Perché mi sarei sentita uno schifo se avesse avuto delle complicazioni. Non avrei avuto il coraggio di affrontare le dure critiche che mi avrebbero, giustamente, mosso.

Però che fatica.

Dopo il parto ho allattato per sei mesi continuando a non fumare. E sapete cosa ho scoperto?

  • Che l’asma non ce l’ho più (egrazieal… direte voi)
  • Che si sente il sapore del cibo
  • Che i vestiti profumano tantissimo
  • Che la pelle è davvero più bella
  • Che l’alito è fresco
  • E che quelli che fumano puzzano da morire (io non ci credevo)
  • Che ho più fondi a disposizione per le mie sedute di shopping compulsivo

Certo non posso dirvi che la voglia non si sia mai più ripresentata, succede ogni tanto ma è sempre più raro. Succede perché

il vizio è come un biglietto per un concerto: stacchi lungo la linea tratteggiata il ticket all’ingresso ma la matrice rimane lì.

Nel cervello. Nella parte irrazionale, quella che se ne frega se è pericoloso, se fa male alla salute. E non se ne va, sta lì dormiente e ogni tanto ci riprova, toc toc la vuoi una sigaretta? No. Si, forse. No!

Nel frattempo, per la legge di compensazione, mi mangio le unghie.

 

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