Bellezza vera

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Qualcuno disse che la bellezza delle persone risiede in alcuni piccolissimi dettagli

Nei movimenti lenti e osservati a lungo. Studiati. Nell’immagine di una sigaretta che ad ogni boccata lascia una piccola nuvoletta di fumo fuoriuscire dalle labbra. Piccole abitudini uniche di una persona che si fanno ricordare nella mente, come un timbro che imprime sulla fronte dell’innamorato la parola misonorincoglionito a caratteri cubitali.

Non sono sempre cose palesi e neanche visibili a chiunque. Non si tratta sempre grandi doti fisiche o intellettive, non si tratta nemmeno di difetti ma di meravigliose particolarità.

Preziosissime crepe, che in apparenza disturbano il loro contesto, ma che in realtà rendono un muro completamente bianco degno di essere osservato

A me il bianco piace, ma quando tutto è troppo bianco i miei occhi fanno quel difetto lì: vedono come dei puntini che ci fluttuano dentro. Movimenti caotici, come quando si guarda al microscopio qualche strano microrganismo. Allora vado alla ricerca del punto nero, della virgola, del colore, di qualcosa che spezzi la continuità. Cerco la crepa.

Ecco, le crepe mi aiutano a non vedere i fastidiosi “germi” del muro bianco. Inutile dire che ho ancora un debito in chimica mai recuperato, ma con le crepe sono brava.

Per chi ha la testa strana queste non sono difetti da coprire, di quelli che ci piazzi davanti il comò e ci appendi un grande e inutile quadro. Per me le crepe sono disegni, strade, frecce che indicano punti precisi della casa. Come quella che ho in cucina, una crepa di assestamento, che parte dal pensile al lavello. Una specie di immensa freccia che mi ricorda ogni sera che anche se non ho voglia devo mettere i piatti al loro posto senza fiatare.

Il bello sta lì. Nel vedere qualcosa di formalmente sbagliato come meraviglioso

Non è forse così anche con la bellezza delle persone? Perché non sono gli occhi verdi ad essere belli, ma il loro impercettibile strabismo ad affascinare.

Non sono mai stata una che spreme il dentifricio dal fondo, anche perché sul fondo c’è l’acquetta del bicchiere che puzza ed io lì le mani non ce le voglio mettere tutte le mattine.

Apro le confezioni di biscotti strappandole, mai con le forbici. Non ho la pazienza, penso solo a quanti biscotti mi ci staranno in una sola manciata e così il più delle volte lo strappo è troppo ampio, verticale e mi tocca poi mangiarli fino a che la confezione si riesce a chiudere. Perché i biscotti molli mi fanno schifo.

A volte il bucato fa due giri in lavatrice. Non perché non si sia pulito con il primo ma perché non l’ho steso subito. Allora apro lo sportello, lo richiudo e, con la scioltezza del giostraio della sagra di paese, gli faccio fare un altro giro e un’altra corsa anche se non c’è mai un altro regalo.

Stiro poco e male e non stendo bene. Non sono una fan della centrifuga a giri bassi e dello stendino intelligente. Quando stiro le magliette, le classiche t-shirt, sulla schiena resta la decalcomania della parte frontale del girocollo. Una sorta di trasferello che resta impresso sulla schiena. Se poi sul fronte ci sono file di bottoni, zip o tasche e taschini, questi vengono automaticamente riprodotti anche sulla schiena. Le Lacoste hanno il coccodrillo e i bottoncini anche sulla scapola sinistra. Una specie di sacra sindone a marchio Rowenta.

Mi sono innamorata di un uomo che ogni mattina, ogni sacrosanta mattina, prende la carta igienica dalla sua sede – lato cesso – per spostarla sul lato destro del lavabo. Una distanza pari a tre braccia umane e a quarantaquattro madonne in fila per sei col resto di due. E lui lo sa che io entro in bagno ad occhi chiusi e ogni volta quando li apro la carta igienica è là che mi guarda beffarda. Ma io lo amo anche per questo, perché è come un piccolo saluto.
Il primo dei dispetti della giornata.

Ho un figlio che mangia il pane in modo tutto suo: quadratino per quadratino toglie il guscio di quella tartaruga di farina 00 per poi mangiarne solo il cuore. La mollica. Così a casa mia se vuoi farti un panino col prosciutto sai che dovrai riempirlo dall’alto e poi sistemare tutti i quadratini per richiuderlo.

Per me la bellezza vera è sorridere ogni mattina per quella cazzo di carta igienica.

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