Gravidanza, i nove mesi di Doppia T nel monolocale

gravidanza

Sono rimasta incinta pochi giorni prima dell’inizio dell’estate, il sole era caldo ma non era ancora arrivata l’afa, quella della tipica estate milanese.

Ho fatto il test di gravidanza la mattina di un giorno qualunque che è diventato il giorno dei giorni

In quella finestrella non c’era solo il segno +, c’era l’intersezione di due linee in un punto. Un punto che sarebbe stato solo una partenza verso il futuro, il nostro. L’incrocio di due vite, la mia e la sua. C’era una promessa, un patto, un sigillo autentico come quelli rossi della ceralacca sulle buste. Quella lineetta era insieme paura e felicità, coraggio e amore

All’epoca fumavo ancora, brutto vizio. Fatto il test ho buttato le sigarette nel water e il pacchetto in pattumiera: quello per me era il momento buono per essere migliore, per non deludere quella vita che stava iniziando a crescere dentro me. Per offrirgli il meglio del mio corpo, che sarebbe stato la sua casa nei mesi a venire.

Ero eccitata, volevo trovare un modo carino per dirlo a Stefano: comprare un ciuccio, un biberon, scrivere una lettera, fare una torta, una caccia al tesoro…non so. Volevo fare qualcosa per dare il giusto risalto a quel momento; vivevo una sensazione di gioia incontenibile. Avrei persino imparato il punto croce, ho pensato anche al decoupage e agli orrendi contenitori che avrei potuto creare ma alla fine – per fortuna – la mia impazienza ha fatto si che prendessi il telefono. Non avrei resistito quasi 10 ore con questo segreto a forma di chicco di riso e mentre ancora Stefano era sulla strada verso il lavoro gliel’ho detto. Lui è rimasto senza parole ma sentivo il rumore del luccichio dei suoi occhi che col sole diventano verdi.

Come quando nei cartoni animati c’è la fata che con la bacchetta fa la magia, ecco il rumore di quelle stelline dorate…

I primi mesi la pancia non si vedeva ed io mi sentivo una supereroina, sentivo il potere di custodire la vita dentro di me senza che nessuno se ne accorgesse. Era il segreto più bello, quel chicco di riso era diventato prima un fagiolo e poi una noce ed era sempre con me. Ricordo il sonno di quei primi tre mesi, sprofondavo sul cuscino – ma andavano bene anche tavoli, sgabelli, pouff… – e vivevo i sogni più belli. Come quando vai a dormire dopo una giornata sugli sci e una doccia: le gambe stanche e tanto pesanti da non sentirle. L’abbandono totale al buio delle palpebre.

Ricordo le ansie, le paure…le preghiere. Il bicarbonato per lavare la frutta e la Rilastil anche sulle caviglie, paure differenti che viaggiavano sullo stesso binario.

Non ho avuto nausee, a parte al mare, in quelle tre settimane di agosto in terra toscana nelle quali ho patito la mancanza della ciccia, ma mi bastava bere acqua e limone per placarle. Quante fiorentine ho visto passare davanti a me e andare al tavolo accanto mentre nel mio piatto solo fettine cotte e stracotte. Niente tagliere di salumi per noi, ma d’altronde si sa che le fortunate immuni alla toxoplasmosi sono poche e generalmente quelle poche non sono amanti del prosciutto crudo. Chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti rischia la toxo.

In fondo è andata meglio così, al rientro sono iniziati i bruciori di stomaco e pur seguendo un’alimentazione sana e leggera non c’è stato verso di debellarli. Chi diceva fossero i capelli, chi diceva fosse maschio… era semplicemente il progesterone che allentando la valvola dell’esofago può dare questo disturbo. Da una parte forse è stata la mia salvezza per contenere l’aumento esponenziale del peso e aiutarmi a mangiare sano, nella mia Vuitton Maalox e mele non potevano mancare.

Comunque i più scaramantici ci hanno preso, il mio bimbo era un bel maschietto.

Mentre passavano i mesi il fisico cambiava e la fatica iniziava a farsi sentire. Il peso gravava sulla schiena e svegliava il nervo sciatico e anche me la notte. La bilancia gridava pietà ma i miei capelli erano talmente belli che non me ne importava, le scarpe entravano ma per uscire avevano bisogno di aiuto, i miei piedi hanno guadagnato mezzo numero da allora.

I preparativi per l’arrivo di Doppia T procedevano a passo svelto come i suoi calcetti, il suo guardaroba era pronto ad accogliere su quelle grucce mignon tutte quelle fantastiche tutine che mamma e papà avevano comprato. Ricordo ancora la tenerezza nel guardare lo stendino pieno zeppo di body puliti e profumati di buono.

A volte entravo in crisi: non mi sentivo ancora mamma e questa sensazione mi preoccupava ma col tempo ho potuto capire e capirmi: l’amore per me è un odore, un sapore, un dettaglio..

In nove mesi crescono i figli ma anche le donne, nascono i figli e insieme le mamme

Non è sempre automatico, a volte l’amore cresce allo strappar delle pagine sul calendario. Forse sono una di quelle mamme che si è sentita tale quando ha preso suo figlio in braccio e l’ha guardato negli occhi due ore prima di mangiare un panino con il San Daniele.

gravidanza 2

Non ho mai smesso di guidare, di salire le scale, di pulire, di fare la spesa…ho avuto una gravidanza meravigliosa e sono stata fortunata. Ricordo che ha nevicato quell’inverno e noi andavamo a camminare. Le riviste, che leggevo in cerca di un conforto sulle ore di sonno nel puerperio, dicevano di ascoltare Mozart e Beethoven ma io preferivo gli Stones. Doppia T era in posizione podalica  e le probabilità che si girasse erano ormai davvero scarse così iniziai l’iter per il parto cesareo che di programmato non ha avuto proprio un bel niente.

Mercoledì prossimo sul blog il racconto del parto. Restate lì che arrivo.

Vi siete persi il primo appuntamento? Ecco il link

Per le immagini grazie a Danilo Renato Floreani, amico e fotografo eccezionale.

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