Il socio Virgin non va in palestra, lui si allena!

Il socio Virgin non va in palestra, lui si allena!

Quando ti iscrivi in Virgin non stai iniziando a frequentare una banalissima palestra. Stai diventando socio di un club. Teoricamente uno di quei pesetti da un chilo è tecnicamente tuo.

Tutto ti è chiaro non appena varchi la fotocellula che apre le scorrevoli dell’ingresso.
Se hai già il borsone nessuno ti fila di pezza. Al tuo “Ciao, buongiorno” una timida e incerta increspatura a lato del labbro appare sul volto della bella sidainontelamenare di turno dietro al desk.
Se invece non hai la borsa in spalla alle receptionists si stampa subito un sorriso sbiancato a 32 denti, quasi accennano un inchino, addirittura una luce sacra sembra apparire dietro le loro sagome.

Tu la borsa non ce l’hai e quindi ti spettano i salamelecchi.

Saluti e chiedi qualche informazione sulle varie tipologie di abbonamento

Senza impegno eh, solo per farci un pensiero. Lei prende un cordless e chiama un consulente. A quel punto provi a tirarti indietro: dici che non hai tempo, che devi tornare in ufficio, che hai parcheggiato sui binari di un tram che neanche passa di lì ma niente. Lei ti guarda, ancora sotto paresi da sorriso forzato, con gli occhi di una che la sua provvigione non intende mollarla per niente. Ti fa accomodare su una poltroncina e torna ligia ai suoi doveri al desk.

Arriva una ragazza, con fare gentile ti saluta e ti invita a fare quelle due chiacchiere che ben presto si riveleranno un monologo, il suo. Penna e foglio di iscrizione alla mano, inizia a chiamarti per nome, come le migliori strategie di marketing insegnano. Disegna schemini, somma importi, scrive parole. Tot. al mese, per tre mesi, invece se facciamo i sei mesi risparmi e paghi tot. Le dico gentilmente che mi interessa frequentare per tre mesi, lei mi risponde con la promozione sull’iscrizione di un anno intero.

Non ci capiamo

Lei capisce che vuoi risparmiare, così ti propone la vantaggiosissima offerta per 36 mesi. Trentasei mesi? Devo fare a mente dodici, ventiquattro, trentasei per realizzare che stiamo parlando di tre anni. Tre anni di abbonamento per una che oggi fa Pilates e domani Spinning e poi un cazzo per altri sei mesi. Io voglio fare solo tre mesi, rassodare le chiappe e portarmele al mare.

Lei continua con i conti per altri dieci minuti, poi si rassegna. Fa l’ultimo tentativo dicendomi che mi regala tre mesi se scelgo di pagare con RID bancario. Ma io rifiuto. Questa storia la conosco, poi mi ritrovo iscritta per taciti rinnovi fino a che non mi basteranno i Tena Lady per le perdite urinarie della terza età.

No! Pago subito. La smette, mi regala un mese ma il borsone me lo posso scordare

Sul borsone devo soffermarmi. Può sembrare un gadget da niente ma ci si rende subito conto del contrario non appena si varca la soglia dello spogliatoio femminile. Il borsone è indice di importanza, se non ce l’hai non sei nessuno, sei il sottoproletariato del fitness. Te ne accorgi non appena appoggi la tua squallidissima borsa Domyos da 5,99 euro, in tela di sacco grigio dell’immondizia, sulle panche in wengè. Ecco che ti senti addosso gli sguardi di disprezzo, manco avessi mollato una scoreggia mimando l’accensione a pedivella del motorino.
Se poi ti presenti con borsoni di altre palestre vieni immediatamente ghettizzata.

Se non hai la borsa Virgin sei out

Mentre stai scegliendo in quale armadietto infilare i tuoi quattro stracci, compreso il borsone scarlatto, ti accorgi subito di quanto le donne talvolta sappiano essere peggio degli uomini. Sì perché i nostri cari maschietti forse vanno in giro con il righello per giocare a chi ce l’ha più lungo ma alcune donne, credetemi, si spalmano la crema pensando di essere sotto visita ginecologica. Ogni pudore sembra scivolare sul saponette di esibizionismo.

