Non chiedere permesso all’edera

E poi un giorno, mentre stai camminando, ti fermi di botto. Come succede poche volte, senti che c’è vicino a te qualcosa che vale la pena di essere osservato. Un richiamo sottilissimo che forse ti è già stato mandato altre volte mentre percorrevi a grandi passi quella strada. Ti giri e la vedi, una casa grande, con un grande giardino, sembra disabitata ma in un tempo non troppo lontano forse era bella e poi chissà perché adesso sembra trascurata.

Il grande cancello in ferro battuto sta cedendo all’insistenza delle intemperie, la pioggia sta facendo crescere la ruggine tra le spaccature di una vernice troppo spessa, un catenaccio sembra voglia aiutare quel vecchio ferro a non fare entrare nessuno.

Mi fermo, sono come ipnotizzata e affascinata da quella rigogliosa vegetazione che nonostante tutto cresce e cambia i suoi colori al passare delle stagioni. Nessuno raccoglie le foglie cadute in autunno, nessuno spunta i rami che si allungano troppo, nessuno sistema con cura le rose che continuano a sbocciare.

Chissà perché ci sono tracce di amore anche se qui nessuno viene da tempo, si sentono, sono dappertutto. Mi commuovo al pensiero che l’edera continui ad arrampicarsi sul portone principale senza che nessuno la freni, cercando a suo modo di proteggere quel luogo, provando a renderlo inviolabile con ciò che ha. Forse perché ne è innamorata, forse perché custodisce gelosamente qualche memoria a noi sconosciuta.

E’ una casa abbandonata ma che è stata amata

Nessuno ci vive ma è stata vissuta.

Una casa che non vuole un altro proprietario e la natura aspetta paziente il ritorno di chi ci abitava prima, proteggendo quei ricordi con la sua fitta trama di rami e foglie, senza dimenticare di far sbocciare un fiore per dare il bentornato.

Questo è uno di quei luoghi che senti tuo anche se non sai perché, è come se affiorassero ricordi che non hai mai vissuto, eppure sono emozioni così nitide. D’improvviso è come se avessi varcato quella soglia mille volte, è come se avessi riso a crepapelle salendo quei gradini, ora ricoperti di muschio, rincasando in una sera d’estate. Se socchiudo gli occhi mi sembra quasi di vedere i lampadari del salotto e i rubinetti del bagno. Come se avessi già dormito in quel letto così alto, come se avessi acceso il camino anche se non è così

l’edera non me l’avrebbe permesso.

Cosa ne pensi?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: