Invecchiare è uno schifo

Invecchiare_uno_schifo_minestra

Invecchiare è uno schifo.

Non mi riferisco ai cambiamenti estetici, quelli superficiali, epidermici per intenderci. Per quelli non possiamo far altro che accettare che la forza di gravità ad un certo punto inizi a farsi più potente, tirando verso i calcagni tutto ciò che fino a poco prima stava sfacciatamente ben sollevato.
Per quel tipo di invecchiamento possiamo solo provare a contenere i danni.
Come quando fai la pasta fresca: metti le uova nella montagnetta di farina e queste scivolano giù imprevedibili per tutti i versanti.
Ci metti le mani, un po’ di farina, cerchi di bloccare il cedimento da una parte e l’albume scivola da un’altra.

Ecco l’albume è il culo che cede, la pieghetta sopra al ginocchio, il seno depresso. Le mani sono le creme, il botox, i filtri su Instagram.

Quello che però rende il crollo insopportabile non è tanto l’estetica di un corpo, quanto il suo malfunzionamento.
Non è davanti allo specchio che ci si accorge che gli anni passano, non sono il capello bianco o la ruga in più a farci davvero prendere coscienza del tempo che passa.

È a tavola che ci rendiamo conto di quanto il precipizio della vecchiaia sia prossimo.
Avete provato a mangiare una peperonata dopo i trent’anni?

È esattamente quello il momento in cui mi sono accorta di invecchiare.
Ad un certo punto qualcosa al centro del mio corpo si è messo a fare le bizze, quasi senza accorgermene ho dovuto rinunciare alle cene elaborate, niente fritti se non una volta ogni tanto, rigorosamente a pranzo e con annessa passeggiata.
Ho iniziato a rifiutare bis e intingoli, anche di fronte alle nonne incaponite sulla pirofila di caponata.
Citrosodina, Brioschi e Alca-seltzer diventano i nuovi digestivi. Altro che amaro a fine pasto.

Ho capito che qualcosa era cambiato quando ho iniziato a scegliere la pizzeria in base alle ore di lievitazione della pizza a menù.
Adesso prediligo impasti con farina di cereali integrali, macinati a pietra, con lievito madre centenario, acqua di sorgente e olio spremuto da olive biologiche.
Prima di allora i cinque cereali erano solo quelli della Kinder Colazione Più, in cartella alle scuole elementari.
Sono lontani i tempi delle pizze precotte, surgelate, al sapor di cartone che mangiavo da adolescente, nelle catene, a qualunque ora.
O quelli dei panini nei baracchini dopo la discoteca, würstel, ketchup e maionese alle tre di notte. Il mattino dopo ero un fiore, nemmeno un lieve bruciore alla bocca dello stomaco.
Altri tempi quelli, non avevo idea di cosa significasse invecchiare.

A trentadue anni ho mangiato un hot-dog da Ikea per pranzo. Sono passati tre anni e ancora sto cercando di digerirlo. Ho scoperto solo in quell’occasione che Maalox non era il nome di un comodino.

Stasera stiamo leggeri diventa un must, come la maglietta della salute. Una minestrina, un petto di pollo alla piastra, due verdurine e la camomilla prima di dormire.
Mica come quando andavo da Mc Donald’s con le amichette. Mc Chicken menù grande, nuggets e salse. Qualche patata dentro al panino e le altre pucciate prima nella maionese e poi nel ketchup. Mezzo litro di Coca-Cola con ghiaccio e via, in sella allo scooter.

Ricordo mio padre che salutandomi, mentre allacciavo il casco, mi raccomandava sempre di coprirmi la pancia, di infilare la canottiera dentro ai pantaloni. Mi sembrava una follia, una cosa da vecchi.
Chi ce l’aveva la canottiera poi?

La minaccia di un cagotto era una cosa a cui noi giovani rispondevamo con un risolino di scherno. Okay pa’!

Ma figurati! Poi il primo cagotto arriva e anche la prima congestione fuori dal ristorante. Mangio, sono poco vestita perché le tendenze dicono niente cappotto a febbraio, esco dal locale e pam!
Ecco lo stomaco che mi chiede dove cazzo voglio andare, copriti scema, dice, fammi lavorare!
Sto male e come in tutte quelle situazioni che comprendono dei sudori freddi e una tazza di ceramica bianca, mi ritrovo di nuovo quattordicenne, prometto disperata di non farlo più do ragione a mio padre, giurandogli di mettere la maglietta della salute.

Sì, invecchiare è uno schifo.

4 comments

  1. Mi metto a nudo …io neanche più il vino digerisco sia rosso che bianco

    E ho 38 anni …vado x i 39 :-/
    Quando siamo invitati a casa di amici?antipasti …condimenti con cipolla e spezie..mangio sorridendo ..poi a casa piango..tisana allo zenzero e sweps x cercare di digerire
    Help!
    Mitica fra

    1. Tisana is the new black. Per me camomilla e via. E l’alcol è un bel pezzo che non lo vedo ahimè. Abbracci!!!

    1. Vero! Quelli probabilmente li ho omessi perché ormai son mille anni che non mi prendo una piomba degna di nota. Bei tempi! Gran bei tempi quelli!

Cosa ne pensi?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: