Lo vuoi un cioccolatino? Allora fai il bravo!

Sembra passata un’eternità ma infondo solo due inverni fa, la sera, mi dilettavo nella disciplina del fancazzismo agonistico su complemento d’arredo, insieme ai miei attrezzi per l’allenamento: copertina di pile, pigiama, schifezze edibili (o almeno così dicono) e grattini a cottimo con l’Amore mio.
Bei tempi quelli, a sapere che non avrei più cazzeggiato mi sarei impegnata di più. Però mentre aspettavo Doppia T ho fatto in tempo a godermi delle belle serate in compagnia del criceto che correva sulla ruota nel mio cervello. Eh si, perchè dopo anche lui si è dato alla macchia, è sceso dalla ruota e se n’è andato, troppe corse, troppi sbattimenti.

In quel periodo guardavamo tutte le trasmissioni che parlavano di bambini, un po’ per curiosità, un po’ per capire quanto radicale sarebbe stato il cambiamento della nostra vita.

Che poi non puoi capirlo ma in qualche modo cerchi la verità assoluta in domande a risposta multipla

Ostetriche che facevano nascere i bimbi, sedicenni già incinte, sedicenni già mamme

Poi c’era lei..

Tata Lucia

 

Sos Tata era uno di quei programmi sui quali ci soffermavamo mentre facevamo zapping e a volte ci dispiaceva se era iniziato da un po’.
Ci seccava perdere il momento di sclero dei genitori, quello dove la mamma raggiunge l’esasperazione e il papà perde la pazienza.
I bambini, nelle puntate più succulente almeno tre, a quel punto piangevano disperati e anche un po’ isterici, presi da tutta l’enfasi del capriccio, gonfiando e sgonfiando palloncini di muco verde dal naso e sdraiandosi nel mezzo della corsia delle merende del super.
Ogni volta, giunti all’apice dell’anarchia domestica la Tata scuoteva la testa, chiudeva il libro nero e invocava la riunione con la famiglia con quella faccia indignata che solo lei riesce a fare.

lucia

Puntualmente i genitori cercavano soluzioni per gestire figli troppo vivaci e di nuovo puntualmente la Tata scaricava tutta la colpa su mamma e papà.

Eh eh eh non va mica tanto bene così, eh eh eh, siete voi che dovete comportarvi bene, vi darò delle regole da appiccicare per tutta casa, eh eh eh.

Lucia sosteneva che i bambini si comportassero come piccole bestie di satana perché i genitori:

  • non li ascoltavano
  • non giocavano con loro
  • urlavano
  • pulivano troppo
  • non sorridevano
  • compravano troppi giochi

Così date quelle 3 regoline (ai genitori) la pace tornava a regnare in casa, la mamma si prendeva un pomeriggio per andare a disintossicarsi al centro benessere (come se potesse bastare) il papà preparava la cena senza sporcare le antine tutte della cucina bianca, i figli profumati e inamidati a letto alle 20.30 già addormentati al “C’era una volta…”

Noi, sempre sul divano, prendevamo appunti e fra noi si commentava, eravamo diventati già esperti senza aver ancora conosciuto nostro figlio.
Alla presentazione della famiglia partiva il toto-disagio, inquadravamo subito cosa non funzionasse in famiglia e perchè: “Certo che vostro figlio fa così, bisogna restare indifferenti al capriccio
“Vostro figlio non vi ascolta perché non vi mettete alla sua altezza, provate ad abbassarvi per guardarlo negli occhi
“Certo che non bisogna ricattare per ottenere!”

La Tata proprio su questo era intransigente, una statua di marmo:

No ai ricatti.

Non si può sedare un capriccio con un premio.
No, ma se hai un figlio di due anni vale tutto.

  • Vale dargli un ovetto Kinder alle 18.30 in coda alla cassa per farlo stare fermo.
  • Vale farlo mangiare con i cartoni, purché mangi.
  • Vale dargli l’I-Pad mentre sei seduta sul water e lui ti tira per farti alzare.
  • Vale dirgli di sì all’ennesimo gioco perché quella mattina proprio non hai la forza per opporti.
  • Vale farlo giocare con le macchinine a tavola al ristorante purché stia seduto.

Io non li chiamo ricatti, a mio avviso è sopravvivenza.
Caspita a volte è l’unica soluzione, promettere qualcosa (che bisogna sempre mantenere) per ottenere un comportamento corretto.
Mio figlio non è capriccioso ma è molto testardo e determinato, se lui decide che in cassa alla coop vuole un ovetto kinder sarà difficile fargli cambiare idea. Anche perché sono esattamente alla sua altezza e alla sua portata; a volte arrivo in cassa e spero di trovare al loro posto le prugne secche o la mostarda per non combattere con lui.
Ma non è mai così. E il perché è abbastanza chiaro.

Inutile spiegargli che di lì a poco si cena, che ne ha già mangiato uno, che troppa cioccolata fa male, nemmeno la sgridata funziona.

Lui vuole il suo ovetto e non ci sono cazzi.

Io, da sola, col carrello stracolmo, un caldo bestia sapete che faccio per ovviare al problema? Gli do il suo ovetto, lui sta buono, se lo scarta ed io metto via la spesa, pago e ce ne andiamo a casa tutti felici. E se a cena mangerà poco non arriveranno le pattuglie di Sos Tata a sirene spiegate.

E fanculo La Tata e il suo “Eh, eh, eh!”

5 comments

  1. eheheeheh!!!! guarda quanto hai ragione! anche la mia piccola capoccetta dura è testarda e determinata. e a volte si deve cedere… credo che tutte prima di avere figli sapevamo perfettamente come gestire le situazioni con stile e grazia, come le tate… ma viva l’imperfezione!!!!!!!!!!!!!!!!!1

Cosa ne pensi?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: