Il mare stanca i bambini, soprattutto quelli sulla trentina

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Quante volte mi sono sentita dire la frase: il mare stanca i bambini.
Sono totalmente d’accordo con questa affermazione a patto che includa quelli sopra la trentina.

Sì perché i bimbi in realtà sembrano molto attivi, più del solito. Piccoli spuntini e micro-pisolini sono sufficienti a garantire il loro fabbisogno quotidiano di energie. Ho visto mio figlio piangere dalla stanchezza, dopo mezza giornata di mare, addormentarsi per sette minuti e svegliarsi fresco e riposato. Puntualmente davanti alla sala giochi del lungomare.
I bambini al mare si divertono, loro sanno che mamma e papà sono fuori dal loro territorio e quindi più facilmente dominabili. Le certezze dei genitori sono labili: angolini del castigo e punizioni sono tutti da reinventare in vacanza.

I bambini si stancano è vero ma qualcuno li ha mai guardati davvero questi genitori?

Tutti si concentrano su quelli sotto al metro ma, vi assicuro, se qualcuno al mare si stanca davvero quelli sono mamma e papà.

Al mattino si aggirano come zombie fra i tavolini dei bar. Hanno dormito poco/male o poco e male, in mano una bella scorta di caffeina, zuccheri e carboidrati appena sufficiente ad arrivare in spiaggia e piantare l’ombrellone. I figli piagnucolano e rovesciano il succo, loro con mezza brioche tra i denti rimediano come possono. Gli altri, senza figli, li guardano malissimo.

È presto ma già tardi per trovare posto davanti alla battigia: il posto per cui ogni genitore, pur di aggiudicarselo, sarebbe disposto a spezzare anziani femori. Per stendere lì gli asciugamani dicono si debba uscire di casa nella notte, vestiti di nero per non dare nell’occhio. Come i ladri. I più malfidenti sono convinti ci sia un giro di mazzette sulla prima fila, per infilarsi tra la sciura con la sdraio in plastica fluo e la coppietta straniera che legge si dice che si paghi salato.
Niente, loro trovano posto dietro, dove non gira un alito di vento. Si sistemano e si arrendono subito alla sabbia sui teli mare, non ci fanno nemmeno più caso ormai. Spalmano quintali di crema 50+ su corpicini reticenti e unti che scivolano via e spiegano quel migliaio di volte che è presto per fare il bagno.
Il papà gonfia braccioli, salvagenti, palloni e materassini dalle forme bizzarre rischiando di svenire faccia sulla sabbia.
Completata la preparazione vanno verso il bagnasciuga. Le braccia piene di secchielli, palette e formine, sì anche quella appena caduta che mamma spera suo figlio non veda ma che invece vede e pur avendo le mani libere non riesce proprio a raccogliere.
Prima un bel castello da distruggere, poi una mega buca dove nascondersi, poi una pista, un vulcano con la sabbia molle e finalmente il bagno. I genitori, impanati come due arancini, si possono finalmente immergere per togliersi la sabbia dalle chiappe.

A mezzogiorno per quelli con i figli piccoli scatta il fuggi fuggi. Mentre le coppie senza figli si apprestano ad arrivare, sbadigliando e con i visi belli riposati loro, un tantino invidiosi, chiudono ombrelloni, piegano spugne e trascinano pesantissimi passeggini solcando la sabbia rovente.
Segue la doccia, il pranzo e finalmente il riposino pomeridiano. Breve ma intenso. Un piccolo pit-stop che permette loro di arrivare a sera senza perdere la lucidità.

Il pomeriggio in spiaggia si svolge esattamente come il mattino: gonfia, spalma, urla, scava, corri.

La sera escono e passeggiano, si riversano tutti sul lungomare e per le vie del centro. Vanno avanti e indietro con i loro passeggini, sperando che riescano a bersi una birra fresca in santa pace. Si incontrano più volte: in gelateria, alla sala giochi, sui gonfiabili, nel parchetto aperto anche la sera, sulle macchinine. Ad ogni incontro paiono più provati, le carrozzine dapprima cullate vengono ora strattonate e le ninne-nanne sussurrate amorevolmente diventano cantate nervosamente a denti stretti.
Intorno alle 23.30 a tutti (anche alle mamme che dicono perdincibacco) si accende un enorme masticazzi a saperlo stavo a Milano intermittente e colorato sulla fronteTornano a casa portando bambini mezzi addormentati sulle spalle, se ne vanno a dormire concedendosi quel tempo d’oro che gli è concesso. Non ne sprecano nemmeno un po’, di quel tempo, sapendo che il nuovo giorno è vicino e la scaletta sarà la medesima.

Forse la verità è che quando si diventa genitore il vocabolo vacanze si riferisce principalmente ai figli, per gli adulti utilizziamo trasferta che rende meglio l’idea.

E allora la prossima volta che i due incontreranno la coppietta senza figli al mare io son certa che, passandogli accanto, voleranno delle belle ciabattate di sabbia, di quelle che ops scusami tanto, ti è arrivata negli occhi? 

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