Non solo oggi ma ogni giorno deve essere il 25 novembre

Il 25 novembre 1960 morirono tre sorelle che furono sequestrate, torturate e brutalmente assassinate da uomini in divisa durante il regime nella Repubblica Dominicana. Si deve a loro, e alla loro determinazione nel ribellarsi al sistema, la scelta da parte dell’ONU di celebrare questa data come “Giornata internazionale contro la violenza sulle Donne”.

Nello stesso periodo in Italia, e nel resto del mondo, il marketing seminava come fiori distese infinite di messaggi sbagliati che, come semi avariati erano destinati a far crescere generazioni di erbacce. O forse peggio, quelle infiorescenze avrebbero danneggiato i campi vicini, rendendoli sterili di colori e profumi. Come loro così gli uomini, classi intere cresciute coi pugni in vita e gli indici puntati, ragazzi che sono diventati uomini urlando e zittendo le loro compagne, picchiando quelle mogli il quale unico compito doveva essere quello di servirli, di stirargli la piega dei pantaloni e di stare in silenzio. Tutto davanti ai figli che come piante crescono seguendo il paletto al quale sono legati, se il bastone è storto lo sarà anche il nuovo albero.

Ho provato vergogna guardando quelle locandine, vergogna per quell’uomo col piede sulla testa di quella donna come se vantasse un trofeo di caccia ma che non ha neanche il coraggio di metterci la faccia, di farsi insultare. Campagne pubblicitarie sessiste e maschiliste che solo a pensarle oggi si verrebbe condannati (per fortuna).

#25novembre

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“Le donne non si toccano nemmeno con un fiore” è una cazzata , inventata da chi pensa che la donna sia debole e abbia bisogno di un trattamento speciale, come se bisognasse allargare i parcheggi per permetterle di parcheggiare.

Ve lo dico io cosa vogliono le donne:

IL RISPETTO

 


rispetto – ri·spèt·to/

sostantivo maschile – Disposizione ad astenersi da atti offensivi o lesivi, implicita nel riconoscimento di un diritto.

E non lo chiedono in quanto tali, non in via preferenziale, lo esigono in quanto esseri viventi perché spetta loro. La donna cari signori è colei che vi mette a questo cazzo di mondo e lo fa passando attraverso un dolore che voi neanche potreste immaginare di provare, ma poi non vi lascia lì ad imparare a sopravvivere, a tirare a campare. Lei vi cresce e vi regala ciò che conosce, lo fa quando è stanca, quando lavora, quando cucina le vostre lasagne, quando non stira, quando potrebbe essere migliore, quando piange e quando cade da quelle fottute scale.

E badate bene che rispettare una donna non è un regalo che le state facendo, è un dovere.

Dovete imparare a rispettare le donne e i loro no, perché il rispetto è libertà di azione e di pensiero prima di tutto. Perché la vita non è sempre come ce la si immagina, i piani si sconvolgono, l’amore finisce e a volte non siamo noi a deciderlo ma dei due l’altro. E non è facile ma si deve imparare ad accettare, incassare e se non si vuole andare avanti perché fa troppo male, si deve far andare avanti l’altro. Perché l’amore appartiene al nostro cuore ma il cuore della vostra compagna non appartiene a voi, non avete nessun diritto di possesso. E se vi parte la brocca prendete le chiavi della macchina, accendetela e ingranate tutte le marce; una volta che sarete in quarta piena puntate il primo palo e sfogate lì le vostre frustrazioni. Perché le donne vi amano e vi scusano in continuazione e ci credono davvero quando sorge un nuovo sole che voi potreste cambiare. Perché sotto quella luce rosa e morbida si smussano anche quegli angoli del vostro carattere che solo qualche ora prima, durante la notte, erano taglienti come lame.

Loro ci credono, loro vi credono.

Usate le parole non le mani bastardi!

 

Nessuna giustificazione.

Nessuna gonna troppo corta,

Nessun sorriso troppo esplicito,

Nessuna andata senza ritorno,

Nessun tradimento, neanche il più brutale.

Niente può giustificare la violenza verbale, psicologia e fisica contro una donna.

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