Silenzio a colazione: non fare rumore è una sfida quotidiana

colazioni rumore

La colazione per me è fondamentale. Già il fatto che ce ne sia una sola al giorno è una cosa che accetto a fatica, ce ne vorrebbero almeno due. Anzi a volte due al mattino e una come bonus al pomeriggio.
(sulle colazioni dico due cose anche qui se ti va)

Non sono una a cui basta un caffè, un biscotto, una galletta.
Sono quella che davanti al buffet della colazione in albergo prende due di tutto.

Quando suona la sveglia il mio unico pensiero è mangiare. Anzi mangiare e non fare rumore.
I minuti di autonomia sono una manciata: rotolo giù dal materasso, cerco i calzini che infilo malamente mentre prendo la porta. Aspetto che si dissolva lo svarione, provocato dal repentino cambio di posizione, prima di arrivare al cancellino di sicurezza, che non apro ma scavalco per non fare rumore – lasciandoci sempre il malleolo destro – e mi avventuro al buio per la rampa di scale.
Mi scaravento giù al piano di sotto, dritta in cucina, al buio, evitando skateboard, ciabatte e altre diavolerie abbandonate, apparentemente in maniera casuale, dai miei figli. Schiaccio a casaccio, con la mano destra, i tasti per far partire la moka elettrica che ogni sera preparo, come fosse un rito di magico buongiorno, prima di andare a dormire. Non mi è mai piaciuto Clooney, a lui ho sempre preferito Alicia. 
Con la mano sinistra mi reggo la vescica, corro a gambe incrociate in bagno, piegata su me stessa. Non accendo la luce, mi dà fastidio. Mi siedo sul sedile freddo e torno in piedi con un balzo, le chiappe stupite per non aver trovato ciò che si aspettavano.

Tiro su il copriasse, mi risiedo, conto i giri di carta intorno alla mano, uno sguardo all’immagine che restituisce lo specchio: ma ci sono due cessi in questo bagno stamattina?

Torno in cucina e metto due fette di pane a tostare, la mia unica missione è anticipare tutti i rumori. Una specie di edizione di giochi senza frontiere in cui lo scopo è evitare che gli elettrodomestici suonino. Sia mai che si sveglino i bambini e mi tocchi fare colazione con loro. Non mi danno fastidio sia chiaro, ma credo fermamente di meritarmi questa mezz’ora di pace e solitudine senza cartoni animati, gente che vuole chiacchierare e che mi chiede conto degli impegni della giornata, che piange o si lamenta.

È una sfida preparare la colazione senza fare rumore. Nel silenzio del mattino presto tutto suona, bippa, trilla.

Torniamo ai timer. Impongo una mano al tostapane come fossi il Mago Oronzo per anticipare il trillo, unico metro di valutazione: il grado di tostatura del pane. Col pan brioche è più facile perché quando si avvicina il momento clou, inizia a profumare prepotentemente e questo mi permette di arrivare sempre prima dello scatto della molla. Il pan brioche è dalla mia parte, il burro è sempre dalla mia parte.
Nel microonde scaldo per trenta secondi il latte, prima di montarlo col frullino a batterie. Alla fine dei trenta secondi questo emette quattro lunghi bip che più volte hanno svegliato i bambini. Quindi aziono il microonde, mi sposto, tenendo conto a mente dei secondi, preparo il piattino, tiro fuori la marmellata e, quando il display segna che manca 1 secondo, mi scaravento in posizione e spalanco l’anta.

A questo punto sono soddisfatta delle due manches vinte, l’ultima sfida è evitare il suono della caffettiera: tre suoni molesti e prolungati che urlano è pronto il caffè!
Monto il latte valutando, con la coda dell’occhio, il tempo che ho a disposizione dal livello del caffè. Appena arriva a riempire quasi tutta la caraffa mollo il latte e spengo tutto staccando addirittura la spina. Schiacciare i tasti non è sufficiente, ogni tasto è un bip e spesso vado in confusione facendo ancora più rumore del necessario.

In questa fase ho più volte considerato l’idea di tirare giù l’interruttore generale dal quadro, ma poi mi è sembrato un filo esagerato.

Finalmente posso portare la mia colazione al tavolo del soggiorno: la tazza di caffè, il vasetto di marmellata, il piatto con il pane tostato e con la massima attenzione sposto la sedia.
Una sedia che se fosse ricoperta interamente di campanelli farebbe senz’altro meno rumore.
La prendo dalla seduta, la alzo delicatamente e la sposto. Le gambe svirgole cigolano quando mi siedo, quando mi alzo.

Questo è il momento in cui, in apnea, tendo l’orecchio per capire se i bambini si sono svegliati o se posso girare il cucchiaino nel caffè serenamente. Quando capisco di essere stata abbastanza silenziosa sospiro soddisfatta, un po’ sudata, e mi godo questo momento solo mio, sospeso, fino al prossimo trillo.


2 comments

  1. No vabbeeeee che bello scoprire di non essere l’unica! Ogni mattina la mia missione è stoppare al volo il microonde…prima dell’ultimo secondo..se il beeeeep sveglia i teppisti e se non faccio colazione DA SOLA…sn nervosa x tutta la giornata

    1. Momento preziosissimo che fa da spartiacque fra la giornata che inizia in modo piacevole e la giornata demmerda

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