L’amore dopo i figli

figli

Qualcuno una volta mi disse che i figli non sempre uniscono, anzi, talvolta dividono.

All’epoca non ho compreso il significato di quella frase, mi è scappato un sorrisetto di disapprovazione, di quelli che escono dal naso e il labbro si tira su a metà.
Non ero convinta, anche se non avevo nemmeno per l’anticamera del cervello di fare figli. Nel mio immaginario però questi erano tutto il bianco, tutta la luce nelle pubblicità della Mulino Bianco e questa che avevo appena sentito era una grande cazzata.

Pensavo, un po’ spocchiosa, che questa persona si sbagliasse di grosso e che i suoi problemi di coppia, qualora fossero esistiti, non erano sicuramente da attribuire alla nascita dei suoi figli. L’amore vero, forte, può solo unire. Di certo non divide.

Poi ho avuto due figli. E ho capito.

Ho capito che santo cielo è difficilissimo restare una coppia quando la somma dei due addendi dà come risultato tre, quattro e così via. È l’unica matematica che non reputo un’opinione.
È bene prepararsi al fatto di non essere preparati alla vita che ti travolge e si stravolge. Al cambio in corsa dei programmi, all’improvvisazione, alla routine forzata, alle notti insonni che portano via il cervello, ai letti affollati.
Quando arriva un bambino le regole del gioco cambiano improvvisamente e non sono scritte su nessun libretto di istruzioni.

Bisogna imparare a stare in equilibrio, ogni giorno, di nuovo.

Perchè la verità è questa: i figli sono come un terremoto che rade al suolo tutto ciò che non è fondamenta, che non ha radici. A restare in piedi sono persone nuove, con profonde occhiaie, che a stento si riconoscono mentre si guardano. A tratti non si sopportano neppure.
Non è questione di figli desiderati, capitati, attesi, nemmeno di chi era pronto e di chi ancora non lo era; non si sa quale sarà la magnitudo della scossa finché non sarà passato il terremoto.

E così di botto ci si ritrova nudi, spogliati di ogni sicurezza, aggettivo, appellativo, di ogni abitudine o gesto gentile, lì ad osservare l’altro come si fa con un estraneo. In secondo piano, senza filtri né scudi a proteggerci. Soltanto con una platea di difetti esibizionisti e chiassosi che si mettono davanti, a vociare in prima fila.
Siamo questo, persone fragili che devono ricostruirsi partendo dalla più intima verità.

Nessuno è capace di incollare alla perfezione i pezzi di un qualcosa che si è rotto. C’è chi è fortunato e se la cava con una sbeccatura, altri fissano la polvere con la colla in mano cercando il granello più grande per iniziare.
La verità è che a dividere sono le docce al volo mentre il più piccolo apre di continuo l’anta del box doccia, sono i capelli lavati con il bagnoschiuma perché lei si è dimenticata di comprarlo. Sono i mal di testa con i bambini che non smettono di urlare, i sughi bruciati, il pesto scaduto, la fame che passa per i capricci. Sono i cartoni animati a palla, i tablet e i va bene tutto purché la smettiate di piagnucolare. Sono le vacanze al mare che vacanze per chi? Sono le pizze al ristorante: fredde, avanzate, mentre uno piange e l’altro rovescia la Coca Cola e voi che “ma chi me l’ha fatto fare”. È la rabbia che monta per niente, il film che non riesci a seguire. È il tempo che non trovi per una serata da soli, la routine che uccide lentamente.
Sono le colpe, affilate come lame, lanciate da inesperti genitori bendati, l’uno contro l’altro, nella stanchezza, nella frustrazione di non essere più quelli di prima, quelli nelle fotografie attaccate al muro. Appesi fra l’impronta del piede di un neonato e la foto a Leolandia con i Super Pigiamini.

Siamo sempre noi, solo nella nostra peggiore versione. Quella in cui i vaffanculo arrivano sempre prima degli scusami.

La versione con le occhiaie, gli occhi stanchi, la fretta e il sacrificio. Quella delle mani che si dimenticano una carezza una volta, poi due, poi è la volta dell’abbraccio. È così che i figli dividono. In quel silenzioso caos succede di perdersi, di fare a meno oggi, domani e dopodomani diventa la normalità. Si smarriscono i pezzi tra una cena preparata di fretta e una quotidianità che toglie il fiato. Si arranca, spesso e volentieri, la sera soprattutto, così stanchi da non dirsi nemmeno buonanotte.
Non è facile amarsi nelle parentesi, nei pisolini, tra una poppata e l’altra, volersi bene nonostante l’altro stia facendo il possibile per farsi detestare.

