Oh mia bella mora no non ti incazzare

Con cadenza annuale mi capita di cedere alla tentazione, di lasciarmi andare all’effimera voglia di cambiamento, così mi abbandono totalmente all’istinto traditore e…

Mi faccio mora

Mi piacciono da sempre i colori scuri, caldi e morbidi ma al posto di limitarmi ad apprezzarne la bellezza sulle teste altrui provo da me l’ebbrezza del cambio drastico. Così succede che mi sveglio e decido che una tinta è proprio quello che ci vuole. Sono giornate durante le quali farei bene a restare ammanettata al termosifone, imbavagliata, senza chiavi della macchina né portafogli perché sono portatrice sana di incoscienza tricologica. E’ come se dimenticassi che ho le occhiaie, la pelle troppo poco olivastra, troppo poco di porcellana e che il nero sfina il fianco ma sbatte il viso. Che io assecondi immediatamente l’istinto o provi a ponderare qualche giorno il risultato non cambia. Mi illudo che quel colore sia la svolta, che quei riflessi siano perfetti per i miei occhi ma poi…me ne pento. E così inizia la tiritera del: torna dal parrucchiere, schiarisci piano piano, rovinati i capelli e il bilancio mensile.

E credetemi, non è un fatto di cambiare colore ai capelli come volontà di cambiare vita/casa/fidanzato/marito, è una cosa dalla lettura più leggera. Un bisogno di cambiamento che ritorna ciclicamente e del quale dovrei percepire in anticipo il messaggio subliminale, per ricordarmi che

ogni volta che ho avvertito quel prurito alle mani e mi sono grattata poi mi sono presa a schiaffi.

Un po’ come la frangia, che torna a tartassare i miei pensieri ogni autunno e non mi abbandona finché non decido di prendere in mano le forbici. Felice come una bambina con la pancia piena di caramelle ma alla quale sta per venire il mal di denti. Sì perché succede proprio questo, dopo tre giorni durante i quali mi sveglio con il ciuffo di Malgioglio e perdo mezz’ora a stirare il roseto che ho sulla fronte mi girano le doppie punte e mi pento.

D’altronde è così passiamo la vita a sentirci dire che l’erba del vicino è sempre più verde della nostra, come possiamo essere soddisfatte dei nostri gerani spelacchiati?

Ho avuto quasi tutti i tagli di capelli compresi tra il rasato e il Rapunzel e provato tutte le sfumature di colore che vanno dal nero corvino al biondo platino. Il mood da anima in pena ce l’ho sempre avuto, ormai chi mi conosce lo sa. E chi mi non mi conosce meglio per lui (soprattutto se di professione fa il parrucchiere).

Ho sempre ammirato tanto le persone coerenti, nell’aspetto come nella personalità. Le ho sempre trovate ricche di equilibri cementati a doppio plinto su certezze del sé che io non ho mai avuto. Io che mi sento Venezia in confronto, su quei pali marci e instabili pronta a crollare. Poi magari non crollo ma mi allago tre volte l’anno.

Il fatto è che quando ho provato la coerenza ho sempre fallito, dando invece il meglio di me mossa dalla carica euforica che mi regala una novità. Forse la mia felicità non è stabile, come il mio peso e la lunghezza delle mie unghie (in questo momento stanno crescendo). Forse scopro chi sono piano piano e per esclusione*, facendo la spunta delle cazzate che ho fatto per capire se voglio rifarle o meno. A volte per essere sicura le faccio anche due volte, così per fugare i dubbi. Non so, so soltanto che noi donne siamo fatte un po’ così, ci reinventiamo di continuo per colmare quel senso di inadeguatezza di cui il mondo da sempre ci avvelena; un cucchiaino al dì di insicurezza mista a paranoia, con un pizzico di pessimismo e ritenzione idrica. Mettici pure il culo di Belèn tre volte a settimana e l’accettazione del sé diventa impossibile (e anche del proprio b-side).

Come se dovessimo sempre restare in equilibrio correndo sui sanpietrini bendate, sorridenti e con un tacco 12 ai piedi.

Dove abbiamo smesso di accettarci? Noi testicolo e ovaio-munite non abbiamo bisogno che qualcuno si degni di inserirci nella categoria Curvy per sentirci belle anche dopo la 44. Abbiamo la fortuna di essere un sacco di cose tutte insieme e allora prendiamocelo il rischio di essere ciò che siamo perché sapete cosa c’è? Che se no si rischia di non saperlo nemmeno ed io sono curiosa, non posso permettere che la domanda più importante della mia vita resti incompleta.

Che lo scoprirsi sia un nuovo colore di capelli, un pentimento, una scemenza, una decisione seria, un’inversione di marcia, uno stop, un ballo, un flirt, una corsa, un urlo, un vestito, un profumo… Qualunque cosa serva a rendere più tuo quel corpo e quel cuore provala! Cerca ciò che ti appartiene ma senza affanno, scopriti ma senza fretta, cercati e sorriditi.

Io non mi sono ancora trovata del tutto, ma il nascondino mi è sempre piaciuto.

*Dato il ragionamento per esclusione lo confermo anche ora: Non sono mora e non potrò mai esserlo.

No comments

  1. Io credo sia nella natura dell’essere femminile il bisogno di cambiamento o semplice rinnovo di tanto in tanto. Volerci bene e concederci coccole, che passino per le mani o la testa o il corpo. E non mi stupisco. Per dire: io ho finalmente trovato la mia dimensione con i capelli, eppure ora voglio cambiare anche io colore (nulla di drastico ehhh) Siamo donne, siamo così!
    Un abbraccio
    LuluCuomo

    1. Ben vengano le coccole…i pruriti un po’ meno 😀 (almeno nel mio caso).
      L’importante è cambiare perché si è spinte a farlo dall’interno, non dall’esterno. Un abbraccio grande
      ps io da poco taglio molto drastico, circa 20 cm di drasticità :

Cosa ne pensi?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: