La verità che nessuno vi ha detto sul parto

il parto_gemelli
*Se state cercando un post che vi terrorizzi sul parto questo non fa sicuramente al caso vostro.

Ricordo ancora che due giorni prima che mi si rompessero le acque, dal macellaio, una signora guardandomi insistentemente la pancia mi chiese quando avessi il termine. Io risposi che c’ero quasi, mi mancavano due settimane scarse e lei con un sorrisetto di chi la sa lunga mi rispose che la mia pancia era ancora troppo alta e che sarei andata sicuramente oltre il termine previsto.

Il giorno dopo persi il tappo

Tre giorni dopo nacque Doppia T

Mancavano sette giorni precisi alla scadenza e lui era lì, quel presentimento femminile che si muove nell’inconscio e difficilmente sbaglia. Lo sentivo nell’aria che il parto era più vicino della scritta nero su bianco sul foglio dell’ultima ecografia. Pulivo tutto, smontavo, montavo, spostavo, preparavo scorte da disastro ambientale dei film americani. Lo sentivo e un giorno sì e due no andavo dall’estetista a ritoccare la depilazione; credo di essere rimasta scioccata dalle immagini di un libro che vidi da ragazzina, un libro di mia madre nel quale si raccontava un parto per immagini. Io sono nata nel 1985 e tutti noi sappiamo quale fosse la concezione di quegli anni circa lo styling delle parti basse – vedi cotonature e permanenti in voga nel periodo – ecco da quel momento ho giurato a me stessa che se mai avessi avuto un figlio il giorno del parto avrei dovuto essere perfettamente depilata. Perché parliamoci chiaro, starsene lì con passera al vento mentre ostetriche, infermiere e dottori fanno avanti indietro non è il massimo del comfort e per quanto un dottore ti stia parlando guardandoti negli occhi la tua mente non smette di pensare che sei lì con le gambe aperte come le porte dei concessionari Renault alla domenica.

Avevo timore è vero, come tutte le donne che stanno per affrontare questo evento, ma mi sentivo pronta. Il corso pre-parto mi aveva insegnato che il dolore va gestito e non subìto e che tutte le donne sono in grado di partorire. Io ero fortemente convinta che avrei avuto una bellissima esperienza ma nel dubbio ho comunque firmato per l’epidurale.

Era il 16 febbraio

il compleanno del mio più caro amico Nico e nel pomeriggio ci siamo visti a Milano per un aperitivo. Avevo perso il tappo ma non era ancora partito niente, sentivo una strana sensazione addosso, sembrava quasi stesse salendo la febbre così ho deciso di brindare con una tazza di tè. Tornata a casa ho aperto l’acqua e mi sono tuffata sotto il getto caldo della doccia. Una volta uscita, mentre mi spalmavo quella che per sei mesi buoni è stata la mia crema corpo, è successa una cosa curiosa…

Non può essere, mi sono fatta pipì addosso.

Ridevo, ridevo di gusto pensando che fossi una balenottera che aveva perso il controllo degli sfinteri. Ma più ridevo più me la facevo sotto, poi mi venne il dubbio: non è che mi si sono rotte le acque? Ridevo ancora e verificavo, non era pipì ma restavo comunque una balenottera grassa, come grasse erano le risate che mi stavo facendo. Ho chiamato Stefano e gli dissi ridendo che era il momento, che dovevamo prepararci e andare all’ospedale. Lui, stordito non capiva poi è stato un attimo zitto, ha ripreso conoscenza e mi disse che sarebbe arrivato subito.

Mi vestivo e mi asciugavo i capelli mentre ad ogni colpo di tosse/risata/starnuto/sforzo minimo corrispondeva un cambio completo. Stefano era arrivato a casa e in confusione aveva chiesto a Nico di accompagnarci al Buzzi, munita di due teli mare da sistemare sul sedile salivo in auto sperando, per ovvie ragioni, di non ridere più.

