Carlo Bradshaw, l’uomo e lo shopping

shopping uomo

Come promesso nel post “Vado a fare shopping it’s the new vado a comprare le sigarette” (se non l’avete letto potete farlo qui capiamo come fa shopping l’uomo.

Partiamo dal presupposto che l’uomo non fa shopping, lui compra vestiti per esigenza

Ci mette generalmente mezzo pomeriggio considerando: il tempo di andata, ritorno e ricerca parcheggio. Lui non ama girare, guardare, pensare, provare, spendere, tornare a cambiare il colore della camicia perché in tre isolati ci ha ripensato.

Lui risponde ad un bisogno, come facciamo noi del resto, ma toglie tutto il contorno come si toglie il cetriolo da un hamburger di McDonald’s.

Ha fame, mangia.

Gli mancano le mutande, le compra.

Lui non si scompone mai, il cliente monosillabico è il cocco dei visual merchandiser, quello da conquistare. E’ da sempre il più fortunato perché nei negozi trova la merce con facilità e ai piani più bassi ché per lui le scale mobili sono uno sbattimento. Non ha quasi mai problemi di reperimento taglia e non deve litigarsi l’ultima polo con nessuno. Nei negozi che frequenta non mettono la musica a palla per velocizzare gli acquisti, non ce n’è bisogno. Anche la temperatura dei camerini non è così torrida da asciugarti le mucose nasali che manco una trota al sole. Lui non è come le donne che: entrano, chiacchierano, cercano, scelgono, ripensano, chiedono se c’è un bagno, tornano, fanno un selfie, riprovano, richiacchierano, piangono, ridono, maledicono gli uomini, spettegolano…

Lui entra in negozio, chiede, prova e sceglie.

Non è soggetto ad isterie e attacchi omicidi da “Mi dispiace l’ultimo pezzo l’abbiamo appena venduto” e nemmeno a flirt platonici con scarpe dal tacco e dal prezzo follemente vertiginoso. Non conosce la disperazione della transazione negata e della disponibilità insufficiente perché è notoriamente meno scialacquatore di noi donne.

Le commesse sono proverbialmente tutte gentili e servizievoli con loro. Basti pensare a quando l’uomo chiede di provare lo stesso articolo prima in blu navy, poi in nero perché non è convinto, poi ancora in testa di moro e per finire in giallo canarino, così… per togliersi lo sfizio. La commessa, che se fossimo state noi dietro quella tenda ci avrebbe come minimo augurato le emorroidi a grappolo, sfodera un: “Certamente arrivo subito” con tanto di abbaglio da sbiancamento dentale.

Diciamolo è così.

Quando sbaglio la taglia, e me ne accorgo in mutande dentro al camerino, arriva lei e mi dice: “Allooora come vaaaa?” Masticando chewing-gum con l’espressione di una che le hai già rotto le palle da quando sei entrata in negozio. Le rispondi che sarebbe meglio una taglia in più se non la disturba, se ha tempo e voglia, ti scusi per non aver preso la tua taglia e quelle immediatamente vicine perché le avresti ovviamente evitato lo sbattimento, ti autoflagelli le culotte de chela con la cinghia del trench panna, reciti 10 rosari per espiare e, mentre ti pare di udire le sue ciglia che sbattono sul soffitto, lei 99 su 100 dirà: “Mi spiace quello è l’ultimo rimasto” (magazzino pieno).

L’uomo ha vita facile, non ha trilioni di accessori da scegliere e tentare di abbinare con gusto, ha quelle quattro cose che si deve mettere addosso: scarpe, pantaloni, maglietta, maglione. Anche un uomo vanitoso e dal look ricercato non potrà mai reggere il paragone con una donna (frequentatori del Pitti Uomo esclusi); non per niente c’è una sproporzione circa l’occupazione degli armadi in casa. Lei quattro ante, lui e la biancheria col ferro da stiro le altre due, in fondo, senza specchio e con una pessima luce.

pitti uomo

*Nell’immagine la fauna maschile al Pitti

Non deve fare estenuanti file per provare un maglione, non ha il limite massimo di 6 capi in camerino, non entra in crisi mistica di fronte allo specchio e nemmeno in competizione con l’addominale del vicino di spogliatoio perché tanto sempre di tartaruga si parla è solo questione di punti di vista.

Lo shopping per l’uomo è un’attività semplice, per questo quando chiediamo loro di accompagnarci a fare spese si inventano la qualunque pur di disertare: potatura siepe del parchetto comunale, programma di pulizia box e cantina, innumerevoli buchi nel muro da tassellare o stuccare. Come dar loro torto, li avete mai visti gli uomini in versione accompagnatore? Stremati, sdraiati su poco virili poltroncine in vellutino rosa in cerca di un attimo di pace. Piedi gonfi e circolazione sanguigna bloccata dai 347 sacchetti che sono costretti a portare. Facce da camera mortuaria e “Bello, ti sta bene” lanciati a nastro fuori dai camerini. Alcuni negozi stanno pensando di offrire ristoro ai più provati con delle ciotole d’acqua, come per i cagnolini.

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*Fonte immagine: D LaRepubblica

Lo shopping, per come lo intendiamo noi, non è una cosa da uomini.

Non fargli del male, quest’estate ai saldi non portare con te il tuo compagno. Abbandonalo all’Autogrill sulla tangenziale, lui non è un giocattolo non farlo soffrire.

2 comments

  1. “Lui entra in negozio, chiede, prova, sceglie”… si vede che non conosci (ancora!) il mio Riccio#1, altrimenti detto “il terrore dei 7 commessi”… perché in tanti ci si devono mettere! Ma non è un uomo come gli altri lui: è un vergine, e ho detto tutto!
    Ti adoro! 😀

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