Sara fa bene alle mamme

Sara fa bene alle mamme

Finalmente questo inserimento alla scuola materna sta terminando, tutte le ansie e le preoccupazioni vengono riassorbite nel ben più rassicurante quotidiano.

Scuola nuova, maestre nuove, regole nuove.

Tutto sulle piccole spalle di un treenne con lo zaino di Captain America al quale, per giunta, sta arrivando un fratellino.

Lo saluto e lo guardo andare via di spalle diretto alla cesta dei giochi. La sagoma tutta riccioli di un uomo in miniatura. Poi guardo la maestra e con uno sguardo da “E mo’ so cazz tua” camuffato da sorriso gentile e me ne vado.

Cammino spedita senza girare gli occhi ogni secondo, senza vedere tutti le insidie che normalmente sollevano la mia preoccupazione. Avete presente quando nei videogames si evidenziano i traguardi o i nemici? Ecco, quando vado in giro con mio figlio vedo tutti i pericoli illuminati da un alone rosso: la strada, le buche, il palo della luce, quel pezzo di vetro, la bici che arriva, la merda di cane. In momenti come questi invece, senza il mio visore speciale, cammino rilassata, alzo lo sguardo e mi capita anche di vedere che tempo fa.

Poi pesto la merda. Sempre.

Arrivo nella sala d’aspetto della mia psicologa dopo aver strisciato la suola della scarpa destra per centinaia di metri.

Una pollicino in gonnella che che ad ogni passo solca il marciapiede di marrone. Arrivo tardi e con la suola destra consumata. Se mi vedessero da un elicottero sono certa che leggerebbero la scritta “esaurita” per le vie della mia città.

Un “Avanti!” proveniente da una porta socchiusa mi dice che tocca a me.

“Buongiorno Dottoressa.”

“Buongiorno Francesca. Allora come sta? Vedo che ci sono delle novità nella sua pancia!”

“Bene grazie,  sì sono incinta del secondo figlio.”

Accavallo la gamba avendo cura di lasciare il piede destro ben ancorato al pavimento senza muovere l’aria per non far propagare la puzza. Cosa avrà mangiato quel cane?

“Che notizia meravigliosa! Cosa la porta qui in questo momento così intenso della sua esistenza?”

“L’ansia Dottoressa. L’ansia.”

“Bene, l’ansia è un’emozione che fa parte della natura umana. Lei è umana Francesca. Facciamo un esercizio: mi descriva nel dettaglio la sua visione dell’ansia.”

“Allora è alta circa due metri e mezzo e sta sempre chinata col capo a guardare ciò che faccio, mi fa ombra, mi segue ovunque e ha l’odore della sala parto. Ha presente l’odore della sala parto?”

“Non proprio, ma da questo capisco l’origine della sua ansia. Il momento del parto la agita?”

“Sì.”

Ho perso la sensibilità alla gamba destra ma se cambio gamba sono certa che arrivi la zaffata.

“Ma lei ha già partorito, sa come si fa. Ce la farà anche questa volta”

“Appunto per questo l’ansia è cresciuta di almeno un altro mezzo metro. So che cosa mi aspetta e mi creda non muoio dalla voglia di ripetere l’esperienza. Insomma le prime volte sono sempre segnate da un’incosciente coraggio misto a spavalderia, le seconde sono figlie dell’esperienza precedente. Un po’ come quando canti e ti registri:sei convinta di fare bene, di prendere tutte le note. Poi ti riascolti e ti dai alla pittura.”

“Capisco, l’esperienza porta alla consapevolezza. Lei deve pensare che il dolore sarà il mezzo che le permetterà di incontrare suo figlio, lo elabori in positivo.”

“Lo so, ma so anche che non sarà come attendere al tavolino di un bar ordinando un caffè e ingannando l’attesa pensando a cosa preparare per la cena. No! Su quel tavolino mi sdraierò a gambe all’aria e urlerò cose indicibili a chiunque mi rivolga la parola. Ostetrica o cameriere che sia, e io odio essere scortese con i camerieri.”

“Francesca vedrà che supererà alla grande le difficoltà del giorno del parto, mi creda. Dimenticherà il dolore del parto non appena guarderà suo figlio negli occhi.”

“Lei ha figli Dottoressa?”

“Si, tre.”

“Allora mi dica la verità. Per un attimo chiuda il taccuino e posi la penna. A lei non è mai capitato di dimenticare le coppette assorbilatte e di uscire di casa in fretta e furia trovandosi poi alla cassa del supermercato col figlio piangente, la maglietta fradicia e il cassiere shoccato che le chiedeva se desiderasse i bollini per i piatti mentre le fissava le tette?”

“Oh si certo che mi è capitato ed è una liberazione poterne parlare apertamente. Pensa che ho odiato l’allattamento per colpa di quelle fastidiosissime ragadi. Piangevo ogni volta che dovevo allattare, poi ho smesso perché non ne potevo più.”

“Anch’io le ho avute, ho passato mesi a girare per casa con le tette all’aria. Ho risolto soltanto con l’olio di mandorle dolci, una manna dal cielo.”

“E perché non parliamo dei dieci anni che mi si sono zavorrati in viso. Ancora adesso quando mi capita di guardarmi allo specchio un po’ più intensamente vedo una donna molto diversa dal ricordo che ho della me prima dei figli.”

“Sfondi un portone Doc, quei dieci anni di cui tu parli io li combatto ogni giorno con la crema burro di karité e olio di Argan, l’unica in grado di piallare le mie zampette di gallina. No! Non è facile accettare i cambiamenti del corpo dopo il parto. Quei maledetti lady pants, la pancia flaccida, i jeans che non entrano più… roba tosta.”

“Non si ha mai tempo è vero ma è importante prendersi cura di sé. Un bagno caldo, uno scrub profumato al corpo, una buona crema, una passata di smalto e un po’ di mascara mi hanno aiutata a non sentirmi poi così diversa da com’ero. Io ad esempio sotto a questo correttore delle meraviglie ho due occhiaie profonde come il bisogno che avrei di dormire.”

La seduta è finita, mi alzo e saluto Sara, la mia psicologa.

Esco e mi chiudo la porta alle spalle. Inspiro aria ed espiro ogni preoccupazione. Mi sento capita e meno angosciata

Suona la campanella ed io sono lì, con il sole negli occhi ad aspettare di vedere correre quei riccioli dorati verso di me. Lo vedo mentre mi cerca tra le mamme e anche se vorrei sbracciarmi e urlare il suo nome aspetto e mi godo quel momento. Il suo sguardo che cerca il mio e lo trova. Ecco! Quel preciso momento, quel sorriso, quell’esplosione di felicità degli occhi vale tutto. Le contrazioni, le notti in bianco, le smagliature, i pianti, la paura, la stanchezza. Tutto!

Forse è vero bisogna accettare che partorire non è una passeggiata di piacere, ma con la giusta organizzazione, un pizzico di positività e dei prodotti validi alcune piccole e grandi difficoltà si superano alla grande.

E poi c’è Sara di www.miscappalapipì.it che in un carrello virtuale fa stare tutti gli ingredienti necessari per vivere un post parto sereno, disponibilità e gentilezza comprese.

Vi parlerò ancora di lei sabato prossimo. Voi neo mamme intanto non dimenticate le coppette assorbilatte!



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