Ma non fu così

Un viaggio allucinante, due uomini in ansia e una futura mamma che rideva come una matta. Nico correva in tangenziale per paura che partorissi in una piazzola di sosta della tangenziale est, Stefano non sapeva più con certezza quale fosse l’uscita giusta e nel panico consultava Google Maps. Arrivati a gambe strette all’entrata del Pronto Soccorso mi visitarono subito: “Ci siamo, dovrebbe partire il travaglio Francesca” mi disse l’ostetrica mentre preparava le carte per mandarmi in reparto. Mi sono alzata e Stefano, guardando il lettino, mi ha chiesto perplesso se mi fossi fatta pipì addosso. L’ho guardato e sono scoppiata a ridere. Quella sera sono venuti tutti trovarmi, una comitiva intera sul pianerottolo dell’ospedale solo per salutarmi, tutti evidentemente certi che stessi per partorire.

parto epidurale

E invece no. Ci ho messo tre giorni. Giorni duri e notti lunghe che conoscete bene tutte voi che avete partorito, fatta eccezione per quelle che tra travaglio e parto ci mettono il tempo di un taglio e piega dal parrucchiere. Ma loro non fanno testo, loro si dilatano in cinque minuti e con due spinte – e neanche un vaffa o un capillare in frantumi – danno alla luce primogeniti e secondogeniti.

Per tutte le altre comuni mortali non è sempre così semplice e veloce

Il giorno seguente le contrazioni si intensificarono ma non ero ancora entrata in travaglio. Ero molto stanca ma cercavo di raccogliere le energie, mi sono stati molto di aiuto biscotti e brioches. Focalizzavo l’obiettivo e pensavo che ero finalmente vicina al momento in cui avrei conosciuto Doppia T e di conseguenza anche a quello in cui avrei addentato il mio panino imbottito di nove mesi di astinenza al prosciutto San Daniele.

Nella buia alba di lunedì 18 febbraio mi portarono giù in una delle bellissime sale parto del Buzzi. Nella stanza suonava Virgin Radio, la mia preferita, quella che mi è stata molto d’aiuto nel pieno delirio da ossitocina.

Volete paragonare soffrire in silenzio o patire con i Red Hot Chili Peppers che cantano “Can’t Stop“?

Chi ha provato il parto indotto lo sa, i dolori sono un po’ più intensi ma con un buon marito-massaggiatore – o qualsivoglia assistente/parente/amica – si riescono a sopportare le contrazioni molto ravvicinate. Alle 13.00 mi sono arresa all’epidurale ma ahimè appena fatta la prima dose ero pronta per le spinte, quindi via tutto e sotto con le spinte. Ascoltavo l’ostetrica e mi impegnavo per mettere in pratica i suoi consigli: “Respira così, spingi cosà, quando senti arrivare la contrazione assecondala. Girati di qua, sposta la gamba di là…” La fatica era tantissima, ormai avevo perso tutto il liquido e questo certo non era di aiuto. Ma Doppia T doveva uscire questo era certo e non volevo un cesareo di emergenza, volevo farcela. Trovai le ultime forze, quelle che solo noi donne siamo in grado di recuperare, trovai la posizione giusta – in piedi – e riuscii a dare alla luce il mio piccolo Thomas: un bellissimo bimbo di 3.160 kg alle ore 17.06.

Voglio che sappiate che è vero: il parto è un’esperienza faticosa ma tutte noi siamo in grado di viverla. Non è una questione di soglia di tolleranza del dolore, direi piuttosto uno stato mentale. Non ascoltate i racconti da incubo di alcune delle vostre amiche, dite a chi vi vuole spaventare che non vi interessa. Siate serene perché voi avete tutti i mezzi per godere di un parto bellissimo. Cercate di non perdervi in balia del dolore ma di trovate la forza di assecondarlo perché è proprio lì dentro di voi. Sorridete, fate la linguaccia alla paura perché per quanto possiate essere spaventate dovete reagire. Ascoltate la vostra musica preferita, stringete la mano di chi vi sta offrendo sostegno e sentitevi fortiinvincibili perché state per dare la vita a vostro figlio.

Godetevi questo momento unico che rimarrà impresso nei ricordi più belli….e se ve lo dice una che non ha partorito in tre ore fidatevi!

Mercoledì prossimo parliamo del post-parto, restate tunnate!

Per chi si fosse perso gli episodi precedenti li trovate qui:
Una lineetta alla finestra, storia di un concepimento
Gravidanza, i nove mesi di Doppi T nel monolocale

5 comments

  1. Ciao! Bello il post ma… Io ho cominciato il travaglio alle 13 e partorito alle 17, ma altroché se ci sono stati vaffa e dolori, pure suture e il coccige lussato! Ho sofferto tanto per la dilatazione rapida e le spinte che ho anche perso i sensi. Non è detto che rapido sia indolore, soprattutto se la piccoletta pesava quasi 4 kg 🙂

    1. Ciao Flavia, beh direi che nemmeno tu non fai parte del clan delle fortunelle, anzi forse nel tuo caso sarebbe stato meglio se il travaglio non fosse stato così rapido. Un grande abbraccio
      ps…caspita 4 Kg…sarei svenuta anch’io. 😉

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