Il primo giorno ad aspettarti c’è un altro colloquio: quello con il Personal Trainer

Aria da macho, di quelli che pure per bere una tazzina di espresso contraggono braccio, avambraccio e deltoide manco avessero in mano una tazza in piombo pressofuso. Dopo le presentazioni parte con la dieta che lui chiama i consigli alimentari. Un foglio in word così povero da sembrare un mio compito in classe delle superiori di latino da 4 meno meno. I giorni della settimana sono segnati tutti ma sotto di loro mancano un sacco di cose, ad esempio: i carboidrati, il ragù della domenica, la pizza 4 stagioni e lo gnocco fritto col culatello di Zibello. Neanche l’ombra della bresaola, che ci ho messo anni a farmela piacere perché convinta fosse un salume magro e invece ha più sale che manzo. Non esagerare con i condimenti: un cucchiaino da caffè di olio in mezzo metro cubo di lattuga può bastare.
Un attimo dov’è il caffè? Non scherziamo, sul caffè non si discute.

Si passa poi a parlare di obiettivi. I miei: culo di Belèn, addome di Shakira e braccia senza tendina ché vorrei salutare le persone senza sentire i tricipiti che ballano la lambada. Solite richieste femminili, tutto e subito, possibilmente in quindici giorni.

Per testare la tua prestanza fisica il Personal Trainer ti propone qualche esercizio in sala e, sulla base della tua resistenza, crea una scheda di allenamento. Tenete bene a mente questa parola perché

IL SOCIO VIRGIN NON VA IN PALESTRA

LUI SI ALLENA

Per il primo giorno ti fa alzare due pesetti, correre un po’ sul tapis roulant e tu naturalmente ti sforzi per non fare la figura della culo-divano-agonista. Cerchi di non sudare, di sembrare fresca e per nulla affaticata, tenti anche di rispondere alle domande mentre corri – a velocità 5.2 e pendenza 0 – ma ti stanno sudando anche le stringhe delle Nike Huarache che fanno tanto la runner che proprio non sei.

Ora hai la tua scheda, il tuo piano alimentare e sei pronta per la tua prima sessione da sola. Entri nello spogliatoio a occhi bassi, non c’è nessuno, scegli l’armadietto zona cesso perché è sempre appartato. Ti cambi. Puntualmente dalle docce arriva la cagacazzo dell’armadietto di fianco al tuo che, ça va sans dire, te devi levà te.
Lei non schioda, manco fosse un posto auto riservato in centro a Milano. Minacciando l’imminente nudità con una bustina di Somatoline in mano vince a mani basse, te ne vai per non scoprire dove tiene le culottes des cheval.

Sali e stringi un po’ di amicizia con gli attrezzi prima che inizi il corso di tonificazione.

Non può una borsa con dentro scarpe da ginnastica farti sentire fuori luogo, no! A quello ci pensa: la tutina

In Virgin non puoi non notare quanto l’outfit sia fondamentale. Dimenticate vecchie tute felpate e pesanti, qui vanno i tessuti performanti, tecnici, di quelli che stimolano la circolazione e calzano come una seconda pelle. Non vanno bene neanche le t-shirt bianche anonime della Fruit of the loom, bisogna avere il top sportivo in tinta con il leggings. Il fucsia va per la maggiore come il giallo fluo e il black & white. Le scarpe poi sono un argomento caldo: devono avere gli ammortizzatori, essere leggerissime, morbide. La parola chiave è performance, altrimenti per fare quel chilometro scarso di camminata sul tappeto rischi di rovinare le ginocchia.

Sala corsi: entri e cerchi di sistemarti verso il fondo, angolo destro possibilmente. Se non arrivi almeno 15 minuti prima ciccia, ti toccano le file centrali, quelle dove si rischiano gli zigomi ad ogni torsione con bilanciere del vicino. Le donne con la tutina non sudano, sono inverosimilmente truccate, alcune con rossetto rosso e eye-liner che comecazzoèchenoncola. Non raccolgono nemmeno i capelli che restano perfettamente in piega anche dietro al collo dove al resto del mondo sarebbe cresciuto il muschio dopo 50 minuti di Step Tone. Ho visto uomini perdere la dignità posizionandosi strategicamente dietro a belle fanciulle in short e top durante lezioni a base di squat

Allenarsi in Virgin non è per tutti, sicuramente non per me

Io che entro convinta e sbatto sempre nei tornelli d’ingresso perché la scheda non mi regala mai la luce verde alla prima strisciata.

Non fa per me perché mi piace stare nelle file dietro, con il culo rivolto al muro. Non mi piace perché ho troppe magliette della Fruit Of The Loom che camuffano la pancetta e perché al bar fanno solo roba light ed io dopo aver fatto fatica voglio mangiare.



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