La colpa è sempre dei film

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Doppia T ha vissuto i più grandi stravolgimenti sempre durante il mese di agosto.

Prima lo svezzamento con quelle sue pappe al semolino, poi l’addio al pannolino, la perdita del ciuccio – non del tutto casuale ovviamente – e quella del pisolino pomeridiano invece totalmente spontanea.

Doppia T ha perso il riposino del pomeriggio

Non come quando nasconde il pupazzetto di Batman della Lego, infilandolo sempre in posti assurdi salvo poi dimenticarsene e fare le sceneggiate perché non lo trova più. No, questa volta non mi ha chiesto dov’è finito il pisolino. Non mi ha pregato di cercarlo – e di trovarlo – semplicemente l’ha perso. Crescendo non sente più l’esigenza di riposare per ricaricare le batterie.

Bene! Bene un ca**o! Quell’oretta e mezza era l’ora del silenzio, del riposo mentale, una parentesi rosa tra le parole min***a basta!

Un mini Santi Licheri con la toga troppo lunga sulle maniche e che gli va sotto le scarpe un bel giorno decide che a te madre spetta l’orario continuato. Non c’è sassetto del pubblico che tenga. Così è deciso, la seduta è tolta con un irritante colpo di martelletto.

Ma parte della nostra mission di madri su questa terra è trovare il lato positivo. Adeguarci all’imprevisto seguendo il flusso, quindi ben venga l’orario continuato a patto però che questo significhi anticipare l’orario della messa a letto.

E così è stato: qualche settimana di tavole apparecchiate all’ora dello Spritz e teste cadute nel piatto di pasta al pesto e diventate maschere di Hulk sul viso di Doppia T.

Un agosto stancante che però ha portato me e Stefano alla riscoperta di un’emozione che non si provava da un tempo inenarrabile: la gioia di vedere un film

Da tre anni e mezzo a questa parte infatti paghiamo l’abbonamento a Sky soltanto per i canali dal 601 al 618 pur avendo My Sky, che ci permette di registrare i programmi che più ci interessano, non siamo mai riusciti a vedere una mazza. Vuoi la stanchezza, vuoi che se iniziamo a vedere un film alle 23.00 al massimo arriviamo a leggerne la trama col pulsante info, per poi crollare ancora sui nomi degli attori in sovrimpressione.

Ma adesso no! Siamo tornati in prima serata e questo mi ha permesso di fare qualche riflessione su come viene trattato l’argomento sesso. (Qui invece trovate il mio pensiero sullo stile di vita dei protagonisti)

Il sesso nei film è totalmente sbagliato

Una visione fuorviante della realtà. Una pubblicità ingannevole per tutte noi che, cresciute a pane e film d’amore, abbiamo vagato per il mondo convinte di poter trovare un uomo in grado di spogliarci dalla frangia alla cavigliera soltanto sbattendo la porta d’ingresso.

Ho visto film dove uomini e donne gemevano di piacere dopo mezzo secondo di contatto fisico; la stretta di mano era l’equivalente della sigaretta dopo l’amplesso.

In alcuni casi il tizio col sax che accompagna la scena di sesso non faceva nemmeno in tempo a prendere tre note che già i due erano sudati fradici

Rarissimi i preliminari quando la regia e la sceneggiatura portano firma maschile. Non è così nella vita diciamolo! Non infiliamo queste prospettive nella testa delle donne di domani, perché sapete qual è il rischio? Che poi finiscano per essere deluse dal missionario in calzini bianchi della Lotto.

Scene sotto la doccia che sono contro le leggi della fisica: non so voi ma se sto mezz’ora sotto il getto dell’acqua calda, oltre a ricrescermi i peli appena depilati, mi servono tre etti di liquirizie per rialzare la pressione. E non è vero che l’acqua lubrifica! Schizza negli occhi e da fastidio. Mai vista poi una con la cuffia in testa per non bagnare i capelli, di quelle coi fiorellini e il ricamino sull’elastico che più che molto sesso fanno tanto Zia Filomena.

Senza contare che sotto la doccia le dimensioni contano: provate nel classico box 80 x 80 e ditemi se non finite per scrivere “aiuto” con le chiappe sui vetri.

Le lavatrici lasciamole perdere, io ho mezzo reparto di Sephora che tintinna e traballa ad ogni centrifuga, il mio sedere di certo sarebbe di troppo e in secondo luogo, per l’altezza media di noi italiani, dovrebbero produrre lavatrici un filino più basse. Così, parlando di ergonomia spiccia.

Ho visto uomini saperci fare davvero

Come se conoscessero quel mondo fatto di dettagli e di gesti che tanto piace alla mente di noi donne. Cose sottili, impalpabili ma fondamentali per farci perdere testa e mutandine. Ho visto Gerard Butler riconquistare la sua ex moglie Jennifer Aniston sussurrando le cose giuste a cena anche se era vestito come un tirolese alla messa della domenica. E non parlo di aragoste, champagne, fiori e compagnia bella. Parlo di occhi, di mani, di labbra…

Uomini che slacciano reggiseni con una sola mano

Un solo gesto: rapido, sicuro. A luci spente e senza guardare. (chorus: ahahahaha ma vaaaa). Vi assicuro che i reggiseni erano come i nostri, non avevano istruzioni in braille o gancetti dall’apertura facilitata. Niente velcro giuro! Ho visto zip che non hanno niente in comune con quelle di Zara: giù lisce e leggere che parevano spruzzate con lo Svitol. Non a scatti, tenendo i lembi di tessuto con l’altra mano e “Aspetta un secondo ti aiuto” o “No! Non tirare, ecco adesso prova” o i “Senti famo col vestito che famo prima”.

Ho visto depilazioni sempre perfette, intimo La Perla dal lunedì alla domenica a qualsivoglia orario e udite udite coordinato!

Mai una mutanda bianca della Sloggi, neanche in un premestruo di novembre di quelli che tanto sto a casa chi se ne frega se sembra io abbia quattro chiappe

Ascensori che non fanno fermate prima del piano orgasmo, le porte si aprono soltanto mentre lei si sistema la gonna e lui stringe il nodo alla cravatta. Mai e dico mai una chiamata tra piano terra e superattico del centunesimo piano, mai! Sesso in taxi, ma quando mai! E non parlo della palpatina di nascosto, preludio della serata a venire, parlo proprio dell’atto.

Ma quale tassista a Milano vi lascerebbe trombare sui posteriori mentre vi porta in Corso Como a bere una cosa?!

Ma nessuno! Se appena ti spingi a dire qualcosa oltre il numero civico della destinazione si mettono ad ammorbarti le palle con la storia di Uber che a te già passano le fantasie.

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