Maschi, macchine e sgommate

Maschi, macchine e sgommate

La mia pancia ha iniziato a vedersi tardi ma i curiosi hanno recuperato di gran passo. È maschio o femmina? Mi chiedono. Ed io rispondo sorridendo che è in arrivo un maschio, un altro; così loro rispondono sempre con le stesse parole: beh riproverà col terzo.

Come se questa volta mi fosse come dire, andata male. Come se avere due figli dello stesso sesso non fosse l’ideale. Ma chi l’ha detto che esista la combinazione perfetta?

In fondo noi non siamo quelli delle pubblicità e questa non è la casa del mulino bianco. Qui tante volte le pale del mulino girano a velocità supersonica e al mattino nessuno si permette di parlare prima del caffè, figuriamoci rubare le merendine. Facciamo colazione come Fantozzi: caffellatte con pettinata incorporata e spazzolata dentifricio mentolato su sapore caffè. Non abbiamo pigiami coordinati e il sole delle nove del mattino non batte sulle finestre della nostra cucina.

Siamo orientati verso nord quindi, per avere il fascio di luce dorata sulla tavola, dovremmo apparecchiare in bagno.

Avete presente quando si riescono a vedere le cose chiaramente, con quel razionale distacco che serve a capirle? In un momento di relax, ammesso che stare in piedi immobile in cucina sia compreso nelle attività rilassanti per una mamma, mi sono trovata a guardare casa mia e i suoi occupanti. Senza quel filtro settato sull’abitudine quotidiana; mi sono vista ‘da fuori’.

E sì, ne ho avuto la certezza. La mia vita è piena di maschi. Insomma niente principesse e diari segreti, niente micro unghie smaltate di fucsia e sedute dal parrucchiere che di sbalzi d’umore probabilmente bastano i miei. Niente fantasie floreali e collant a pois. Ho visto chiaramente che la mia vita è così: maschia e casinista. Dipinta di sfumature di blu un po’ pasticciate e dalle linee non troppo precise. Un sottofondo rumoroso e costante, piedi che pestano i pavimenti correndo senza grazia. Un presente fatto di lotte su piccoli lettini con camioncini disegnati sulle lenzuola e macchinine che si scontrano a velocità supersonica contro mobili inermi. Cassetti pieni di maschere di Hulk e Spiderman, mantelli di Batman tra i cuscini del divano.

E mi piace pensare che i prossimi anni li passerò a raccogliere mutande da terra e che queste non avranno cuoricini e principesse ma supereroi, macchinine e anche qualche sgommata.

Niente Barbie gran galà, Barbie pattini a rotelle, Barbie cavallerizza ad asciugarsi i capelli di stoppa sul bordo della vasca da bagno. Di bionda evidentemente basto io e la versione Barbie esaurimento nervoso mi viene particolarmente bene, soprattutto in pre-ciclo. Se poi devo dirla tutta sapere che nessuno mi ruberà i vestiti dall’armadio o si proverà le mie scarpe col tacco un po’ mi solleva.

Ché a mettere troppe ovaie nella stessa stanza si rischia grosso.

Certo, mi rimangerò queste parole fra qualche anno; lo so. Quando l’età della stupidera farà il suo trionfale ingresso a suon di rutti io mi girerò fra le mura di questa casa, che di Feng Shui non ha nemmeno il campanello, per cercare appoggio morale e no! Non lo troverò e penserò che stamane in effetti un campanello d’allarme aveva suonato. Tommy – quattro anni a febbraio – che d’improvviso mi guarda e mi dice: “Mamma tira il dito” Io tiro e lui scoreggia.



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