Nuova SOCIALogia

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Come direbbe il mio più grande amico l’abito fa il monaco ebbene si, ma dove sta la novità?

Nel paese culla del fashion design è risaputo.

Se per i dottori siamo ciò che mangiamo per i fashion stylist siamo ciò che indossiamo e non c’è scampo.

Secondo me invece quest’era iper sociale una chance ce la concede: possiamo mostrarci per quello che vogliamo essere anche se non lo siamo.

Ora mi ingarbuglio..

Chi al giorno d’oggi non ha un profilo Facebook? Pochi, pochissimi. Ecco questa nicchia radicale è fatta di persone che: No io i rapporti li vivo davvero, non mi piace parlare con lo schermo del computer, adoro stare all’aria aperta” e forse hanno anche ragione ma la stragrande maggioranza della gente usa quotidianamente Facebook, io compresa come si capisce.

Osservando i profili di amici, amici di amici, amici di amici di amici e altri ignoti per il puro gusto della curiosità (e non fate quella faccia perché lo fate tutti sperando che chi state spiando abbia dimenticato di settare la privacy) ho individuato alcune personalità curiose.

Ci sono quelli che si mimetizzano, guardando senza essere visti.  Hanno un profilo del quale non aggiornano mai l’immagine e se danno segni di vita lo fanno solo per accettare decine di richieste di amicizia alla volta. Non un mi piace, nemmeno l’ombra di un post, ma se per caso li senti per telefono o li incontri, dopo un breve “ciao come stai tutto bene grazie” e un “no sono troppo presa per stare su Facebook” ti coprono con strati e strati di gossip di amici in comune che impallidirebbe anche l’Alfonso nazionale.

Poi ci sono i fan del tag nei luoghi, quelli che: x è spendaccione presso Louis Vuitton Montenapoleone e dopo tre secondi: “x è in ottima forma presso Armani via Manzoni” ecco va bene che sei in ottima forma ma caspita fare quasi un km in due minuti mi vien da chiedere se da Vuitton sei passato col metrò e allora va bè.

Chi poi non ha tra gli amici quello che fa del suo diario un manifesto politico. Ok condividere le notizie e dire la propria ma non esageriamo. Invitare la gente a scendere in piazza, mentre con tutta probabilità si è in mutande sul divano di casa se devo dirla tutta trascina poco le masse.

All’angolo opposto del ring troviamo invece le ragazze che si ammazzano di selfie che a loro volta si dividono in due categorie: quelle che contestualizzano e quelle filtrate. Le prime scattano in ogni angolo di casa spesso non notando pigne di roba da lavare o stirare nell’inquadratura. Il bagno è generalmente il locale prediletto dove spesso ottengono le pose migliori anche quando si dimenticano sullo sfondo in bagno lo stendi biancheria con le mutande appese. Quelle filtrate cedono quasi sempre ad un uso smodato dei filtri con risultati quanto meno astratti. Bianchi e neri uniti a virate di seppia, esposizioni da ectoplasma fino ad arrivare al trucco post prodotto. Il tema più in voga è: foto rubate. Come caspita fai a fare la faccia stupita di essere fotografata se la foto te la stai facendo da sola? Guarda che si vede anche l’avambraccio riflesso nei Ray-Ban a specchio. Ma a loro non interessa, loro guardano avanti. Più precisamente verso l’infinito.

I più odiati credo siano quei quattro o cinque contatti che puntualmente ogni giorno inviano richieste ai giochi. Ormai riconosci la loro minuscola foto profilo al primo clic sull’icona in alto a destra e appena il menù a tendina scorre verso il basso parte l’insulto violento. Piuttosto che regalargli le vite su Candy Crush perdi il pomeriggio tra i menù a tendina del menù privacy di Facebook. Questioni di principio.

Quelli sempre acidi e incazzati con tutto e tutti o quelli pericolosamente sempre sereni ed equilibrati, tutti cuori e fiori.

I fidanzati che si dedicano frasi di un amore che neanche i copioni dei film sono così intensi, roba che tocca l’anima a volte eh… peccato che si trovino a 30 cm l’uno dall’altra sul divano. Vien da chiedersi se non possano dirselo a voce alta.

Ma siamo davvero così? Le persone possono capire come siamo fatti da ciò che noi: postiamo, condividiamo e tagghiamo? Perché spesso a me i conti non tornano e mi sembra che abbiamo più coraggio a far valere noi stessi in un mare di pesci di cartone che nel laghetto artificiale sotto casa.

Tutti ci esprimiamo senza mezzi termini sui social, ma esprimiamo noi stessi o l’idea che vogliamo che gli altri abbiano di noi?

Ecco, sapevo che mi sarei ingarbugliata!

Immagine in evidenza da Pinterest

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