Lettera d’amore a mio marito

Lettera d’amore a mio marito

Non so cosa di buono io possa aver fatto nella mia vita precedente per meritarti. Perché giuro, in questa non mi pare di aver fatto grandi cose: salvato vite, sventato scippi e rapine o aver portato aiuto concreto laddove serve. Non ho fatto niente di così meritevole in effetti. Qualche sacco di crocchette per il canile, una donazione del sangue e qualche piccolo comune aiuto non garantiscono certo il badge per la suite del paradiso, figuriamoci un marito come te.

Siamo ai nostri rispettivi fianchi da circa 15 anni, tu per la precisione al mio destro perché di dormire vicino alle porte lo sai non ne voglio sapere. Ho paura. Una paura infantile e irrazionale e qualunque sia il letto nel quale ci addormenteremo tu sei consapevole che a te spetterà inderogabilmente il lato della porta. Ché se entra qualche mostro nella notte io sarò salva…o invisibile sotto al lenzuolo.

Mi conosci da metà della tua vita e non ti sei ancora stancato dei miei sbalzi di umore, del mio carattere a tratti solare e a tratti simile a quello di un eremita. Non ti stanchi, non cerchi in me quell’equilibrio che sai di non poter trovare. Non fai come me che inizio una cosa e la lascio a metà. Tu finisci sempre quello che inizi, tu lo completi. Tu completi la vita.

Ti occupi di me come nessun altro mai potrà fare, senza neanche parlare. Solo con la tua presenza. Tu cammini per casa e i tuoi passi mi rendono felice. Uccidi le cimici incazzandoti sempre per le sceneggiate che faccio quando ne sento una svolazzare in casa. Ma tu lo sai e a settembre, al finire dell’estate, ti prepari con carta igienica e pazienza e le ammazzi tutte.

Mi sopporti, tu così pratico e solido ed io così teorica e gassosa

Perché non è semplice. Dopo tanti anni i difetti spuntano come brufoli in faccia. Non puoi non vederli. Quando si è appena innamorati è semplice: i difetti dell’altro sono solo una scusa per litigarci su. Qualcosa da togliersi di dosso come vestiti leggeri. Dopo diventano trapunte patchwork, oscene e pesantissime che però scaldano quando l’inverno fuori gela mani e piedi. Ecco io probabilmente sono una di quelle trapunte patchwork sulla quale ogni pezzetto di stoffa cozza terribilmente con l’altro. Scampoli cuciti insieme, costretti alla convivenza. E tu nonostante i limiti delle mia accozzaglia di fantasie mi ami, che siano fiorellini country sui toni del rosa o fulmini e saette ricamati con ispida iuta.

Non posso nemmeno dire che sia sufficiente sopportare un accappatoio bagnato puntualmente abbandonato sulla mia parte di letto perché negli anni hai imparato a non farlo. Nemmeno il tuo lasciare ogni mattina la carta igienica lontano dal water, perché ormai ho imparato io.

Un tempo almeno ero in grado di colmare le mie lacune caratteriali con la cucina. C’è stato un periodo nella nostra vita durante il quale sfornavo torte paradiso tre volte a settimana. Cucinavo il pollo al curry che ti piace tanto e le lasagne al forno. Ma tu niente, neanche adesso, che il menù non è alla carta e spesso propone – o per meglio dire propina – pollo grigliato e insalata o pasta al pomodoro, sei in grado di lamentarti. Sono una pessima donna di casa, disordinata e pasticciona. Non stiro mai, quando lo faccio passo intere giornate a smaltire le pigne di panni, ormai fuori stagione e tu ti ritrovi con i maglioni stirati in pieno luglio ma senza una t-shirt che non abbia il segno dello stendibiancheria.

Io a volte non so davvero cosa tu possa vedere in me, forse ti basto.

Ti basto così come sono: con tutte le mie mancanze ben in vista e i miei limiti a tracciare la mia sagoma. Forse ti basta l’amore che ho per te, il rispetto, il bene.

E questa è una cosa bellissima, come un viaggio senza spostarsi da casa, una vacanza senza il mare, come mangiare senza ingrassare.

Un anno fa a quest’ora tremavo dall’emozione mentre indossavo un meraviglioso abito da sposa. Anche se la mia vita te l’avevo già affidata anni prima, senza firmare nessun documento, senza nessuna cerimonia. Perché è sempre stato un amore immenso, più grande di me e tu devi darmi una mano a gestirlo.

 

Dal canto mio posso dirti che forse peggiorerò, forse non avrò mai le qualità che meriteresti. Senz’altro continuerò ad avere la testa dura, continuerò a comprare scarpe e a cambiare idea.

Ma sarò sempre con te, qualsiasi cosa succeda.

Continuerò a bagnarti la testa quando starai male, ad essere gelosa, a chiederti i grattini sulla schiena e a provare a regalarti la parte migliore di me.

Ti amo amore mio, ti amo ogni giorno in modo diverso e ogni giorno di più.

Grazie per questa vita.



3 thoughts on “Lettera d’amore a mio marito”

Cosa ne pensi?