Respira, andrà tutto bene

attacco di panico

È come una piccola scossa allo stomaco quando arriva: il panico.

È la prima volta che succede, non fai caso a quella strana sensazione.

Da dentro nasce un malessere improvviso. Come se delle farfalle iniziassero a sbattere sulle pareti del tuo stomaco, ma non sono le stesse che danzano quando il cuore è innamorato, loro non sono colorate, sono come falene notturne che con ali pesanti e rumorose ti avvisano che sta arrivando.

La mente si ferma: hai la testa vuota, eppure così piena, leggera e pesante allo stesso tempo. Il corpo improvvisamente diviene estraneo, qualunque pensiero viene inghiottito dalla paura. Una paura straziante che investe tutta la tua pelle, che solleva ogni pelo sul tuo corpo.
Sei confusa.

Stai male senza nessuna ferita che sanguinini.

Non puoi prevederlo, forse sarai bloccata nel traffico, in ascensore, nel tuo letto, a mille chilometri da dove ti sentiresti al sicuro; a lui non interessa. Lui arriva e spalanca la porta della tua mente, non chiede permesso, entra e ti prende a gomitate l’anima, la riempie di pensieri negativi che non ti appartengono ma ai quali non riesci a ribellarti.

Il cuore batte più veloce, vorresti calmarlo ma sembra scoppiarti fra le costole. Metti una mano sul diaframma per cercare di tranquillizzare il respiro, che diventa una richiesta d’aria meccanica e forzata. Ogni boccata non basta, l’aria sembra essere senza ossigeno. Come quando bevi l’acqua fredda in montagna e non ti disseti.

Il cuore sale nella gola, quasi non lascia spazio alla saliva. La mano prova ad aiutare quel cunicolo stretto, spostando il colletto della camicia per deglutire l’ansia.

Sei in allerta, tutti i tuoi sensi lo sono, potresti sentire il rumore di uno spillo cadere a terra.

Sei sola, eppure in mezzo a tanta gente. Loro non sanno cosa fare perché non capiscono cos’hai dentro, non vuoi farti vedere così, penseranno tu sia matta. Provi vergogna, vorresti solo essere trasparente.

Ti senti morire.

Stai morendo.

Provi a spostare i pensieri per riprendere contatto con ciò che sta accadendo intorno a te, con la realtà. Prendi il telefono, chiami qualcuno; semplicemente tenti di ingannare quella mente in corto circuito provando a distrarla.

Ma lui ti fissa, non se ne va. Resta lì come un’ombra che neanche al buio smette di seguirti.

Avevi ordinato del cibo mai non hai più fame, gli odori sono forti, danno quasi il vomito. Tutto è cambiato in un attimo, sudi e arrossisci e hai una percezione strana di te: della tua voce, delle tue azioni e di quelle di chi è attorno a te.

Impazzirai.

Stai già impazzendo.

Ti senti così piccola, così vulnerabile, forse adesso cadrai a terra priva di sensi, ti verrà un infarto. Manca l’aria, tra poco smetterai di respirare.

Hai caldo, poi d’improvviso freddo, forse lo vedono tutti ciò che ti sta accadendo. Chissà cosa potranno pensare. I tuoi occhi sgranati e pieni di immagini scure stanno chiedendo aiuto, a volte li chiudi ma i mostri li vedi lo stesso.

Vuoi scappare via, a casa, al sicuro da quel niente che ti ha trovato un’altra volta, ma sei imbottigliata nel traffico , in coda al supermercato o in ufficio. Lo sai cosa sta succedendo, lo hai già provato e sai che durerà poco. Un “poco” che sembra infinito adesso ma passerà. E allora ripeti come un mantra che non può succederti nulla, che lo sai gestire, che sei sana non morirai.

Ora respiri e lasci che quel mostro ti attraversi per poi lasciarti esausta ma in pace. Lasci che la paura salga dalla punta delle dita dei piedi fino ai capelli, la senti mentre ti percorre e lentamente ti lascia libera. Non è più come la prima volta, adesso conosci le sensazioni e sai che la tua vita è un po’ cambiata da allora e che puoi avere paura in qualsiasi momento.

Sarà forte, devastante, ma poi passerà. Passa sempre.

Il tuo respiro tornerà normale, il cuore lascerà libera la gola e le falene si fermeranno come fanno all’alba.

Ti sentirai svuotata, esausta, ma poi ricomincerai. Lascerai quel mostro alle spalle che per un po’ sarà sazio.

Sai bene che per liberarti di lui dovresti affrontarlo, scendendo negli angoli più bui della tua anima, dove si nasconde e togliergli ciò di cui si nutre. Dolori, traumi, esperienze negative, ferite profonde, delusioni, dispiaceri.
Dovresti vomitare ciò che ti ha avvelenato anche se sembra tu l’abbia metabolizzato da un pezzo.

Non sentirti folle o malata, non lo sei. Non permettergli di limitare la tua vita.

Solo così il mostro ti lascerà stare, quando avrai illuminato tutto, quando non avrà più quel buio di cui nutrirsi.

Parlare con qualcuno che possa fornirti i mezzi per gestire gli attacchi, è il primo passo per stare meglio ed evitare di entrare nel circolo vizioso della paura della paura. Col tempo imparerai a non avere più paura di quelle falene, le sfiderai. Dirai loro di smetterla perché non possono farti niente.
Quando il mostro proverà ad affacciarsi gli urlerai quanto sei diventata forte e, con sempre meno angoli bui dove nascondersi, lui diventerà sempre più piccolo. Fino a sparire.

Ricorda che non si è mai soli, neanche quando tra la folla nessuno sembra accorgersi del tuo male. Se guardi bene c’è più di qualcuno che ha passato ciò che stai vivendo tu. Qualcuno che silenziosamente ti tende una mano, che ti dice che andrà tutto bene.

Io sono una di quelli, tra la folla e se hai bisogno io ci sono.

4 comments

  1. Hai descritto benissimo come ci si sente.La prima volta che è arrivato, ho pensato di non farcela….respira ,andrà tutti bene

  2. Bravissima,hai descritto perfettamente la dinamica di un attacco di panico,io tra un’a crisi e l’altra sbadigliavo spesso poi ho trovato un ottimo rimedio,lo yoga. E da 15 anni sto benissimo!

    1. Ho sentito parlare anch’io dei benefici dello yoga, devo provare. Grazie Alessandra, un abbraccio grande 🙂

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