Natale, tra pandoro e Pandora

Natale, tra pandoro e Pandora

Il Natale è quel momento dell’anno in cui la magia emoziona anche il più reticente dei Grinch milanesi. Di quelli che son verdi tutto l’anno, non solo a dicembre.

Il Natale scaraventa tutti in un vortice fatto di ghirlande e palline colorate: bambini, adulti, anziani e animali, nessuno escluso. In tanti provano a fare i Christmas Haters, avete presente chi sono vero? Quelli che odiano i calendari dell’avvento e che detestano la timeline dei social piena di foto di alberi di Natale. Loro son quelli che non indosserebbero mai un cerchietto con le corna da renna coi campanellini manco se a chiederglielo fosse Emily Ratajkowski.

Loro che Falalalala un ca**o! Che non metterebbero mai un maglione natalizio neanche fosse l’ultima volontà dell’adorata nonna Giuseppina. 

Duri, tutti d’un pezzo. Nessun cedimento manco di fronte ai mercatini nelle piazze, nessuna commozione nel vedere gli occhi pieni di stupore dei bambini. Ma poi succede il miracolo. Alla radio passano ‘All I want for christmas is you’ ed ecco che, nel pieno anonimato dell’abitacolo della propria auto e coi vetri leggermente appannati, anche il più etero dei Grinch diventa immediatamente una corista di Mariah Carey in sexy costume di Babbo Natale.

Il Natale è cosi: una dolcissima lobotomia compiuta da omini di pan di zenzero addestrati per redimere anche i più ribelli. E come si fa a dire di no dei biscotti?

Anche nei supermercati tutto cambia. La gente inizia ad occupare i parcheggi già dalla settimana prima, di modo che per lo spesone della vigilia l’auto si trovi parcheggiata in posizione strategica. Varcato l’ingresso poi ecco che accade qualcosa di strano.

Si spalancano gli occhi, le pupille si dilatano, le mani sul carrello si stringono ed eccola lì: la sindrome da apocalisse natalizia. Quell’ansia che pervade il cliente e lo porta a riempire il carrello di provviste come se, insieme a Babbo Natale, dovesse arrivare la guerra, lo tsunami e la peste nera tutte insieme.

Tutto d’un tratto si azzera la capacità di raziocinio, dalle tasche si srotolano liste della spesa così lunghe che ci potresti avvolgere tua suocera e farla al cartoccio. Parte così la scorta natalizia: confezioni formato condominio più che famiglia che non si sa mai; vorrai mica restare senza il secchio da tre kg di noci o la cassetta da cinque di clementine. Che poi chi glielo dice a nonna che i torroncini erano finiti. Quelli vanno via come il pane, quante dentiere e quanti ponti ogni anno non arrivano a Santo Stefano, ne avete l’idea?

Ad alcuni viene pure la sindrome del ne prendo due per sicurezza. Cioè se la ricetta dice che serve una confezione di mascarpone per fare il tiramisù ci sono persone che vanno talmente in sbattimento da prenderne due, si sa mai che uno si perda sotto il sedile dell’auto o che si appiccichi congelato sullo schienale del frigo e diventi fossile. Come la carta degli affettati che resta tatuata in modo indelebile.

Alcuni prodotti non servono a nessuno ma sotto le feste è impossibile trovarli. Uno di questi è la fottutissima erba cipollina. Non serve ad altro che a chiudere i fagottini di bresaola che ogni anno ci ricordiamo di fare soltanto a Natale. Dove finisce l’erba cipollina? Ché già per fare un fagottino fatto bene tocca mangiarsi almeno tre fette che puntualmente si rompono. Perché è un dato di fatto: se il salumiere di fiducia ha il vizio di affettare la bresaola troppo spessa state pur certi che a Natale ve la farà sottile come la carta igienica scadente a un velo del discount.

Non pensate che fuori dai supermercati la situazione cambi. Avete mai visto gli uomini da Pandora? Ogni volta che, sotto le feste, passo davanti ad uno dei loro negozi mi vien voglia di fondare una Onlus.

La chiamerei ‘Associazione abbi pietà di lui, in fondo è solo un uomo’. Già vedo il claim recitare: Aiuta anche tu un uomo a Natale; non renderlo schiavo dei tuoi desideri impossibili espressi in pre-ciclo. Li vedi lì, mezzi tramortiti in questi negozi bellissimi con i lampadari di design e lo sguardo perso. In fila come alle Poste stringono quel pezzettino di carta ormai sudaticcio che rappresenta il loro turno: il loro ritorno alla libertà. I più fortunati sono stipati su quei due divanetti (quando presenti) messi lì a disposizione per chi con l’attesa ha perso la sensibilità agli arti inferiori.

Facce sconsolate che forse sperano di riconquistare una vecchia fiamma, altre incazzate che se a ‘sto giro mi dice che ha mal di testa… 

Mi dispiaccio sempre quando li vedo lì. Ché poi magari arriva finalmente il loro turno e la commessa gli dice pure che no, i charms che cercano sono esauriti e loro, con tanto di catalogo con le x segnate a penna alla mano, cadono in profonda disperazione. Arrivano a sentire la voce della fidanzata singhiozzare che senza il quadrifoglio della fortuna di sto ca**o non possono continuare a vivere.

Io non so cosa succede a Natale, la gente cambia. Succedono stranezze. Per fortuna qualcosa resta sempre uguale: sai a memoria ‘Una poltrona per due’ ma il 25 sera che fai? Non guardi i primi dieci minuti per poi addormentarti sul divano con la bocca aperta russando come una sega circolare? Ché poi arriva Santo Stefano e ti porta la Citrosodina e puoi tornare ad essere il solito Grinch milanese che passando davanti a Pandora tira su un bel medio.



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