Forestieri al parcheggio della scuola

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Scrivo la bozza di questo post seduta in macchina, nel parcheggio della scuola, mentre aspetto che suoni la campanella. che segna la fine delle lezioni.
Se sono qui e ho qualche minuto, prima che suoni la campanella che decreta la fine delle lezioni, è perché oggi ce l’ho fatta: sono riuscita a parcheggiare in prossimità della scuola.

Chi ha figli, nipoti o amici con figli che frequentano le scuole elementari lo sa: il parcheggio è un posto denso di follia.
[sì non riesco ad abituarmi a chiamarla primaria; per me le scuole saranno sempre elementari]
Per parcheggio intendo ogni spazio utile per infilarci la macchina. Alcuni sono a pettine, a spina di pesce, altri disposti a lato della carreggiata, parecchi alla cazzo di cane.

Ma cosa succede nei trenta minuti a cavallo della campanella?

Dopo due anni di attenta osservazione posso dire con certezza di conoscere le dinamiche dell’area di sosta della scuola di mio figlio.
Per prima cosa vorrei gridare residente infame per te solo le lame!
Chi abita nelle immediate vicinanze di una scuola elementare deve senz’altro fare i conti con i forestieri: quelli che vengono da fuori. E non importa quanto fuori, è sufficiente anche un solo isolato.
I forestieri che osano parcheggiare nei posti auto adiacenti a condomini o villette subiscono la prepotenza dei residenti: persone molto abitudinarie, spesso anziane, convinte che quello stallo, sebbene sia delimitato da una democratica striscia bianca, sia di loro proprietà.
I più fantasiosi per dissuadere i forestieri affiggono cartelli farlocchi o schierano trincee di bidoni dell’immondizia, mentre i più infami parcheggiano le loro Fiat Panda occupando prepotentemente due spazi.

Ma chi sono questi forestieri che affollano il parcheggio della scuola?

Qui la mia attenta osservazione vale un breve elenco puntato.

  • Quell* che arriva molto in anticipo. Con molto intendo un tempo maggiore o uguale a trenta minuti. Ha generalmente un’utilitaria, un libro sul cruscotto. Compie lentamente tutto il giro della via, valutando i parcheggi liberi (tutti) per poi parcheggiare al solito posto, quello con la macchina pronta per uscire dalla via e imboccare la strada principale. Mai una multa o una lite.
  • Quell* che arriva in anticipo. Diciamo un quarto d’ora prima. Ha un’utilitaria ma cerca parcheggio come se avesse un Iveco Daily.
    Fa un paio di giri durante i quali si lamenta di quelli che arrivano prima e, non trovando posti liberi regolari, parcheggia lontano.
  • Quell* che arriva a 120 secondi dalla campanella. Trattasi generalmente di proprietari di suv o jeep che arrivano tardi perché probabilmente erano in missione per salvare l’antico vaso dell’amaro Montenegro.
    Si lamentano sempre per la mancanza di posti liberi. Non compiono neanche un giro completo dell’area che ha già abbandonato il mezzo sulle strisce pedonali, con due ruote sul marciapiede, in mezzo alla strada o in curva.
  • Quell* che arriva in derapata. Di solito ha la station wagon o una berlina sportiva. È il più pericoloso: entra nella via in derapata sul suono della campanella, aggancia lo zaino di qualche ragazzino assonnato. Poi inchioda sul passo carraio, suo accesso personale, scende incurante del traffico che sta intralciando, lancia suo figlio e gli eventuali figli di altri, ancora attaccati agli specchietti, oltre il cancello e se ne va sgommando.

Potrebbe sembrare abbastanza ma è quando la campanella è suonata, e i bambini sono nelle aule, che succede il peggio.

Appena un alunno mette un piede sul suolo dell’Istituto ecco i genitori ai blocchi di partenza pronti per riprendere le loro auto e schizzare ovunque.
Quelli appartenenti alle categorie molto in anticipo e in anticipo si dirigono alla macchina con calma, magari fanno due chiacchiere ma di buon passo, avendo l’accortezza di non calpestare altri esseri umani.
Cosa che quelli con suv e jeep, invece fanno molto volentieri con i piedi e con le ruote. Questi, dopo aver sgomitato e con le chiavi tra i denti, sono già con mezzo muso fuori dalle strisce minacciando i pedoni a colpi di frizione.


Quelli delle station wagon e delle berline sportive sono agguerritissimi: per spuntarla sono disposti a zigzagare fra nonnetti e biciclette e fare il pelo ai passeggini pur di arrivare allo stop senza far passare nessuno. Guai a provare a mettere la freccia e cercare di uscire dal parcheggio se nello specchietto stanno sopraggiungendo due fari tempestati di led.
Conviene fare come quelli molto in anticipo e in anticipo e starsene in macchina ad aspettare che sia smaltita la bolgia. Non bisogna nemmeno provare a mettere la freccia, anzi al lunedì e al venerdì è addirittura sconsigliato accendere l’auto. Meglio restare immobili sul sedile e fingersi morti, come gli opossum, finché il traffico non sia smaltito.


Questo succede nel parcheggio di una comune scuola elementare: cinque minuti di follia, due volte al giorno, cinque giorni su sette.
Clacson, sportellate e cid compilati per principio più che per paraurti segnati.
Tutto mentre i residenti si godono questo spettacolo antropologico al calduccio delle loro villette, dietro finestre dalle tendine ricamate. Al sicuro, in attesa del prossimo forestiero a cui sfregiare l’auto e fino alla prossima campanella.

2 comments

    1. Ahahahhaha io sono un po’ di tutte, dipende dalla giornata. Però la macchina resta sempre quella ahimè

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