Sindrome della mala fiùra

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Mala fiùra = (o malafiùra) brutta figura in siciliano

Siamo venuti su a tegolini e terrore del giudizio altrui. Tutti noi affermiamo, in maniera più o meno onesta, che ce ne battiamo la ciolla di ciò che può pensare di noi il prossimo, la verità però è che il giudizio degli altri ha sempre un certo peso.

Tutti cerchiamo di evitare la mala fiùra e talvolta lo facciamo mettendo in atto una serie di comportamenti bizzarri.

Per quanto riguarda me il giovedì mattina una (santa) donna viene a darmi una mano con le pulizie grosse.

Un po’ come la volpe del Piccolo Principe: se tu vieni per esempio tutti i giovedì, alle otto, io dalle sei comincerò ad andare in sbattimento.

La mia agitazione inizia ad affiorare il mercoledì, nel tardo pomeriggio, scatenata dalla presa di coscienza che intorno a me c’è disordine ovunque.
Parto dai giochi dei bambini; sistemo efficiente e spedita nei contenitori i Lego, i puzzle, raccatto matite e pennarelli e riattacco i pezzi di quegli stramaledetti Playmobil.
Passo poi al divano. Aspiro le briciole fra i cuscini, anzi già che ci sono smonto proprio tutto il divano. Elimino le tracce dei bivacchi; mica si mangia sul divano, pare brutto. Aspetta, passo il swiffer sotto così recupero i tappi dei pennarelli e quel biscotto mangiucchiato mezzo decomposto che è caduto tre giorni fa.
Toh, ecco dov’erano le chiavi della macchina!

Passo al ripostiglio. Non ho fatto la lavatrice per ventiquattro ore e sono già sommersa di panni da lavare. Devo fare qualcosa: ficco nelle ceste tutto quello che riesco a farci entrare, se necessario mi aiuto anche con i piedi. Parte il soundtrack (Korobeiniki, ovviamente) sul mio tetris di calzini, mutande, pigiami, grembiuli e maglioni che però non lascia spazio ad accappatoi e asciugamani.
Faccio una lavatrice al volo, prima però devo mettere in asciugatrice quella che ha finito (da quanto ha finito?).

Mentre faccio il bucato in un orario in cui dovrei invece preparare la cena mi cade l’occhio sul lavabo del bagno e decido di limitare i danni dando una passata veloce di spugna.
Raccatto flaconi vuoti in doccia, metto il tappo al dentifricio, butto via i rotoli finiti di carta igienica.

Basta, può andare. Vado a letto.
Dormo serena ma con un occhio aperto: la sindrome della mala fiùra mi perseguita.

Quando suona la sveglia scatto in piedi, mio marito si deve ancora alzare ed io, ancora con le caccole negli occhi, sto già togliendo le lenzuola della mia metà di letto.
La federa, ancora calda, appallottolata e buttata nell’angolo.
Mentre preparo il caffè, invece di fissare un punto fisso con gli occhi sbarrati come sono solita fare, svuoto la lavastoviglie; così, finita la colazione, lancerò dentro i piatti come fossero frisbee.
Intimo ai miei di non sbriciolare troppo poi bevo il caffè alla goccia e torno alle camere.
Spalanco le finestre per non far sentire l’odore dei fiati e cambio le lenzuola. Non stiro mai quelle con gli angoli, mentre il copripiumino sì; il letto preferisco farlo io perché ho paura che il mio metodo le-lenzuola-di-sotto-le-stira-il-culo venga duramente criticato dalla CCP (la commissione casalinga perfetta).

Sono quasi le otto, i bambini si stanno vestendo. Il piccolo ha messo la maglietta al contrario ma ci penserò in macchina.
Mi vesto tirando su roba a caso e mi fiondo giù per le scale, di botto nella mente una sola immagine: il sacco blu Ikea stracolmo di panni da stirare.
Devo imboscarlo da qualche parte: un po’ di roba nell’armadio di mio marito e un po’ nel vano contenitore del letto. La teoria del: lontano dagli occhi, fuori dal cazzo è valida anche per la pigna di roba da stirare.

Finalmente arrivano le otto e la signora (sempre santa) che mi aiuta a pulire può venire a pulire sul pulito, constatando come ogni giovedì che ho già pulito.
Per questa settimana l’ho scampata: ho evitato la mala fiùra.

Ora tocca a voi: raccontatemi quali abitudini folli vi ritrovate a compiere pur di evitare una mala fiùra.

2 comments

  1. Premesso che da siciliana la sindrome della malafiura è proprio insito in me quindi ti lascio immaginare in quante forme si possa manifestare. Una delle più assurde, secondo me, è quella di fare lo shampoo il giorno prima (massimo) di andare dal parrucchiere..sia mai mi faccia trovare dalla shampista si turno con i capelli sporchi…….

    1. Hai ragione! Lo shampoo prima del parrucchiere rientra pienamente nella lista delle abitudini folli per non fare figuracce. Grande Rita!

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