Due parole sulla DAD

dad_didattica a disagio

Thomas, come i bambini di quasi tutte le regioni d’Italia, è in modalità DAD. Da due settimane la scuola si svolge on-line e le lezioni lo impegnano due ore al mattino e due ore al pomeriggio.
Quando ci è stato comunicato che le scuole avrebbero nuovamente chiuso i cancelli abbiamo avuto un mezzo scompenso. La mente è tornata indietro di un anno -riavvolgendo un nastro fatto di momenti tutti uguali, balconi, pigiami brutti, esselunga a casa e tentativi di panificazione- al primo lockdown, quando le piattaforme per fare le lezioni sincrone ancora non erano state rodate ed eravamo noi genitori a dover spiegare la regolina di Q e CU seguendo le indicazioni e il lavoro preparato dalle insegnanti.
Dopo il flashback spaventoso ho appreso, con sollievo, che questa volta le lezioni non avremmo dovuto sorbircele noi, niente dettati né compiti via Whatsapp.

Buon per me ma soprattutto buon per lui, che ha già subito una madre esausta urlargli in faccia quante cazzo di mele restano nel cesto di Paolo se ne dà due a Camilla.

No, questa volta la DAD è più semplice.
Si fa colazione, ci si lava e ci si veste, sempre e solo a mezzo busto, si rifanno i letti per bene e si sistemano i peluche sul letto, le mensole e tutto ciò che rientra nell’inquadratura della cam. Quello che resta al di fuori non esiste.
<<Thomas guai a te se sposti il computer!>>
Sulla chat dei genitori a sette secondi dall’inizio della lezione le notifiche sono già una dozzina:
<<Il link non funziona>>
<<Su quale materia ci dobbiamo collegare>>
<<Ma io non riesco ad accedere>>
<<A Giuseppino non va il microfono>>
<<Ma dove si trova il link alla riunione>>
<<Di quali schede sta parlando la maestra>>

<<Voi siete dentro?>>
<<No>>
<<No>>
<<No>>
<<No>>
<<Neanche noi>>

Dopo una decina di minuti, che la maestra ha passato a chiedere ai bambini di chiudere i microfoni, la lezione parte. Scollego tutti gli apparecchi dalla rete wi-fi per non sovraccaricarla, e di conseguenza far sanguinare le orecchie di Thomas. Ascoltare una filastrocca con la connessione a singhiozzo suona più o meno così tu-ta-le-ti-pi-ca-to-po-ta-pi-te-co-ti-pa-te-to-pa-to.
Io navigo con l’hotspot del telefono, ma nonostante ciò ogni tanto succede che la connessione salti e Thomas venga buttato fuori dalla riunione.
<<Mammaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!>>
Un urlo si propaga dalla tromba delle scale, lancio le ciabatte* in soggiorno e corro di sopra: riconnetto, aggiorno, esco, riavvio, due canoniche botte sulla tastiera ed è di nuovo dentro.
Alza la mano:
<<Dove siete arrivati?>>
Questo succede a turno per l’80% degli alunni, la maestra a volte finge di non sentire e ha tutta la mia comprensione.
Chiudo la porta della cameretta e scendo diretta da Andrea che intanto ha ricevuto la consegna del giorno. Leggo il materiale necessario e lo preparo con la verve della statua di gesso parlante di Giovanni Mucciaccia.
Si spalanca la porta al piano superiore:
<<Mammaaaaaaaaaaaa dove trovo gli sfondi?>>

Torno su sperando che tutte queste scale siano cumulabili con i minuti di workout settimanali e che mi regalino come bonus un culo scapolare.

È intervallo, i bambini in DAD non vanno neanche a fare pipì pur di stare insieme, mettono scenari divertenti dietro alle loro piccole sagome. Una è alle Maldive, l’altra sulle nuvole, uno in mezzo ai fuochi d’artificio un altro sul camper. Ridono, si cercano tra quel mosaico di rettangolini colorati.
<<Guarda! Mi sparisce il braccio se lo allontano>>
La maestra torna e cerca di riprendere la lezione.
<<Maestra hai visto il mio gatto?>>
<<Maestraaaaaaaaaaaaaaaaaaa>>
<<Maestra io ho la penna unicorno rosa>>

<<Maestra io faccio cento giri con la sedia senza vomitare>>

Torno di sotto, è il momento di fare i lavoretti con Andrea; è al primo anno di materna quindi si può definire SOFT DAD.

La soft DAD include: canzoncine, favole e lavoretti i cui tutorial arrivano su Classroom. E tu mamma (perché scommetto che tocca a te) vuoi non fargli fare due pasticci?
Apparecchio tutta la tavola: tovaglia in plastica, fogli, pennelli, tempere di tutti i colori. Gli metto il grembiulino plastificato, aziono il video e si parte.
Ogni tre pennellate <<Mamma cambi l’acqua?>>
Ogni dito che malauguratamente si sporca <<Mamma pulisci?>>
Intanto dalle scale Thomas mi avvisa che non trova la fotocopia che serve per oggi. Mollo lì Andrea, rilancio le ciabatte e corro di sopra.
Cerco la fotocopia senza far entrare l’orrenda vestaglia di pile nell’inquadratura, apro, sollevo, sfoglio, eccola!

A questo punto della giornata di DAD siamo esausti: i pupazzi si sono scaraventati giù dal letto e i suppellettili dalle mensole.

Ritorno giù da Andrea che intanto ha dipinto sul muro <<Mamma batta, fai tu lavoretto>>
La tentazione di prendere la tovaglia dai quattro angoli, chiuderci dentro tutto, figlio compreso, e buttare il fagotto fuori dalla porta è altissima e non sono neanche le undici.

Passo la mattinata cercando di intrattenere Andrea, che altrimenti si piazza dietro la porta della cameretta a reclamare il diritto di entrare. Di lavorare non se ne parla, ma nemmeno di combinare qualsiasi cosa richieda la minima concentrazione.
Anche andare in bagno è sconsigliato: la legge di Murphy non perdona nemmeno in DAD. Se è una cosa veloce si può fare, tendendo sempre un orecchio per captare in anticipo un’eventuale richiesta di aiuto. Se però si prevede una questione lunga andare in bagno è rischioso.
È un attimo che:
<<Mammaaaaaaaaaa sono doppio! Ci sono due Thomas nella riunione>>
Nessun <<Arrivo!>> nessuna ciabatta…

I bambini sono trasparenti e se hanno bisogno, e mammina non arriva, aprono il microfono e si giustificano dicendo la verità: la mamma sta facendo la cacca.

Altre notifiche sulla chat: ci sono i compiti da caricare su Classroom.
<<Io non ho il tasto allega>>
<<Ma cosa dobbiamo allegare?>>
<<Ma quale Classroom?>>

(arrivano allegati a cascata su Whatsapp)
La maestra di Andrea chiede le foto dei lavoretti del giorno, io valuto di fotografare il muro e pubblicarlo su Classroom.

Quando le lezioni terminano penso che un altro giorno è andato, che la connessione (la mia) ha retto. E che per quanto questa situazione sia surreale e difficoltosa tutti (genitori e maestre) stiamo dando del nostro meglio perché tutto funzioni. All’appello mancano sempre le istituzioni, ma questo è un altro discorso, che lascio fare a chi ha più competenze di me, la mia opinione è del tutto superflua.


*lancio le ciabatte perché provare a fare le scale di corsa con i piedi magri e le Birkenstock equivale a rischiare il reparto ortopedia d’urgenza.

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