Instagram e le punture se non mangi abbastanza

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Sono presente su Instagram da qualche anno, cinque per l’esattezza, e questa è la seconda volta che scrivo alcune riflessioni su questo social (il primo post lo trovi qui se vuoi leggerlo).
Mi piace Instagram.
Ha la capacità di farmi fare cose che normalmente non farei.

Tipo assaggiare cibi nuovi.

Chi mi conosce bene lo sa, per farmi un dispetto basta propormi di assaggiare un cibo nuovo.
Le cose che non assaggio non mi piacciono per questione di principio. È così, non insistete perché son ferma sulla mia posizione da 35 anni, non cambio idea, a meno che a dirmelo sia Instagram.
Chissà cosa penserebbero di i miei genitori se sapessero che assaggio cose perché lo vedo su un social. Loro che per anni hanno penato, per farmi mangiare, minaccerebbero ancora di chiamare il pediatra per farmi crescere con le punture.
Eppure anch’io ho subito il fascino delle tendenza social.

Su Instagram l’avocado piace a tutti.

Da anni lo vedo sui feed di chiunque: nelle insalate (anzi nelle bowl), spappolato sui toast, a colazione, a pranzo, a cena. Avocado ovunque, abbassa il colesterolo, è un superfood.
Che faccio non lo provo? Ok, compro l’avocado, mi sembra di avere già l’acquolina in bocca e non l’ho ancora nemmeno assaggiato.
Con il seme poi posso farci crescere la piantina.
Infilzo il seme con gli stuzzicadenti, lo lascio nell’acqua per un po’ e un bel giorno ecco spuntare il germoglio.
Posso farcela!
Io che alla voce hobby sul curriculum ho scritto giardinaggio, anche se ho fatto germogliare con successo soltanto patate e cipolle sul top della cucina.
A me l’avocado piace, lo so.
Vado subito a comprarlo nel supermercato dove si trovano le cose salutari, mica nel market del quartiere.

Vado da NaturaSì.

Arrivo nel parcheggio che il supermarket è ancora chiuso per la pausa pranzo. Do uno sguardo a Instagram, per ingannare l’attesa, e non posso fare a meno di notare che un altro grande protagonista dei feed è il burro d’arachidi.
Il burro d’arachidi è spalmato su tutte le colazioni sane: sul pane tostato, nel porridge, sui pancake.
Basta con pane e marmellata, la vera svolta proteica della mia colazione sarà il burro d’arachidi!

La mia mente corre indietro a quella volta che provai a fare il burro d’arachidi in casa. Frullatore, arachidi e pazienza, gli ingredienti erano solo questi.
Dopo 25 minuti di inquinamento acustico, livello concerto degli Iron Maiden a San Siro, e mixer fuso ho rinunciato.
Se ci penso sento ancora il sibilo nelle orecchie.

Ma ora sono qui e finalmente posso comprarne un vasetto. Non una marca qualunque, uno buono, con la lista degli ingredienti corta come piace a quelli di Instagram. Non quelli che si vedono nei supermercati, pieni di schifezze nossignore.
Ecco che il supermercato apre, proprio mentre sto facendo pensieri peccaminosi sul Kinder maxi che mio figlio ha dimenticato nella mia borsa.

Il verde delle vetrine mi fa rinsavire: verde bio, bio anch’io.

La cassiera all’ingresso mi guarda, accenno un sorriso, un timido salve. Lei ricambia il mio saluto ma lo sento, sa tutto, ha intuito chi sono.
Lo vedo nel suo sguardo sottile che ha capito che il mio corpo non è composto di acqua, seitan e tofu ma piuttosto di alette di pollo fritte nell’olio motore Castrol.  
Forse ho il cappotto che puzza di patatine fritte o a tradirmi è quel brufolo sul la fronte, frutto di una dose massiccia di biscotti al burro.

Prendo il mio carrello a testa china e, a mio agio come un hamburger di Mc Donalds a una festa di vegani, mi avvio ai reparti. 

Sono nel posto giusto: il primo scaffale che mi trovo davanti è tappezzato di semi e legumi. Ce n’è una quantità impressionante. Roba che io non avevo nemmeno mai sentito nominare. Sono in difficoltà: l’amaranto non era un colore? Ne sono certa, sono una bimba di Eros.

Ecco il banco della frutta! Ci sono, questa è la zona avocado.
C’è un piccolo espositore tra la frutta e la verdura con le offerte del giorno: dei kiwi molli e rugosi e due banane nere. Forse è una varietà a me sconosciuta perché per me, le banane, sono commestibili solo se si presentano verdi, al massimo giallo canarino, senza macchia alcuna.
Ecco l’avocado! Ne prendo un paio pervasa da questo entusiasmo healty che Instagram mi sta regalando.

Arrivo allo stand delle creme spalmabili: ce n’è una quantità imbarazzante. Nocciole, mandorle, pistacchio, noci, cocco, ed ecco finalmente quella di arachidi. Sono indecisa tra quella smooth e quella crunchy e come sempre in queste occasioni le prendo entrambe.

Ok, ho preso quello che mi serve, mi avvio alla cassa con il mio alone viola di grassi polinsaturi e olio di colza e metto gli acquisti sul rullo.

Due avocado, due creme di arachidi, una confezione di semi misti e due di legumi, che necessitano l’ammollo e quindi finiranno per fare da fermaporta.
Pago gli spropositati ventidue euro alla cassiera, che intanto mi ha sgamato negli occhi pure lo strutto nella piadina che ho mangiato ieri. Alzo il mento il mento, fiera dei miei acquisti, metto tutto nella sportina bio, fatta di bucce di mela e foglie secche pressate, e vado a casa.

La prima cosa che faccio è aprire Instagram, poi metto il pane a tostare per fare merenda.

Non sto nella pelle. Prendo l’avocado e lo spappolo con la forchetta, la banana senza macchie che avevo in casa e la faccio a fette, apro la confezione di semi e ne spolvero una manciata, finisco con un cucchiaino di burro d’arachidi.
La merenda è pronta, faccio una foto da mettere sul feed, di quelle con il disordine finto-casuale e do finalmente un bel morso al mio toast.
Un solo ed unico morso per confermarmi che ho sempre avuto ragione, i miei genitori si sono sempre sbagliati.
Anzi li chiamo. Appena rispondono esordisco urlando: “IO NON ASSAGGIO IL CIBO CHE NON MI PIACE! E LO SO Già SENZA ASSAGGIARLO CHE NON MI PIACE VA BENE?!”
Loro giustamente non capiscono e chiedono che io mi spieghi meglio, ma io riattacco.

Ancora mi dispiace per quella fetta di pane e per quella povera banana che ho immolato per la causa.
Vado a recuperare la barretta Kinder sul fondo della borsa e chiudo Instagram.

7 comments

  1. L’avocado è maledetto: in tutte le video ricette, le immagini che spopolano su IG, sembra squisito, super invitante, fa venire l’acquolina in bocca… ma se per caso commetti il tremendo errore di comprarne uno troppo acerbo o troppo maturo, lo odierai per sempre!!
    Sul burro di arachidi non mi esprimo perché, come canta Achille, “CI SON CASCATA DI NUOVO!” e l’ennesimo barattolo giace nella dispensa. Son sicura che a pochi giorni dalla data di scadenza finirò per farci dei biscotti (che ovviamente non mangerò)…

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