Grazie Sig. Zara, ci mancavano le nappe

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Io adoro Zara: il colosso spagnolo della moda democratica.

L’azienda che ha risposto al grande bisogno di noi donne di essere fashion senza ipotecare casa, figli ed eventuali cani falsificando il pedigree. Un marchio che si è posizionato fra la Standa e le boutique di lusso, quelle che altrimenti potremmo frequentare soltanto vendendo i reni al mercato nero del quadrilatero milanese della moda.
Certo, non bisogna aspettarsi qualità dei tessuti, durabilità dei capi, unicità dei modelli; non dobbiamo prendercela quando ad una festa su 27 esemplari femminili 24 hanno lo stesso vestitino Zara. È il prezzo da pagare, insieme al prurito per quel 2% di lana sia chiaro.
Zara ci risolve il quotidiano, l’ufficio, la serata, i Natali, i matrimoni, ci rende felici per 17,95/29,95/39,95/49,95.
Le commesse non ti alitano sul collo dall’ingresso alla cassa, sono sempre intente a spostare pile di jeans da un espositore all’altro. Infatti se entri da Zara il lunedì, vedi un paio di pantaloni, li provi, ci pensi su e torni a comprarli il martedì stai pur certo che non saranno più nel posto dove li avevi visti. È una specie di politica aziendale sul visual merchandising modalità acchiapparella.
Marchio democratico dicevamo, non fosse per le ultime 457 collezioni.

Vogliamo dire tutte in coro al Sig. Zara che di questi stracazzo di volants siamo esauste?

Maglioni con i volants, camicie con i volants, t-shirt con i volants, gonne con i volants.
Ecco i volants non sono democratici, non stanno bene a chi è normopeso né a chi ha una taglia sopra la prima scarsa o sopra la 10 anni. Lasciamole lì le balze, a morire dimenticate nei camerini insieme alla (tanta) polvere che vi ostinate a lasciare lì.
Scartati i volants quindi cosa resta? Le maniche a palloncino ovviamente. Ovunque (anche in combo con le balze) non esiste più una maglia, un maglione, una felpa con maniche normali.
Belle eh, scenografiche certo. Peccato però che a febbraio, anche se i giorni della merla sono passati da un pezzo, io senta l’esigenza di uscire di casa con il cappotto e che le suddette maniche non entrino in nessuno dei capispalla che ho nell’armadio: cappotti, piumini, parka, giacconi e compagnia bella.
Ci provo, mi impegno, faccio il pugnetto con il maglione come fanno i bambini, infilo il braccio nella manica e quando ci entra è praticamente sottovuoto. Sotto l’ascella resta un avanzo di stoffa che ovunque tenti di piazzarlo non permette la chiusura dei bottoni, l’orlo sale lasciando l’ombelico scoperto.
Con le movenze di un omino di latta sono pronta; menomale che stasera guida lui, altrimenti riuscirebbe a mettere la quinta?

Santissimo Giorgio (Armani) ci sarà qualcosa in questo negozio abbia un fit regolare? Normale, tradizionale, banale perché no.

Qualcosa senza perle, pelo finto di pessima qualità, scritte senza senso? No. Il mondo secondo Zara non ha vie di mezzo, si divide in: cropped e oversized.
Che tradotto in spicci sono: il Rag. Fantozzi e il Rag. Filini in frac alla festa della Contessa Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare. Presente?
Le felpe sono sotto al ginocchio o sopra l’ombelico, vie di mezzo non pervenute.
Belle, se hai la stessa fisicità di un Swiffer.
Ma il Sig. Zara te lo dice, lui sul sito te lo scrive che la modella è alta 185 cm più 15 cm di capelli afro che slanciano. Lui ti avvisa, sei tu che non ascolti e piuttosto ti prometti di cotonarti un po’ i capelli.

Adesso sul sito ci sono i nuovi arrivi e i fescion desainers ci regalano un’altra perla: le nappe.

Quest’anno saremo tutte un po’ gipsy, figlie dei fiori. Il mood sono gli anni settanta, i ricami, i pantaloni a zampa, le stampe floreali e le nappe. Giuro sono entusiasta e non vedo l’ora di scoprire con quanta difficoltà riuscirò a farmi un bidet con quaranta nappine colorate appese al polsino. Già mi immagino a litigare col Chilli, tenendomi su la manica destra con i denti stretti mentre li maledico tutti.

Non sto proprio nella pelle, anzi voglio dire grazie al Sig. Zara.

Grazie per i camerini infami, perché se riusciamo a piacerci nonostante quella stronza di una luce zenitale allora abbiamo vinto.
Grazie per i jeans che si slabbrano solo in vita.
Grazie per le camicie con le maniche a palloncino che mettiamo una sola volta e non riusciamo poi a stirare.
Grazie per le sciarpe così lunghe da tirare su i mozziconi per strada.
Grazie per le tutine estive, quelle che se alzi le braccia ti squarci la patafiola fino all’ombelico.
Grazie per i maglioni che prudono. E sa solo dio quanto.
Grazie per gli orecchini che pesano quanto una teglia di lasagne di nonna Carmela.
Grazie per le cerniere che non salgono e che quando salgono lo fanno in un colpo solo prendendo con sé brandelli di pelle.
Grazie per i crop top che ci fanno venire lo squaraus per uno spiffero in corridoio.
Grazie per i cappotti taglio maschile che ci regalano la forma a parallelepipedo senza culo.
E sì, grazie per le nappe sui polsini, perché ci ricordi che è la moda ad essere inadeguata spesse volte, non noi.

Grazie sempre Sig. Zara.

2 comments

    1. Eh lo so. Quello è un tasto davvero dolente che andrebbe trattato più seriamente. Da canto mio sto cercando di diventare più consapevole. Un abbraccio grande Veronica, a te e ad Alessandro.

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