Acqua, cloro e imprecazioni

mamme_piscina

Ieri mi è successa una cosa che mi ha fatto riflettere, anzi prima mi ha ferita poi mi ha fatto riflettere.

Ero in piscina, in un qualunque martedì di febbraio, con la solita faccia stanca, due herpes sulle labbra e le immancabili occhiaie, quelle che tento di mascherare ogni mattina con scarsissimi risultati. Anzi, non eravamo solo io, i miei figli e le mie occhiaie ma c’erano anche un bel periodo di merda e un sacco di insoddisfazioni buttate lì, nel borsone della piscina insieme alle ciabattine, alla cuffia a forma di squalo e al costumino di Tommy.

Come ogni martedì entro, sudo, trovo la tessera da dare alla receptionist – che mi guarda con compassione mista a “minchia piuttosto che diventare come te mi sterilizzo”– metto gli orrendi soprascarpe blu dei puffi, consolo Tommy che sembra dirmi “mamma ma a noi chi cazzo ce lo fa fare” e rincorro Andrea che rimbalza come una pallina da flipper ovunque tranne nel buco della porta dove deve entrare.

La fase spogliatoio è quella peggiore

Fa caldo, Andrea si chiude in ogni armadietto che trova, Tommy lancia le mutande in giro, io sudo.
Siamo sempre di corsa ma poi sempre troppo in anticipo, ché non so mai come riempire quei lunghissimi cinque minuti, se non a madonne e santi in generale. Tipo stai qui, non andare lì, siediti, vieni in braccio.
Tommy intanto ha la stessa espressione entusiasta che avevo io nella foto della cresima, con le scarpe prese in prestito da mia nonna perché le mie erano andate smarrite.

La mezz’ora in cui Tommy è in vasca la passo a rincorrere Andrea in ogni dove, non so nemmeno bene cosa succeda perché i miei neuroni non sono in grado di registrare nient’altro.

La lezione è finita, metto i soprascarpe dei puffi, infilo Andrea nel seggiolone con un gioco a caso, e accompagno Tommy sotto la doccia. Andrea piange, io mi divido facendo facce buffe degne dell’umorismo deprimente di un mimo. Trascino Andrea e il seggiolone nella zona spogliatoio, vesto Tommy e allungo un biscotto ad Andrea. Ormai non so più se sia più disperato lui o io.

Siamo quasi fuori, una botta di phon al volo e via a mettere le scarpe in quello che prima era l’antro infernale e ora l’anticamera per la libertà.

Metto la giacca a Tommy, la felpa ad Andrea, una calza a Tommy – che da solo non riesce perché ha i piedi ancora umidi che fanno grip – recupero Andrea che nel frattempo è scappato, gli metto il giubbotto, me lo metto anch’io, metto la sciarpa e le scarpe a Tommy, tutto ad un tratto una signora in fianco a noi si rivolge ad Andrea dicendogli:

“Eh ma diglielo alla mamma che ti vesta dopo che ha messo le scarpe a tuo fratello, fa un caldo qui…”

Io la guardo, decido di non rispondere perché non so bene se mettermi a urlare o a piangere, anche se dubito di avere ancora dei liquidi in corpo con tutto quello che sto sudando.

La signora ripete e rincara la dose:

“Hai caldo? Eh? Hai caldo piccolino? Se la tua mamma il giubbotto ve lo mettesse fuori di qui magari sarebbe meglio eh? Che dici?”

Rispondo. Perché ad incassare sono sempre stata una pippa.

Guardo la signora e le dico:

“Se le persone come lei invece che stare ad insegnare la vita dessero una mano, e si facessero i cazzi propri, il mondo sarebbe davvero un posto migliore.”

Lo spogliatoio muto. Ne avrei avute per tutte, per ognuna di loro se solo avessero aperto bocca. Perché è un periodo nero, perché faccio i salti mortali per fare tutto e sono sempre da sola. Sempre.
Perché guardando quella signora, che aveva accompagnato la nipote a nuoto, avrei voluto gridarle in faccia che sua figlia era fortunata ad avere il suo aiuto e che io invece l’aiuto di mia madre non l’ho mai avuto, né fisico, né psicologico. E quindi se proprio voleva essere d’aiuto poteva usare le mani, non la bocca. Poteva anche compatirmi poi, ma nel frattempo allacciando le scarpe a mio figlio, ad esempio.

