Vizi capitali o vizi di forma?

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Avete notato anche voi che i sette vizi capitali hanno tutti desinenza femminile?

Al contrario delle virtù che invece, pur essendo sostantivi femminili, derivano dal latino virtus cioè virilità (vir = uomo).

È una casualità oppure è una cosa voluta? No perché Wikipedia a parte a me sembra una storia già sentita.

Subito la mia mente immagina una lobby di omuncoli, lasciati da donne bellissime e molto capaci, che si ritrovano in luoghi segreti e bui a leccarsi le ferite a pianificare vendette. Dalle loro tasche piene di rancore srotolano papiri polverosi contenenti elenchi infiniti di vizi dalla grammatica misogina e maschilista.

Facendo quel tanto di ricerca che basta a tranquillizzare la mia curiosità trovo in effetti che sono tutti uomini coloro che hanno fatto la lista della spesa delle cose dispregiative dell’essere umano.

Dante ad esempio costruisce i gironi del suo Inferno con mattoncini e mattoncini di peccati, mentre Aristotele li descrive come abiti del male. Cosa molto attuale se si pensa agli uomini che accompagnano le donne a fare shopping per le vie del centro.

Eccoli lì: i sette vizi capitali decretati dagli uomini. Descritti con cura e precisione.

Spiegano l’avarizia come scarsa disponibilità nel donare ciò che di materiale o immateriale si possiede. Ma chiamiamo le cose con i loro nomi: si chiama braccino corto e sottolineo che è una prerogativa maschile. Basti pensare all’immotivata reticenza degli uomini ad estrarre la carta di credito dal portafogli di fronte ad una donna che ha un estremo bisogno di un paio di Manolo nuove. Siete voi gli avari, voi che mettete il denaro davanti all’euforia incontrollata di una donna che trova il suo numero di scarpe.

Parlano di accidia, descrivendola come torpore, noia e indifferenza nei confronti della vita. Ora, mi chiedo se abbiano presente la domenica tipo dell’esemplare maschio medio. Quella verve che li pervade nelle ventiquattrore del settimo giorno della settimana, mentre deambulano a fatica fra letto-divano-cesso-frigo e viceversa. Mentre noi: puliamo, cuciniamo manicaretti (che poi loro per gola spazzolano), telefoniamo alle amiche, giochiamo col pupo, cambiamo la disposizione dei mobili in casa, ci prepariamo per uscire mentre loro sono riusciti appena appena a scaccolarsi una sola narice su due.

Il lussurioso è l’uomo, l’unico capace di abbandonarsi ai piaceri sessuali fini a se stessi. Noi ci mettiamo il cuore. Sempre. Forse ne abbiamo bisogno anche per sopperire al fatto che molte volte il piacere sessuale ve lo siete tenuto tutto per voi, peccando anche in questo caso di avarizia.

Noi donne alla peggiore delle ipotesi pecchiamo d’ira. Succede soprattutto nei giorni prima del ciclo o quando il bancomat nega la transazione e la cassiera ci guarda col sopracciglio alzato. Sapete che potremmo ottenere delle attenuanti, in un processo, se solo dimostrassimo di avere commesso reato in pre-ciclo? Non sottovalutate mai i brufoli, gli sbalzi d’umore, la fame nervosa e la perdita della facoltà di intendere e volere mensile alla quale siamo soggette.

Chi è iroso in auto se non l’uomo, con i loro suv prepotenti accelerano alle rotatorie solo per il gusto di sfogare tutte le loro frustrazioni. Noi facciamo un sacco di cose contemporaneamente anche mentre guidiamo, se manchiamo una precedenza cosa sarà mai in fondo? Cosa strombazzate con quel clacson..

Sono gli uomini a peccare d’invidia perché vorrebbero essere multitasking come noi pensando che multitasking si riferisca a quel gilet pieno di tasche per andare a pesca.

Credetemi, penso non sia un caso che tutti e sette i vizi capitali siano femminili, c’è del risentimento e del rancore dietro a questo elenco.

Credo che gli uomini debbano smetterla di avercela con le donne, perché possono elencare tutti i comportamenti spregevoli contenuti nei vocabolari ed inventarne di nuovi se lo ritengono opportuno ma una cosa è certa: un uomo senza una donna non è.

E voi uomini comunque tutte queste virtù…

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