Incubi ad occhi aperti e la to do list

cambio_borsa_pannolino

Se la prima gravidanza scorre lenta e oziosa, scandita dal ritmo delle coccole, la seconda è sicuramente più impegnativa. Le settimane volano e a ricordarcelo c’è il calendario appeso in cucina, i quali mesi corrono veloci come lo strappo che ne scandisce la fine. La pancia cresce velocemente ma ci si rende conto di questa meravigliosa lievitazione soltanto quando si inizia a fare fatica nel compiere piccoli gesti quotidiani: allacciare le scarpe a tuo figlio, infilare le tue, andare a recuperare quel mattoncino Lego – ovviamente insostituibile anche se identico ad altri cento – finito sotto al divano.

Succede così che si vada a dormire ma che gli occhi restino aperti distratti e fissi sul soffitto e complice il bruciore di stomaco si inizi a stilare la solita to do list infinita

Un incontro tra me e l’altra me, quelle due che non hanno tempo durante il giorno di fermarsi un secondo e fare il punto della situazione. Quelle che se anche il momento lo trovano quando si guardano si dimenticano cosa dovevano dirsi.

“Il lettino è montato e posizionato, il passeggino è stato aperto e chiuso seicento volte circa e sembra aver superato i rigorosissimi test noti ai più come: tira su, tira giù, monta e smonta, aggancia, sgancia. La valigia per l’ospedale l’ho chiusa. L’ho chiusa? Domani ricontrollo se ci ho messo dentro tutto o se manca qualcosa. I cambi per l’ospedale erano quattro o cinque? Va bè io ne faccio otto così vado sul sicuro, si sa mai che mi tocchi un cesareo e la degenza si prolunghi. La borsa del cambio! Ecco cosa manca.” 

La borsa del cambio è uno dei fondamenti per una mamma

Un indispensabile kit di emergenza per le insidie urbane quotidiane; un’amica solidale quando il fidanzato ti molla, una piega perfetta quando ti vedi un cesso e quel vestito della tua taglia al 50% di sconto non sono niente in confronto.

Ma vi immaginate quanti imprevisti possono accadere? Certo, ve lo immaginate di sicuro: ristoranti senza fasciatoi, negozi non praticabili con un passeggino, case comunali e uffici senza ascensori e via dicendo. Ma ciò che non immaginate probabilmente è che l’imprevisto è così chiamato perché ha la capacità di palesarsi proprio nel momento più sbagliato della giornata. Ad esempio quando si è distanti chilometri e chilometri dalla soluzione, quando piove a dirotto o quando tutte le dodici farmacie alle quali ti sei fermata con la macchina, tirato giù il neonato piangente, il passeggino e le tue preghiere, non hanno quel benedetto ciuccio. L’unico che calma il pianto di tuo figlio e che a te è appena caduto nel water.

Succede a tutte, vi assicuro. Ma si impara l’arte dell’organizzazione e della sopravvivenza, che Will Smith nel film “Io sono leggenda” in confronto è una barzelletta.

“Domani penserò alla borsa per il cambio, preparerò tutto il necessario. Anzi magari ne preparo due: una da lasciare in auto e una per il passeggino. Non voglio trovarmi come quella volta in macchina, era novembre mi pare, Tommy aveva fatto la cacca, una cacca da neonato. Convinta di avere i pannolini mi fermo e mi infilo tra i sedili posteriori per cambiarlo. Incastrata e già sudata preparo la traversina. Sdraio Tommy, lo svesto e nel togliergli il pannolino mi sporco la mano destra di cacca. Cerco le salviette umidificate con la sinistra fra sonaglini e pupazzetti ma niente. 

Intanto Tommy rotola nell’incavo dei sedili. Ma perché sono così inclinati?

Trovo un fazzoletto, mi pulisco le mani e le unisco a mo’ di preghiera, poi vado dietro a vedere se nel bagagliaio qualche santo nel frattempo ha riposto il necessario per evitare la catastrofe. 

Niente, risalgo in auto.

Guardo Tommy e lo ammetto gli ho chiesto se cacare in quel momento fosse stato il primo di una lunga serie di atti di ribellione che avrebbe messo in atto da adolescente. Non posso rimettergli quel pannolino, ma nemmeno lasciarlo nudo fino a casa, siamo troppo lontani e fa freddo. I vapori tossici che produce il contenuto del pannolino iniziano a darmi i primi segni di allucinazione.

Non mollo, l’ha già fatto lui, se mollo anch’io è finita.

Cerco e rovisto, qualcosa troverò. Un asciugamano, una copertina…tutto d’un tratto eccola lì. Mi guardava dal sacchetto sotto al sedile: la mutandina acquatica. Quella in neoprene tipo guainetta che si infila – a fatica – al neonato prima della piscina. Quella simile a quella che si usa ai matrimoni per sembrare più magre, salvo poi toglierla la sera e avere quattro tette perché le maniglie dell’amore sono state traslate verso l’alto. Ormai in una sauna maleodorante gli infilo quella e ci dirigiamo sfiniti verso casa. No, non voglio ripetere l’esperienza. Domani la missione è: fare la borsa del cambio!”

Da allora ho imparato la lezione e in auto ho tutto il necessario per fronteggiare vari e – neanche troppo – eventuali incidenti di percorso. Dal cambio in versione quattro stagioni alla scorta di bavaglini. Dal ciuccio di emergenza, custodito in un cassetto al profumo di naftalina come un maglione dalla nonna, alla copertina leggera che fa freddo ma anche caldo, e c’è il sole e serve ombra sulla carrozzina.  

Se volete anche voi evitare scampagnate dell’orrore come la sottoscritta potete andare su  www.miscappalapipi.it. Troverete la vostra borsa del cambio ideale insieme a tanti validissimi prodotti attenti all’ambiente e perché no farvi raccontare da Sara qual è stato l’imprevisto più tragicomico che ha incontrato nella sua vita. 

Io invece aspetto che voi raccontiate a me il vostro!

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