Ne ho incontrate tante di persone così: che sanno cosa è meglio per i figli degli altri, quanto allattare, se dare l’aggiunta o no, se il ciuccio fa bene o fa male e voglio dirvi una cosa: solo e soltanto voi sapete cosa sia meglio per i vostri figli, non permettete a nessuno di farvi sentire inadeguate. Non permettete di sindacare le vostre scelte, il vostro modo di essere madri perché nessuno, soprattutto un estraneo, può permettersi di giudicarvi.
Che ne sanno le persone delle notti in bianco, dei sacrifici, dei problemi, dei dubbi, delle mancanze, delle giornate no. Non ne sanno niente.
Che impariamo ad essere madri tra le imperfezioni, le lacrime, dopo aver commesso errori, non dipingendo con la pittura a dita o comprando giochini in legno.

Ci svegliamo tutte le mattine con la volontà di fare meglio del giorno prima, di essere più pazienti, più sorridenti, più forti. Poi quando andiamo a letto a volte ce l’abbiamo fatta e altre proprio no. Ma la mattina dopo ci si riprova di nuovo.

Impariamo quando cadiamo e queste persone sono quelle che quando ti vedono inciampare e cadere si avvicinano, senza tenderti la mano, solo per dirti quale piede sarebbe stato meglio mettere davanti all’altro.

E se invece siete di quelle che avete sempre bisogno di criticare le altre mamme per sentirvi più giuste beccatevi sto vaffanculo, perché è ora che qualcuno ve lo dica. Pure se quel qualcuno poi esce dalla piscina incazzato nero e arriva fino alla macchina con i soprascarpe dei puffi.

Siate forti e nel dubbio contate i sorrisi dei vostri figli, quelli sì che un metro di giudizio attendibile.

10 comments

  1. Mi trovo a leggere le tue parole incredula, un po’ sorridendo un po’ con gli occhi lucidi. Sara perché uno dei miei bimbi si chiama Tommaso, perché fino a poco tempo fa andavamo in piscina e hai descritto alla perfezione la situazione (sto fatto del sempre in ritardo ma poi sempre troppo in anticipo non me lo spiego, ma é pazzesco!!), sarà perché mi sono sentita dire che il piccolo era meglio se lo vestivo fuori e io che a incassare sono una pippa quella volta sono stata zitta! Hai scritto un sacco di verità, ogni sera ripenso alla giornata passata e mi riprometto di fare meglio. A volte ci riesco a volte no. Ma ci provo ogni giorno e nessuno ha il diritto di giudicare i giorni no, e se lo fa deve mettere in preventivo che quel giorno potrei avere il vaffanculo facile. Ciao gemelli, sono una Capricorno e da oggi una tua grande fan.

    1. Ciao Mamma, mi fa piacere che questo post, un po’ di sfogo, te lo senta tuo. Specialmente se può servire a chiudere la bocca a chi una prossima volta si permetterà di puntarti il dito.
      Nemmeno io riesco tutti i giorni sai? Sono più i giorni in cui il bilancio pende sul negativo, ma credo sia proprio questo che ci spinge a fare meglio. E siamo brave, e loro sono felici. Anche con il giubbotto e le cozze sotto le ascelle.
      Ti abbraccio <3

  2. Quanta è vera la descrizione!!! E quanta rabbia repressa… X nn dare fuoco a gente ogni minuto solo xke hnn aperto bocca. Ma che cazzo ne sanno!!!! Giudicano giudicano… Ma che sono???? Me ne andava al tribunale se volevo questo. Io nn chiedo e non so’ consigli. Ognuno faccia quello che cazzo vuole ma nn interferisca con la mia vita! Nemmeno con uno sguardo… Caput???

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