Noi incisi ancora su quelle panchine

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Ci sono dei giorni in cui mi prende una grande nostalgia. Succede così: mi sveglio dopo un sogno dai contorni perfetti e mi emoziono pensando a noi.

A mancarmi è il passato, il nostro. Quel tempo che fu l’inizio di tutto, di quel noi che poi saremmo diventati. Quei giorni, mesi e forse anni in cui abbiamo vissuto solo del nostro amore, alimentandoci di quello soltanto. Prendendolo a grandi morsi e gustandone ogni boccone.

Ciò che eravamo. Due adolescenti come tanti, sempre in giro in motorino. Con l’afa di agosto o il freddo della nebbia di Milano. Senza guanti, le mie mani fredde perfette per le tue tasche vuote. Le tue guance rosse e fresche, i miei capelli lunghi e arruffati che odoravano di benzina.

Eravamo ovunque e da nessuna parte, in mezzo a tanti eppure piacevolmente soli. Sembrava ci fossero solo i nostri sguardi, occhi che si sono sempre capiti senza sottotitoli e che in una lingua universale e silenziosa si sono detti milioni di parole. Occhi che si sono cercati fra la folla e trovandosi non hanno potuto fare a meno di sorridersi. Occhi rari, i tuoi, quando mi guardavi. Quelli che ogni donna vorrebbe addosso, come se fossi la cosa più bella su cui si fossero mai posati.

Eravamo fuoco, come tutti i giovani innamorati. Quegli stomaci che si contorcevano, pieni di farfalle frizzanti che ubriache sbattevano in continuazione contro quelle pance piene di amore e panini di Quadronno*.

Farfalle che non si accontentavano di stare nello stomaco ma che volevano volare in alto. Così in alto da diventare puntini nel cielo, come i palloncini gonfiati con l’elio che scappano di mano ai bambini.

E capita di voler ancora essere quei due ragazzi con la meraviglia negli occhi, senza responsabilità alcuna, senza meta e sempre in movimento.

Quelli che sopportavano il freddo della notte e le scarpe bagnate da una pozzanghera che ha disturbato un loro bacio. Sì loro, quelli senza domande sul futuro perché ancora troppo lontano ma con una lista di sogni in mano che iniziava per: che ne diresti se noi..

Non so cosa darei per rivivere quelle emozioni ancora, tirando indietro il nastro con la biro fino a quella canzone lì. Per vederti di nuovo e innamorarmi ancora del tuo sorriso. Perché ne sono certa mi innamorerei ancora di te.

Ti guarderei estranea, senza riuscire poi a riprendermelo quello sguardo. Ipotizzerei il tuo nome, forse te lo chiederei facendomi coraggio con un drink e le luci basse del locale. Me lo ripeterei, quel nome, almeno cento volte per vedere come suona col mio, ci scriverei per sempre di fianco sulle pagine della Smemo. Ti cercherei fra le compagnie, nei pomeriggi con le amiche, e il cuore cadrebbe per un attimo nello stomaco incontrandoti per caso.

Mi innamorerei ancora delle tue mani e di quella virgola che ti spunta accanto alle labbra quando sorridi. Accetterei ancora quell’emozionato invito a cena solo per vedere brillare i tuoi occhi, non per le buonissime pappardelle ai funghi ma per me. Mi preparerei con cura, provando una dozzina di vestiti e facendoti aspettare di sotto con quella pazienza che un uomo ha solo al primo appuntamento. Correrei giù per le scale con quei tacchi altissimi, saltando come sempre l’ultimo gradino. Passeremmo la serata a parlare di tutto e di niente, abbassando di tanto in tanto lo sguardo per qualche timido complimento. Appoggerei di nuovo il viso sulla tua camicia, stirata e scelta con cura per l’occasione tra mille t-shirt, annusando il profumo della tua pelle e scegliendolo per sempre come quello che avrei preferito avere addosso. Ti lascerei noleggiare da Blockbuster quei film tutti sparatorie e morti ammazzati mentre io mi fionderei a scegliere il gelato: Häagen-Dazs al dulce de leche ça va sans dire (ma mi accontenterei anche del pralines & cream). Ti bacerei, eccome se ti bacerei in quel parcheggio, con la stessa timidezza di allora e una volta a casa ti scriverei la buonanotte mettendomi a fantasticare fino all’alba.

Ci sono giorni in cui io ti guardo ancora così. Come allora. Perché è vero, l’amore è vivo e come ogni essere vivente cambia, si trasformacresce. Nel tempo. E succede ad un certo punto che l’innamoramento diventi amore e gli adolescenti diventino adulti. Ma in fondo noi non siamo altro che quelle panchine: incise di amore eterno, con le lettere rotonde e i punti esclamativi.

Con tutti i 4ever e i pallini sulle i…

 

*Quadronno è per Milano una paninoteca storica in zona Porta Romana. 

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