I primi quaranta giorni delle mamme, ma anche qualcuno di più

quaranta giorni mamme

Avete presente quelle scene utopiche dove lei guarda lui innamorata e serena con in braccio il loro bambino? Sì quelle da pubblicità medio borghesi dove tanti sono i sorrisi felici quanti i grassi idrogenati nel prodotto dolciario di turno. Lei: piega perfetta, ricrescita zero, quattro figli dei quali uno ancora col moncone del cordone. Lui: sbarbato di fresco, pronto per l’ufficio, con la camicia inverosimilmente stirata e inamidata.

Io ricordo che delle merendine a casa mia c’era solo la scatola vuota

Quella che resta nella dispensa perché nessuno ha voglia di ammettere di aver mangiato l’ultima brioche. Quella che distrugge le tue golosissime aspettative non appena ci infili la mano e ti accorgi esser vuota.

Sono stata dimessa quarantott’ore dopo la nascita di Doppia T, come la maggior parte delle neo-mamme che hanno avuto un parto fisiologico, scaraventata in una casa che aveva un frigo vuoto, una torta ormai non più fragrante e un sacco di cose da sistemare. Varcata la soglia ho iniziato a piangere: il lettino non era pronto, le piccole lenzuola azzurre che avevo scelto per dare il benvenuto a Thomas erano ancora da stirare, il seggiolone doveva ancora essere montato. Era già sera ed io volevo solo dormire, non dormivo da giorni. Doppia T piangeva, strillava. Non lo capivo, forse aveva fame ma il mio latte non arrivava, ero frustrata e parecchio in crisi.

Era tutto nuovo quel mondo che poco assomigliava all’idea che me ne ero fatta

Ricordo che la sera, quando Stefano tornava dal lavoro, trovavo un momento per me. Ogni volta che mi abbandonavo sotto il getto bollente di una doccia di fine febbraio piangevo. Mi sentivo così sola con quel piccolo esserino nelle mie braccia incerte e goffe.

A tre anni di distanza ripenso a quel periodo ricordandone le emozioni contrastanti del puerperio: sono stata felice e mi sono sentita soffocare, mi sono vista brutta e trascurata ma anche con un bellissimo sorriso nuovo. Ho amato allattare e l’ho odiato allo stesso tempo. Perché l’ho capito dopo che sarei stata mamma a modo mio, che non avrei dovuto seguire tutti quei consigli che le persone dispensano anche quando non richiesti. Perché avrei dovuto delegare un po’ di più, prendermi qualche momento per me – e parlo proprio di momenti – senza sentirmi una pessima madre per questo. Avrei dovuto capire che le neo-mamme non erano sempre felici come volevano farmi credere, a volte si sono incazzate anche loro con lo specchio, altre hanno temporeggiato come me prima di alzare la testa dal cuscino e fiondarsi alla culla, spesso hanno sbuffato e alzato gli occhi al cielo ma ciò non toglie che siano ottime mamme a modo loro.

Ma allora perché nessuno ha il coraggio di dire che il puerperio è un momento durissimo? Determinato da alti e bassi emotivi e umorali che a confronto il pre-ciclo è una passeggiata al centro termale.

Perché non si può dire che a volte le giornate sono uno schifo senza essere guardate come aliene? Non siamo come quelle pubblicità, questa è la verità. Perché negli spot i punti non tirano mai, le emorroidi non si vedono e le ragadi al seno non esistono. Non si vedono neo-mamme con le occhiaie che divorano biscotti durante la poppata notturna e nemmeno quelle in preda ad attacchi isterici da pianto inconsolabile del neonato. Ma ricordate che ciò che non si vede non significa che non esista.

E allora impariamo a vuotare il sacco, a tirare fuori i pensieri positivi e negativi perché entrambi sono parte dell’essere umano. Smettiamola di chiederci cosa pensano gli altri perché se c’è una cosa che ho imparato è che dietro a merletti e fiocchetti c’è una schiera di mamme pronte a giudicare come apprensiva la mamma con le salviette di Amuchina e con l’altro indice tacciarne un’altra di superficialità mentre guarda suo figlio mangiarsi la terra della sabbiera. Giudicano per trovare conferme, per sentirsi migliori, perché tutte vorremmo essere madri perfette ma ahinoi la perfezione non è reale.

La verità è che le vostre sicurezze ve le dovrete costruire da sole guardando vostro figlio ogni giorno, contando i sorrisi spalanca gengive e i rotolini su pancia e cosce. Solo loro saranno lo specchio del vostro operato, solo così accetterete ogni cambiamento…con tutte le vostre meravigliose imperfezioni.

Trentanove settimane + due torna mercoledì prossimo con l’ultimo appuntamento.
I precedenti qui:
Una lineetta alla finestra, storia di un concepimento
Gravidanza, i nove mesi di Doppi T nel monolocale
La verità che nessuno vi ha detto sul parto

Credit Photo: Francesco Brunello

3 comments

  1. Ho riso un sacco leggendo questo articolo perché è proprio così che è andata a me col mio primo bambino per il secondo ho imparato ad ascoltare me stessa e non gli altri e così sta andando una meraviglia

    1. …ci sentiamo troppo impacciate e non ci ascoltiamo abbastanza. Sarà perché è un “compito” importantissimo e quindi pretendiamo sempre di dare il meglio…
      Io per adesso ho un figlio soltanto se dovesse arrivare il secondo ti aggiornerò, ma sono anch’io convinta che mi farei molte meno paranoie.
      Un grande abbraccio <3

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