Anche Audrey odia l’edera finta

Non so voi, ma qui più si invecchia e più si diventa rompicoglioni.

I prossimi anziani ingegneri ad honorem, che spiano e criticano i muratori dei cantieri delle nostre metropoli potremmo essere noi. Sì, adesso ridiamo e li prendiamo amorevolmente in giro ma tra qualche lustro ci ritroveremo con le mani strette dietro la schiena a dire: “We ti, l’è minga bun chel rob lì”. Dal canto mio spero senza coppola perché mi dona poco.

I giorni scorrono come acqua dal rubinetto e mentre ti lavi i denti storci il naso se ti cade nel lavandino lo spazzolino, ti innervosisci perché ovviamente casca dalla parte del dentifricio che proprio quella mattina pareva essere stato spalmato con la stessa precisione delle pubblicità. Presente?

La tua immagine riflette nello specchio il tuo viso e le paturnie che con gli anni vanno accumulandosi in uno zaino Invicta immaginario al quale hai aperto la zip laterale per aumentarne la capacità. In quel momento ti rendi conto di quanto tempo sia passato da quando al mare con gli amici ti bastava il dito per improvvisare una spazzolata alla via orale con tanto di gargarismo alla vodka.

Oh sì, si diventa strani forti!

Personalmente ho scoperto una moltitudine di fissazioni che prima non avevo. Ad esempio la sera prima di andare a letto controllo che le ante scorrevoli dell’armadio siano ben chiuse, non so perché ma provo un fastidio tremendo nel guardarle aperte mentre sono sdraiata a letto. Eppure non sono una persona ordinata. Forse perché ci tengo che i miei scheletri non se ne vadano in giro per casa, voglio che stiano proprio lì, di fianco a quel tubino nero che ha ancora il cartellino attaccato per ricordarmi che di Audrey ho solo il bisogno di dormire alla mattina.

Quando invece vado al ristorante cerco di impossessarmi del coperto più ambito, fianco-murospalle-muro. Il muro ci deve essere: il riparo, il rifugio. Odio dare le spalle alla sala perché mi fa sentire esposta, vulnerabile. A cosa poi non so, forse alle mutande che escono dai pantaloni o al tagliere di affettati misti lanciato tipo frisbee dal cameriere. Dopo mangiato arriva la torta, di quelle che piacciono a me: pan di spagna, crema chantilly, cioccolato bianco, panna….sì lo so, sono la nausea fatta a persona. Il cameriere la taglia ed in quel fottutissimo momento spero, e con me tutte le varie me stesse di cui dispongo, che mi arrivi la parte del bordo, quella con la panna e i riccioli di cioccolato bianco. Non voglio la parte centrale, lì c’è la decorazione, la fotografia gelatinosa che mi fa schifo. Amo i contorni, i bordi, il cornicione della pizza, l’angolo bruciacchiato della lasagna, il culo della brioche. Tutto ciò che sta un po’ ai margini, ai confini. Un po’ dentro un po’ fuori, come me.

Pranzo veloce? Per me è perfetto un toast semplice: prosciutto e fontina. Però per favore che sia caldo, chiamatemi rompiscatole ma la fontina fredda non si può mangiare; la preferisco bollente di quelle che se malauguratamente te ne casca una goccia sul labbro non solo provoca un’ustione di terzo grado ma non si scolla più.

Dopo le fisse culinarie la vecchiaia mi sta regalando anche qualche insofferenza visiva, succede quando ad esempio vedo qualcuno con le Hogan o quando vedo l’edera finta arrampicarsi sui balconi. Ecco questa proprio non riesco a mandarla giù, la trovo di pessimo gusto quasi al pari delle lampadine a basso consumo a luce fredda. Ho anche sviluppato qualche intolleranza alimentare, al lattosio per esempio e qualche intolleranza interpersonale. Mi viene l’orticaria quando le persone si nascondono dietro alla sincerità e alla schiettezza per sparare a zero. Quelle che: “Mamma mia oggi sei proprio un cesso a tre ruote, che hai fatto? Scusa se te lo dico eh, io sono sincera lo sai” No non sei sincera, sei stronza! La sincerità è nobile, la cattiveria è l’edera in plastica.

Si cresce gente! E non si tollera più niente.

E poi ricordiamoci che essere senza filtro alle volte nuoce gravemente alla salute di chi sta intorno.

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