Non è facile ma no, se ve lo state chiedendo non aveva ragione quella persona lì.
Bisogna sgomitare, farsi largo tra il mangia pannolini e lo scatolone di salviette in offerta e cercarsi. Siamo sempre lì, più eterni che mai. Bisogna solo disinfettare e medicare, comprare dei piatti nuovi, se quelli vecchi li abbiamo lanciati tutti, e mettere su due spaghetti. Bisogna trovare la forza di venirsi incontro, su un tappeto di Lego appuntiti, e tra una madonna e l’altra sorridere. Ridere è la miglior medicina, di me, di te, di voi, di noi. Di quelli lì appesi al muro Ibiza, ubriachi e abbronzati.
Perché se c’è una cosa che ho imparato è che i figli sono capaci di tirare fuori il peggio e il meglio nello stesso tempo: la solidarietà, il bene, la commozione. Sanno costruire legami così forti da resistere a tutto.

Non dico sia semplice, non lo è, e non è nemmeno sempre questo il finale della storia purtroppo. Ci sono amori che non resistono, che s’interrompono, perché ci vuole forza e servono due cuori, quattro mani e due anime per provare a far funzionare le cose.
Ma se tra le macerie, in tutta quella polvere, c’è anche solo un pezzettino che si è salvato partite da lì: guardatevi per bene, difetto per difetto. Cercatevi le mani, prendetevele e stringetele, siete sempre gli stessi. Avete visto il peggio l’uno dell’altra: la sua rabbia, la tua frustrazione, le parole più abominevoli, i silenzi. Avete pensato di andarvene, di mollare tutto dozzine di volte, altro che nella buona e nella cattiva sorte, lo so. Ma so anche che l’amore va curato, cullato, ha bisogno di pazienza, di impegno, di una tata ogni tanto e di un buon bicchiere di vino.

Guardate tutta la strada fatta, e anche zoppicando un pochino, andate avanti.
E datevi sempre la buonanotte.

15 comments

  1. Stupenda.. Grazie per averla scritta. Quando tocchiamo il fondo penso :siamo stanchi e distrutti. Io ce l ha metto tutta, lui,
    Come me. Cerco di ritrovare la ragazza spensierata che ero e che lui ama. Ma si perde tante tante tante volte, ma siamo ancora qui. ❤️
    Gemelli anche io 🙂

    1. Si tocca il fondo spesso, ma spesso viene più facile farsi lo slancio. Un abbraccio grande grande. ❤️

  2. Quanta verità, non oso immaginare cosa sarebbe successo se mia figlia fosse nata un anno prima, quando ogni virgola era buona per discutere.
    E nonostante stia andando meglio è sempre difficile restare uniti, farsi forza insieme e riparare i buchi.
    È stato bello leggere che dietro i profili Instagram perfetti, non siamo i soli a vivere certe emozioni. Buona giornata!

    1. La stanchezza fisica ed emotiva sono due grandi scogli nella quotidianità di ogni famiglia. Io non credo al vissero felici e contenti, credo al sopravvissero cazzuti e contenti, con qualche cerotto sul cuore e un servizio di piatti spaiato.
      Un abbraccio grandissimo ❤️

  3. Grazie di questo pezzo! Fa bene fermarsi e sentirsi dire da altri le cose che stai vivendo anche tu, anche se solo con una figlia, anche se sei un papà.

  4. Stavolta ti sei superata. Avrei potuto scriverlo io e altre centinaia di migliaia di donne/mamme e di uomini/babbi. Ho due figli coetanei precisi dei tuoi. Maschi. Stessa cosa. Stesse sensazioni ed emozioni . Grazie !!! Ti abbraccio amica

  5. Mi hai fatto piangere e nel bene e nel male é esattamente ciò che accade.
    Ci si scopre estranei e cattivi, capaci di ferire oltte misura. Il rancore che portiamo per quel sonno accumulato e quelle cene fredde.
    Grazie per aver condiviso. Fare rete é anche questo. Essere social non é solo apparire ma condividere ed aiutare.
    Gemelli come te
    Veronica

Cosa ne pensi?

Iscriviti alla Blondeletter!

Cos’è la Blondeletter? Non lo so nemmeno io con precisione, ma dentro c’è: una notte insonne, mezzo barattolo di Nutella mangiato con il cucchiaio da minestra, computer in palla, panico, isteria e tanto, tanto entusiasmo.

Iscriviti alla newsletter di Scusate, sono una Gemelli

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: