Quindi volete dire che Less(o) is more?

chef rubio

Sta succedendo una roba strana: due programmi televisivi su tre parlano di cucina e per ognuno ci sono tanti chef quante sono le pagine del Cucchiaio D’Argento. Pare che le donne italiane alle sopracciglia a planata di piccione preferiscano chi il piccione glielo mette nel piatto, magari al forno con patate novelle.

Chef is the new Brad Pitt

La cucina sta diventando un affare da uomini, forse anche a causa della Parodi che a suo modo una cosa buona l’ha fatta, liberando i pensieri di tutte quelle casalinghe che odiano cucinare ma che non si dice perché “sta male”. E allora giù di roba surgelata, già tritata, un po’ precotta et voilà…la cena è servita. Una spolverata di formaggio già grattato al sapor di plastica e via.

Eh sì, sono finiti i tempi in cui l’uomo s’incuneava nel divano senza preoccuparsi di niente, pancia e calzini compresi. Non è più come una volta, quando bastava far innamorare la propria consorte e poi vivere di rendita tutta la vita. Adesso anche all’uomo è richiesto impegno quotidiano: imparare, stupire, glassare, flambare, foderare, frullare…ci sono due albumi da montare e non mi riferisco a quei nuovi comodini Ikea.

I mariti per stare al passo tentano imprese culinarie impossibili con Mistery Box improvvisate grazie ad un frigorifero abitato solo da un mezzo limone ormai secco, un tubetto di maionese e due formaggini Nonno Nanni. Le mogli, sui divani al giovedì sera, sbavano su grattugiate di tuorlo d’uovo e letti di purea di melanzana fritta e aumentano le loro pretenziose richieste.

Ma è davvero questo l’oggetto del desiderio femminile? Lo chef?

Noi che passiamo tre quarti della nostra vita a dieta, cibandoci di finocchi bolliti e pensando al culatello di Zibello con lo gnocco fritto e il restante quarto a pentirci per aver mangiato dolci dopo le 18.00; vogliamo davvero essere rimpinzate come oche da fois gras?

Sì sì, garantito. Vogliamo essere impastate, infarinate e farcite da mani unte e bisunte, suonate come spaghetti alla chitarra col pomodorino fresco e poi raccolte con la crosta del pane come nelle migliori scarpette.

L’uomo che cucina è sexy. Capace. Lui ti fa una julienne di carote in 43 secondi, ti sfiletta un branzino in un attimo e sai che c’è? Che dopo assomiglia ancora ad un branzino, non alla pappa del gatto guarnita con uno spicchio di limone. Lui trita cipolle e scalogni senza mai piangere, lui non piange per una cipolla!

Sono finiti i tempi del Dott. Shepherd e anche quelli del Dott. Ross sono ormai lontani. Il medico non tira più, adesso conta come fai la matriciana. Basta con la puzza di disinfettante, vogliamo sentire profumo di crêpes alla nutella, smettiamola di rincorrere l’amore tra le corsie dell’ospedale, proviamo tra quelle del supermercato, triplichiamoli questi trigliceridi con la frittura di paranza. Il rumore del soffritto batte 10 a 1 quello dell’elettrocardiografo. Sono finiti anche i tempi di Mr. Grey, dicono sia stato avvistato in romagna dove ha dato sfoggio di tutte le sue abilità con corde e nodi proprio legando arrosti ripieni.

Alle donne piace l’uomo che cucina: vogliamo essere coccolate, viziate e nutrite d’amore, di passione e di buon cibo. Possibilmente light. Non vanno più di moda il bello-in-modo-assurdo, il maledetto e il potente, forse perché i belli sono irraggiungibili, i maledetti li abbiamo già avuti e per i potenti siamo già vecchie. Adesso desideriamo l’uomo che ci porti la colazione a letto, fatta bene, così la possiamo fotografare e mettere su Instagram con le nostre gambe magre magre (dall’alto son tutte magre) e messe lì un po’ storte e i calzettoni di lana spessa. Perché se da un lato i media ci propinano l’immagine dell’uomo chef come compagno ideale, dall’altra ti dicono che comunque va ancora la taglia 38 (che non è una taglia ma più che altro una febbre). E che se ci metti un fiorellino avrai il caffè freddo ma qualche like in più.

Ma siamo sicure che sia tutto lardo quel che si scioglie sul crostino?

Vogliamo provare il brivido di raccontare ad un’amica che no noi non cuciniamo, ci pensa lui. Omettendo poi il fatto che invece pulire la cucina si che spetta a noi. Perché gli chef a casa non cucinano e quando lo fanno certamente non rassettano. Sono stanchi ma non abbastanza per criticare però ciò che hai cucinato tu per loro. Mai chiedere: “Com’è la pasta?” perché potrebbe partire una lista infinita per due spaghetti aglio e olio senza troppe pretese. L’equilibrio del piatto e la punta di acidità e sticazzi magna e tas! Nelle situazioni peggiori è possibile volino piatti accompagnati da esclamazioni tipo: “Fato tu questuo? Stai diludendo” . Con un compagno chef non ci si può nemmeno mangiare due schifezze sul divano davanti a un bel film perché lui non mangia merendine (c’è l’olio di palma, i coloranti, i grassi idrocosati e blablabla)

Ma quindi chi ce lo fa fare? Non era meglio un semplice attore? Un calciatore? Non è forse meglio un idraulico, un muratore, un carpentiere? No?

Quindi volete dire che Less(o) is more?

Vado a mettere su l’acqua e tu chef Rubio, aprile le iscrizioni a questi corsi di cucina su.

 

Immagine in evidenza di www.bigodino.it

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