Tutte le notti della mia vita

Tutte le notti della mia vita

Come cambiano le notti nel corso della vita

Quando ero bambina le notti erano tempo sprecato, sottratto al gioco. Momenti non vissuti. Erano ore di proprietà dei grandi, loro si dicevano cose, ascoltavano musica, fumavano sigarette.

In televisione non andavano più in onda i cartoni animati, al loro posto film vietati ai minori di 14 anni dei quali, ai piccoli,  erano concesse pochissime scene. Il resto delle immagini erano i patterns dei cuscini del divano, puntualmente serigrafati in faccia durante le scene clou. Tutti abbiamo dei pois, delle righe o dei damaschi sulla fronte. Sono certa che se cerco bene mi è rimasta qualche nappina dorata dietro l’orecchio.

Sono notti al sapore di latte: fresco d’estate e caldo col miele in inverno. Ore di sonno talmente profondo da fare immaginare bellissimi bagni, talmente realistici da sentire la tavoletta fresca sotto le chiappe. Sogni capaci di sembrare tanto veri da far scappare la pipì, di quelli che mi svegliavo sempre quando era troppo tardi. Quando ci avevo creduto e invece non ci ero seduta. Su quel water.

È arrivato poi un tempo in cui non ero più una bambina ma nemmeno una ragazzina. Quando le favole iniziavo a sceneggiarle io ad occhi socchiusi. Niente “Cappuccetto Rosso” però, c’era la scuola che sostituiva il bosco, l’intervallo con le focaccine e lui: un po’ lupo, un po’ cacciatore di farfalle. Quelle che mi svolazzavano nello stomaco quando mi rivolgeva la parola, anche solo per prendermi in giro.

Chissà se gli piaccio, se il suo amico sa qualcosa; magari mando la mia amica a parlargli di me. Notti trascorse fantasticando e pomeriggi vissuti mettendo sul palco Barbie e Ken, i migliori attori protagonisti delle mie regie notturne.

Erano notti lunghe. Lunghe quanto tutte le parole che riempivano le pagine dei miei diari segreti

Qualche volta veniva un’amica a dormire e ci si confidava sottovoce tutta la notte. Si stringevano patti per la vita e si inventavano alfabeti segreti che i geroglifici egiziani in confronto erano robetta da settimana enigmistica. Guardavamo film horror, senza cuscini sul viso però, sognando anche noi che un giorno avremmo avuto le tettone come quelle lì che scappavano dal killer. Erano i tempi di “It” il pagliaccio, quello che ha mandato in crisi il mercato delle feste di compleanno per bambini, provocando traumi infantili impareggiabili e il crollo delle richieste di animatori clown.

Poi le notti sono cambiate ancora, sono diventate notti da grandi, di quelle che il giorno dopo c’era l’interrogazione ma le stelle sul balcone sembravano insegnarti di più.

Lune trascorse fumando sigarette, sforzandosi un po’ di farsele piacere

Le prime uscite estive poi. Quanta aspettativa in quelle notti, poche ore fra l’indaco del cielo che tramonta in tutta calma e il blu della notte che freme per rinfrescare l’aria. Quel boccone di libertà: un finger food di età adulta fatto di trucco troppo marcato, ciuffi biondi e magliette della Onyx sopra l’ombelico. Il motorino che con 5.000 lire ti portava ovunque, girando in lungo e in largo i viali sperando di incrociare il ragazzo di quella compagnia. Due sguardi che s’incrociavano veloci, mezzo sorriso timido. Tanto bastava per andare a dormire felici, con una storia da sognare ancora sul finale.

Poi quelle notti non bastavano più e allora chiedi che si alzasse il volume di quella tua canzone preferita. Erano notti lunghe, quasi sempre fino alla mattina. Notti di musica, sorrisi, baci e di invincibilità. Notti col mal di piedi e col pacchetto di sigarette vuoto. Rossetti sbavati da un bacio sospirato e finalmente rubato. Notti nelle quali trascorre un vita intera.

Quante cose succedono sotto il cielo scuro e incosciente di quegli anni

I semafori di Milano sempre lampeggianti. I forni aperti per un bombolone alla crema, l’aria fresca del motorino che ti riprendeva un po’ da quei due drink che sembravano cento. Sono notti che finivano al mattino con l’alba, puntualmente quando nella tua via ritiravano il vetro. Ti domandavi se avresti rivisto quel tipo, se quel bacio era stato subito amore anche per lui; poi ti addormentavi chiedendoti quante bottiglie di vetro contenesse quella maledetta campana.

Quando si diventa genitori le notti cambiano ancora, si allungano. Diventano quasi infinite. Un po’ come le si desiderava quando in discoteca metteva i dischi quel dj che ti piaceva ascoltare, solo che a suonare adesso sono ninne nanne sussurrate e i balli sono più che altro dolci dondolii. Niente luci stroboscopiche, solo morbida penombra. Notti ovattate dove la luna si vede dalla finestra e sul balcone non ci sono sigarette, gli esami sono ancora tanti e questa volta non è il voto che ti interessa. È imparare.

Ed ecco che in poco tempo le notti che un tempo erano dei nostri genitori diventano le nostre

Discorsi da grandi, musica, qualche sigaretta. Mentre i figli lottano per non cedere il loro prezioso tempo alla notte tu faresti volentieri cambio con loro. Per riposare quelle occhiaie che di notti ne hanno vissute tante, per sognare un po’ come facevi in passato.
Sperando però che non sia di nuovo la serata di ritiro del vetro.



Cosa ne pensi?