Lunedì poco instagrammabili

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Lunedì.
Il primo con la scuola chiusa.

Solo ieri la mia mente produceva immagini idilliache riguardo a questo nostro luglio a rallentatore. Le sveglie disattivate fino a data da destinarsi, la colazione lenta e con le bocche piene di cioccolata, i giochi in pigiama, le coccole. E ancora la spesa al mercato tutti e tre insieme, un giretto al parco e biscotti fatti in casa da regalare a papà.
Lavoretti con le tempere, pranzetti in giardino e merende in piscina.

E invece sono le 08.00 e ho già urlato tre volte.

Alle 06.00 ero in cucina a preparare il latte per il piccolo. Sette misurini in 210 ml di latte. Sette. Facile no?
Uno, due, tre, cinque. Oh no quanti erano? No rifacciamo. Uno, due, quattro, cinque… Me*** uno si è rovesciato. Rifacciamo.
Il tempo libero di una neo-mamma equivale a quello che ci impiega il latte a raffreddarsi sotto l’acqua corrente. Un buco spazio-temporale durante il quale le funzioni vitali sono ridotte al minimo e i pensieri pervasi da un vuoto astratto. Gli occhi fissi su un punto x, le palpebre che non sbattono.

Alle 06.30 pensavo di riuscire a rimettermi sul letto, senza dormire, giusto per restare distesa ancora un pochino. Magari approfittando per riempire qualche carrello virtuale di cose in saldo. Cose che altrettanto virtualmente un giorno avrei indossato. Robe improbabili eh, tranne le ciabatte col pelo. Quelle fanno parte di quei mai e poi mai che restano tali, insieme al vellutino Non è la Rai.
E invece no. Altro figlio, altra corsa, altro latte. Questa volta con cartoni animati e brioche. Mi arrendo e preparo il caffè, che naturalmente devo bere di corsa tra il primo cambio pannolino del giorno e la lavastoviglie da svuotare.

I figli so’ pezz ‘e core certo, ma spesse volte mi chiedo come due persone amanti del posponi abbiano potuto creare due bambini così mattinieri. Io che non pronuncio verbo prima del secondo sorso di caffè e che per quanto mi impegni non smetterò di domandare ogni mattina altri 5 minuti.

Davvero le immaginavo più lente queste mattine, più instagrammabili. Col filtro Valencia. Piene di hashtag come #relaxingtime e #cozy. Tipo.

Con colazioni abbondanti e colorate, frullati di frutta di stagione e i miei giornali preferiti. Con le cuscinate nel letto bianco fresco di bucato e i piedi nudi e smaltati di rosso.

Ma ahimè il lunedì non è un giorno buono da instagrammare, anzi non è proprio un giorno buono. È la ripartenza forzata quando vorrei solo restare, a letto. È l’appuntamento importante che mi dimentico anche se scritto sul calendario. È la bilancia stronza che dopo la virgola ci mette sempre qualcosa di troppo. È la dieta che mi ricorda che le lasagne avanzate non sono le mie e il frigo che le fa eco con pappappero.

Io che ancora mi devo riprendere dopo aver acquistato il mio primo paio di Birkenstock, a prezzo pieno per giunta.
E oggi pomeriggio ho anche la dietista.

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