E-state a Milano, i 62 giorni di agosto

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Quest’anno non siamo partiti. Niente vacanze.

Succede no? Ci sono estati in cui le entrate diventano subito uscite, i conti vanno e non tornano mai. Quelle che le cartoline sono fuori moda ma gli estratti conto della banca no, quelli con o senza francobollo arrivano sempre al mittente.

Le spese sono tante e anche i lavori da finire nella casa nuova: c’è da imbiancare, da finire di sistemare quei cartoni pieni di roba che dal trasloco non ha mai conosciuto una sua collocazione (perché forse nemmeno ce l’ha). C’è da finire il giardino, da cambiare quel mobile della sala che ormai cade a pezzi. C’è una nipotina che nasce e con lei un gran bisogno di famiglia.

Ma qualcosa di buono c’è sempre, anche nel passare l’estate a casa

Sì perché è vero che con i piedi nella sabbia la vita prende un’ altra piega ma è altrettanto vero che qualche estate a casa non ha mai ucciso nessuno.

  • Ho saltato la prova bikini a piè pari. Tipo corsa nei sacchi, io ero il sacco.
  • Non ho speso l’ira di Dio in costumi fighissimi che però già dalla prova camerino si rivelano fighissimi solo sulle gnocche supersoniche dei cataloghi. A parte uno, acquistato perché splendido e di stimolo per essere in forma la prossima estate, parto permettendo.
  • Non ho perso tempo a fare improbabili diete detox a base di centrifugati di aria e alghe. Nessuna tre giorni a base di cibi sgonfia pancia né pasti arancioni al beta carotene. Sono passata direttamente alla pizza di Spontini.
  • Non ho ceduto nel fotografarmi le gambe con la battigia tra le cosce e nemmeno i piedi inquadrando la pancia piatta con l’aiuto di una giusta angolazione prospettica.
  • Non ho nel rullino dell’iPhone quelle seicento foto di prova mentre salto sulla battigia. Dodici con l’elevazione di un tricheco, trenta coi capelli in faccia, venticinque con la vecchia dal costume intero e il fisico da boiler che passeggia davanti l’obiettivo e le restanti con la cellulite sotto il sole di mezzogiorno.
  • Non ho comprato il mio solito chilo di bigiotteria da polso e da collo.
  • Non sono svenuta gonfiando canotti di Cars e materassini degli Avengers che puntualmente si porta via il vento.
  • Ho girato in mutande tutto agosto per casa e in giardino, con la musica a palla senza curarmi di nessun vicino.
  • Ho fatto le pulizie di primavera in anticipo per la spring/summer edition del 2017.
  • Ho parcheggiato in meno di un minuto – e a meno di 15 metri dalla destinazione – in una Milano deserta.
  • Ho cucinato hamburger home-made per il pranzo di Ferragosto davvero epici, roba che sentivo gli applausi dai fast food più cool di Milano.
  • Ho fatto la fila dal medico curante e per la prima volta nella vita ho provato l’ebbrezza di essere la prima paziente.
  • Ho fatto le analisi del sangue in tredici minuti. Cronometrati dal parcheggio al cerotto di fine prelievo.
  • Ho prenotato una tac ed eseguito una tac in 48 ore con il SSN.
  • Ho fatto il dito medio a Cesara Buonamici e alla sua ansia da bollino nero di esodo e controesodo dal divano di casa.
  • Non ho nessuna sindrome da rientro.
  • Non ho nessuna to do list da redigere perché tutto agosto è stato una to do list da spuntare.

Ecco un estratto dell’album fotografico dell’estate 2016

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Prendere il sole nei parcheggi vuoti di Milano

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Cazzeggiare col fenicottero in Piazza Castello

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Prendere il sole fra le guglie del Duomo

Restare in città in agosto ha molti pro ma anche qualche contro

Per esempio:

  • Agosto sembra avere 62 giorni.
  • Non mi sono dimagrite le ginocchia e non mi è migliorata la ritenzione idrica.
  • Non posso mettere i sandali perché non ho i piedi abbronzati.
  • Ho avuto delle allucinazioni olfattive da crema abbronzante al cocco tra le corsie del supermercato.
  • Mi è mancato il mio consueto eritema sul petto. Quello che ti prude ma se solo ti sfiori muori di dolore, quello che devi stare attenta che la bomboletta di Foille non faccia ritorno di fiamma fra te e la pelle ardente.
  • Non mi sono venuti i capelli biondi sulla fronte e neanche le lentiggini.
  • Al parchetto della mia zona ci sono bambini e bambine così abbronzati che mi guardano come se avessi una rara forma di ittero ‘alla milanese’. I bambini sanno essere davvero poco delicati a volte.
  • Ho sempre le stesse pigne di roba da lavare e stirare di chi è partito ma i miei sono residui dell’inverno non costumini e caftani.
  • Mi sono beccata tutti i vostri hashtag tipo #relax #vitadabomber #ibiza2016 #formentera #bellagente #solopernumeriuno #sisbocciasempre #senzavista e co.
  • Ho maledetto Gianluca Vacchi con la frequenza di un fedele nel pregare. Pasti inclusi.
  • Ho maledetto i fan di Gianluca Vacchi – tra i quali qualche mio amico – perché per colpa loro apparivano i suoi improbabili outfits sulla mia home di Facebook.
  • Ho sognato di essere i fottuti mocassini di Gianluca Vacchi.

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I mocassini di Gianluca Vacchi

Ma domani è il primo settembre… finalmente!

2 comments

  1. Ma se sei magrissima, cosa dovevi dimagrire???
    Post veramente divertente 🙂
    Se ti può consolare, io ho avuto il pittore per casa per quasi due mesi, con le stanze prese come gli accampati, ho dormito sul divano che neppure i piedi per terra potevo appoggiare.
    E sono stata via una sola settimana nella quale non mi sono sentita neppure bene.
    L’hai passata meglio di me, fidati 😉
    Buonanotte.

    1. Due mesi di imbianchino? Ma ti hanno sequestrata! 😀
      Mi dispiace, anche tu non hai passato un agosto da ricordare. Ma non disperiamo, ci rifaremo l’anno prossimo <3
      Un abbraccio grande e grazie per leggermi sempre.

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