Tirare le somme a febbraio, con un mese di ritardo

Bene, mio figlio sta per compiere due anni.

Sono quasi tre anni che non lavoro.

Certo, sto facendo il lavoro più bello e meglio retribuito del mondo e ciò riempie il mio cuore d’amore e la mia anima di soddisfazione.

Ma.

Ho bisogno di lavorare.

A parte il fattore puramente economico, mi riferisco al bisogno di portare a termine un progetto, un qualcosa di quotidiano che riempie le giornate spesse volte di rotture di palle e qualche volta di soddisfazioni.

Un qualcosa che esca chiaramente dalla mia bocca quando mi viene chiesto:” Tu che lavoro fai?”

Prima di Doppia T ho studiato molto: mi sono diplomata interior designer col massimo dei voti, ho frequentato un corso specialistico in organizzazione di eventi e, fresco fresco di attestato, un corso per diventare wedding planner.

Ho lavorato in alcuni studi di architettura e di comunicazione ma senza mai trovare la mia dimensione. Tralasciando lo “stipendio” da fame contro le pretese da Gambero Rosso. Ho provato anche a sopravvivere con la mia partita iva ma è stato pressoché impossibile.

Poi è arrivato Thomas e ha portato nella mia vita così tanta felicità che nemmeno sapevo potesse entrarci. Lui, con le sue manine cicciottelle, ha messo sotto il tappeto quel mucchietto polveroso di sconfitte lavorative nascondendolo per bene.

Arriva un giorno però che il tappeto lo devi lavare, così tiri su le maniche, ti metti carponi e lo arrotoli per bene. Ecco quel giorno per me è arrivato e ho trovato quel mucchietto amorevolmente nascosto da mio figlio per non farmi sentire in difetto.

Ammetto che quello che era una piccola montagnetta ora è diventata un K2; una calcificazione via l’altra di progetti incompiuti e di buchi nell’ acqua. Ora però pesano di più perché il tempo passa e l’olio di gomito può non bastare a tirare via tutto.

Sono stanca di sentirmi dire che la colpa è anche del periodo di crisi economica che stiamo attraversando, la colpa è mia.

Perché non sono stata determinata

Perché non ho avuto l’ambizione

Perché non sono stata costante

E non ho imparato niente perché ancora oggi non so cosa sono e cosa cerco.

Oscillo tra qualche buona idea e qualche altra di cartone. Non so decidermi, non so arrivare fino in fondo. Non so pormi le giuste domande, non so essere schietta con me. Il fatto di essere una Gemelli sicuramente non mi ha aiutato a vederci chiaro, anzi direi piuttosto che vedo doppie le cazzate che faccio.

Se solo riuscissi a mettere in atto anche solo una parte delle cose che vorrei fare sarei a buon punto.

La mia speranza non è tanto quella di arrivare, ma di riuscire a pormi le giuste domande per iniziare a rispondere muovendomi.

Liberare la scrivania dalle scartoffie di una vita, spazzando via tutto con il braccio come nei film, mettere davanti un bel block notes nuovo e iniziare a scrivere.

Non voglio restare ferma, non voglio accontentarmi.

Voglio trovare quella scema che da una vita gioca a nascondino cercando se stessa.

Ps. Scusate la pesantezza today, sarà la neve.

 

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  1. Sto cercando la mia strada, la mia nuova strada in veste di mamma che però vuole anche lavorare, che per me è uguale a esprimermi e fare una cosa in cui credo. Posso darti un consiglio? Qui ci sono spunti interessanti: that’s good news blog, ricominciodame.it, italianindie
    In bocca al lupo!

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