Il bilancio fatelo voi, mi hanno rimandato in economia aziendale

Non sono una da bilancio

Non sono mai stata ferrata né con i numeri né con i registri. Sono una che della matematica ha una brutta opinione, pessima, quasi peggio di quella che lei ha di me. Ricordo lavagne immensamente grandi e gessi che si facevano  minuscoli tra le dita. Smussati seppur appena tirati fuori dalla loro scatola. Ricordo rossori, buchi neri che si aprivano dopo un uguale, richieste disperate ad entità ultraterrene per avere la soluzione giusta per tutte quelle parentesi.

Non ci prendevo mai, io scrivevo +2 e il risultato era -3/4

Io non vivo fra parentesi

Le parentesi sono protezioni, sono ombrelli, scudi, vestiti pesanti. Io sono un numero primo, un cazzo di numero primo. Mi difendo da sola, mi divido solo con me stessa.

Mentre riaffiorano i ricordi di tutti quei minuti di silenzio durante le interrogazioni mi chiedo quanto tempo io abbia perso dietro alla matematica, dietro alla volontà di far funzionare le cose in maniera logica. La vita non è logica, i bilanci lo sono. Quindi non ne faccio, non sono capace.

So fare i paragoni, posso dirvi che questo capodanno sta al capodanno del 2000 come io sto alla matematica.

Nel 2000 avevo quindici anni e in queste ore erano in atto i preparativi per il mio primo capodanno fuori, per la precisione in una discoteca. Il pomeriggio passato a scegliere cosa mettere con le amiche, fumare qualche sigaretta per sentirsi come i grandi per poi uscire vestita come un albero di Natale in lurex.

Nel 2000 mio papà aveva quarant’anni e in quelle ore era parcheggiato nella sua auto fuori dalla discoteca dove quella deficiente di sua figlia stava ballando vestita da festone natalizio misto Ferrero Rocher.

Scesa dalla macchina con le mie amiche ci pareva di avere la vita in tasca, quell’ingresso assomigliava alla possibilità. Quella di divertirci, di innamorarci, di bere un sorso di Sex on the beach, uno solo perché faceva schifo quel cocktail. Con quelle scarpe troppo alte, con le nostre calze orrende e luccicanti 200% sintetiche che prudevano da matti ma che si sa “se bella vuoi apparire la grattarola devi subire”.

E poi a casa a struccare quelle righe spesse di eye-liner, infilate nei pigiami con le principesse. A parlare delle nostre conquiste, sognando telefonate e incontri che neanche nei film con Julia Roberts.

Nel 2015 ho trent’anni e in queste ore ho tagliato i capelli, fatto la spesa e non ferve nessun preparativo. Mi aspetta una serata calma, con noi tre in cucina a preparare cose buone e poi su un divano a giocare. Bevendo qualche bollicina e gustando la sensazione di essere esattamente dove voglio essere. Senza fare bilanci che poi m’incazzo e resto male perché so che avrei potuto fare di più e farlo meglio. Senza pensare ai buoni propositi per l’anno nuovo perché non credo alla storia che se chiami il numero fortunato poi esce e fai tombola. Quest’anno i buoni propositi me li segno pian piano così, se non riuscirò a realizzarne neanche uno, avrò pronta la lista per l’anno prossimo.

Chissà se quelle calze le vendono ancora, potrei provarle nell’attesa che arrivi capodanno 2030, quando brinderò al nuovo anno aspettando mio figlio in macchina in qualche parcheggio.

Auguro a tutti voi di essere nel posto dove il vostro cuore vuole essere, che sia su un divano o un aliante, su un motorino o una panchina.

Siate felici.

capodanno 2015

 

6 comments

  1. Sarà che sono anche io una gemelli, sarà che siamo coetanee ma e’ fantastico come ciò che scrivi sia perfettamente in sintonia con i nei pensieri !!

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