Maalox is a mum’s best friend

Maalox is a mum’s best friend

Succede più o meno così:

Non hai figli e la gente ti chiede: “Ma quando hai intenzione di iniziare a figliare?”

Ne fai uno e la stessa gente cambia domanda e si lancia in un più invadente: “Allora cosa aspettate a fare il secondo?”

Poi in attesa del secondo sempre quella gente, che prima cercava di convincerti che dare un fratello o una sorella al primogenito fosse un regalo immenso, ritratta in maniera meschina.

L’immenso regalo diventa improvvisamente un: “Ahhhh vedrai come sarai stanca con due!”

Ma come? Scusate dove sono finite tutte le teorie che vedevano il figlio unico come un poverino? E quelle sul fratello come sostegno per la vita? Non dite più nemmeno che dove si mangia in tre si mangia in quattro?  Come mai tutti quei volti dolci e sognanti si sono trasformati in: “Ah vedrai come sarà geloso il fratello, tenterà di strozzarlo non appena ti girerai a mescolare il sugo” oppure “Non avrete più una vita ma che importa è bello così in fondo”.

Bello un cazzo!

Cosa siete una setta? Da dove venite? Cosa andate cercando? Perché passate il tempo a dirci quanto sia bello avere due figli per poi cambiare versione non appena sul nostro test appaiono le due lineette?

Ché già dover accettare che la seconda gravidanza non è come la prima è difficile: non sono mesi di gesti gentili, riposo e casse con la priorità. Nessuno ti tiene la porta aperta, in fila al supermercato arriva quello che ha solo pane e prosciutto e ti chiede di farlo passare. Tanto tu hai da aspettare (chorus: ahahah). Dal dottore, la solita dozzina di vecchietti, arrivati sei ore prima dell’orario di visita manco fosse l’apertura cancelli di un concerto di Vasco a San Siro, appena ti vede spuntare sulla soglia della porta alza gli occhi al cielo con la tipica faccia da ecco è arrivata la gravida che magari vuol pure passare avanti.

Se poi aggiungiamo l’instabilità ormonale associata ai vostri presagi sinistri sul nostro imminente futuro come possiamo dormire sonni tranquilli.

Così succede che la sera quando si scende dalla giostra, spente le luci colorate, il silenzio si porti via l’odore di zucchero filato e lasci spazio all’eco dei pensieri. Pensieri che si appiccicano al cervello proprio come fa quello zucchero sull’otturazione del premolare e la gioia è solo del dentista.

Infatti dormiamo poco. E anche male sul finire della gestazione. Dormiamo sedute per quel bruciore di stomaco che tentiamo di sedare a sorsate di Maalox, di quelle che ci fanno assomigliare tanto agli alcolisti di Brooklyn. Quelli col carrello della spesa con dentro la loro vita e un sacco di minchiate. Le notti sono fatte di pensieri e mal di schiena, di pipì e incubi. Di primogeniti diventati ormai giganti che come elefanti si muovono sui corpi inermi dei due genitori in piena fase rem.

Quanti calci può subire una mascella prima di rompersi e quante domande possono stare in una sola testa? Sicuramente più di quelle che stanno in un cuore. Il cuore non ha tempo per le teorie, lui pulsa per la pratica. E allora si pensa al parto, un po’ meno spavalde e incoscienti rispetto la prima volta. Sì certo, ce la faremo. Siamo donne e bla bla bla ma tutta questa smania di scoprire la propria soglia di tolleranza del dolore non ce l’abbiamo più e a vedere le trasmissioni in tv sul parto non è più il cuore a stringersi ma le cosce.

Com’è diversa la seconda gravidanza dalla prima

Un viaggio consapevole, meno assorto, più veloce. Meno domande ma più dubbi. Il fiato un po’ più corto perché si vuole – e si deve – dare sempre di più. La speranza di diventare un domani ciò che ci stiamo impegnando oggi di essere. La fretta e l’ansia di arrivare al giorno più importante come due pesi identici sui piatti della bilancia delle emozioni.

Ci vengono in mente le vostre parole, la loro eco infinita alla quale non riusciamo mai a rispondere masticazzi.  Allora ci giriamo e guardiamo i nostri figli, che sì sono nel lettone perché al momento siamo stanche e va bene così, e il cuore si calma. Li vediamo addormentati, abbandonati. La bocca semi aperta e le ciglia lunghe e distese. E nel preciso momento in cui li abbracciamo, le paure che tanto ci hanno spezzato il fiato se ne vanno. E se non se ne vanno andiamo in cucina e ci spariamo un tegolino.

Ché il cioccolato si sa è comunque un ottimo rimedio contro le ansie e si sa: una volta arrivato il secondo maschio ci chiederete a quando la femminuccia.



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