Se mi sorpassi non vale. Non cantava così Julio Iglesias?

C’è tutto un mondo parallelo che si consuma sulle strade della città di Milano

Un universo inverosimile ma reale quanto basta da farmi scrivere questo post.

Dovete sapere che il milanese sulle quattro ruote si sente un po’ un supereroe. Data però la caratteristica autoctona, forse patologica, della fretta, non perde tempo a cercare cabine telefoniche, lui si cambia al casello autostradale. Appena la sbarra si alza e gli permette il passaggio cambia postura, si scrocchia le dita, scioglie i muscoli del collo e, infilandosi la sua peggiore faccia da stronzo, è pronto a combattere sull’asfalto drenante delle nostre tangenziali.

Donna o uomo non ha importanza, presa la tangenziale si entra tutti in un’altra dimensione

Sulla via verso l’ufficio sono tutti di corsa, donne raffinate ed eleganti si trasformano perdendo ogni traccia di educazione. Dito medio fisso, labiale che scandisce a chiare lettere i peggiori insulti, occhiate laser dal retrovisore, sorpassi azzardati durante la seconda passata di Red Black di Chanel.
Gli uomini in genere mantengono il loro profilo sociale di base: si scaccolano.
Ogni tanto si fanno prendere dal tipico istinto del maschio Alfa (nel senso della Romeo) e parte la bagarre fino al successivo muro di auto con le quattro frecce (generalmente uscita Mecenate per la est). Non c’è niente da fare: l’uomo in auto deve sfidare un altro esemplare del suo stesso sesso. Che abbia un’auto sportiva o una Panda non cambia, a lui parte lo sfidone.

Tra la seconda e la terza corsia però non ci sono solo liti furibonde, nella terra di nessuno scatta anche qualche fugace flirt.

Piccoli corteggiamenti che durano il tempo di un’immissione da destra

Lui la vede, le concede un’ingiustificata precedenza convinto così di poterle ammirare le terga invece della targa, la sorpassa e si affianca, le sorride.

Lei lo vede: rallenta, ma che vuole questo? Gli sorride con sufficienza, si porta i capelli dietro l’orecchio, lo sfancula al bivio per la Milano-Venezia quando prende la corsia Telepass e lui si ferma con le monetine alla cassa automatica.

Storie brevi ma intense che nel traffico del mattino, nella la noia dell’attesa di semafori sempre rossi, possono trasformarsi in Bluetooth-avances spudorate.
Sì perché l’uomo, con lo stesso dito che poco prima era nel naso, è dedito all’invio di messaggi espliciti e/o smielati via Bluetooth. Quindi occhio ai nickname; niente Piccolina83, FragolinaXX e compagnia bella. Tenetevi sul vago, lo dico per esperienza personale.

Tra donne ci troviamo davanti a due possibilità: le solidali, quelle coalizzate contro gli uomini (che ci suonano, ci credono impedite, ci prendono per il culo quando parcheggiamo e ci insultano ecc.), oppure le rivali, quelle che quando dallo specchietto ti vedono arrivare al posto di rallentare accelerano.
No, nemmeno quando vedranno le scintille della tua fiancata destra contro il guardrail cambieranno idea.

Vale insomma la stessa regola della vita: tutte amiche, nessuna competizione, poi sotto al tavolo ops tibiate e piedi pestati.

I centauri sono pericolosissimi, viaggiano per conto credendo di essere a Monza, soprattutto i lunedì dopo la Gp. Percorrono principalmente la circonvallazione, dove si ritrovano in batteria. Ad ogni incrocio si allineano, pronti ad aprire il gas manco avessero Guido Meda in cuffia che gli dice di scatenare l’inferno al via.
Su questi stradoni c’è un semaforo ogni duecento metri quindi fate voi: prima, seconda e ancora prima, stop, prima, seconda e ancora prima e stop.
E non pensate che per i rider con i motorini sia diverso. Per scendere dalla macchina a Milano bisogna guardare lo specchietto trentasette volte e comunque non si è mai sicuri lo stesso.

Se a Milano c’è una buona percentuale di persone che scelgono la bicicletta. Generalmente si tratta di modelli di tendenza, vintage o super hi-tech. Nelle zone limitrofe invece ci sono i ciclisti pro-fessi-onisti. Non puoi non notarli perché si muovono in branco e fanno i padroni della strada. Hanno la panzetta, la tutina aderente con lo sponsor della macellerie del paese, almeno 60 anni di prostata sulla sella e rompono le palle se gli suoni quando vanno a spasso a fila per sei col resto di due.

Mi ricordo ancora quando un’amica, che abitava in una città meno trafficata di Milano, mi disse:

“Ma come fai a guidare a Milano? Io impazzirei”

ed io:

“We ciccia! Io sono Milano! Taaaaac!”

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