Eppi Bordei Edoardino

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Tocca a tutti prima o dopo. Nel pacchetto scuola materna oltre ai pidocchi, alle chat di gruppo dei genitori su WhatsApp arrivano gli inviti alle prime feste di compleanno.

Come se le 287 notifiche all’ora con puntuali aggiornamenti sul numero di scariche diarroiche di Edoardino non fossero sufficienti. No! C’è dell’altro: ci sono le prime feste di compleanno.

Succede che un bel giorno arrivo a scuola e, nella casellina di posta di mio figlio, spunta un piccolo foglietto. Di primo impatto pare innocuo, è decorato con palloncini colorati a tinte pastello e recita:

“Sei invitato alla festa di Edoardino, sabato alle ore 16.00 presso lo spazio bimbi Tal dei Tali”

Ora, chi è al primo figlio forse non conosce la pericolosità celata dietro ad un innocente invito. Che male potrebbero mai fare quei simpatici dinosauri? Chi invece è al secondo figlio lo sa bene, molto bene, cosa succede alle feste di compleanno dei bambini. Quelle al terzo figlio generalmente non rispondono nemmeno al RSVP limitandosi a raccattare l’invito e scriverci la lista della spesa. Quelle al quarto la posta del figlio neanche la ritirano ça va sans dire.

Sono a casa, l’invito in mano. Ho due figli e sufficiente esperienza in materia per capire che la mamma di Edoardino non dorme da settimane per dipingere a mano, su carta inverosimilmente pregiata, dei micro-trenini i cui vagoni compongono la parola buon compleanno. Ha messo ogni goccia di energia in quei biglietti, probabilmente si droga di Supradin tagliato con il Prozac da settimane che fanculo le tisane allo zenzero. Si è sicuramente sciroppata ore ed ore di video tutorial calligrafici per imparare a scrivere bene, ha cucinato almeno sessantaquattro diverse ricette per trovare quella del cupcake perfetto. Ciò che è peggio però è che ha trascorso le notti su Pinterest per scegliere come realizzare i gift per gli invitati. Questo significa che è presumibilmente entrata nel pericolosissimo mondo dei Pin e delle bacheche.

Signori Pinterest è pericoloso. È una fonte inesauribile di ispirazioni. La frustrazione però è dietro l’angolo, basta un pompon spelacchiato per entrare in crisi esistenziale.

Si inizia digitando compleanno, bambini e si finisce per creare loghi di compleanno da stampare su qualunque cosa. Bottigliette d’acqua, bicchieri di plastica, tovaglioli, bandierine degli stuzzicadenti, striscioni. La follia si dice sia raggiunta con la ceralacca. La mamma di Edoardino ha sicuramente digitato baby party planner entrando così nel loop della personalizzazione/brandizzazione della festa.

Peccato che il compleanno sia di un quattrenne e che questi non sia figlio di Kanye West e Kim Kardashian.

Cosa faccio non vado? Do una veloce occhiata alla chat e i primi due di picche non tardano ad arrivare: “Ciao, noi quel giorno dobbiamo per forza far tosare il cane perché ci sarà la luna nuova”, “Mi dispiace ma sento che Ginevra avrà la febbre del sabato sera”. Immagino la povera mamma piangere sui suoi pompon di carta pesta ormai ammosciati, in una sala vuota dove il povero Edoardino piange sfasciando a mazzate la pignatta a forma di Peppa Pig.

Ci vado. Ma sì, è giusto. Intendiamoci, nessun genitore dopo una settimana di lavoro vibra di entusiasmo per andare a sudare fino ai soprascarpe in qualche ludoteca con il riscaldamento a 38 gradi. Ma bisogna farlo per i bambini.

Arrivo, saluto e per i primi dieci minuti tento di scollarmi mio figlio dalle gambe. Di quella timidezza a breve non resterà più niente, la rimpiangerò a fine festa quando per infilargli il giubbotto dovrò prenderlo al volo mentre si lancia dal gonfiabile di cinque metri. Convinco mio figlio ad andare a giocare con i suoi amichetti e saluto le altre mamme sbattendo contro enormi sculture di palloncini. Che io solo a gonfiare il salvagente al mare ogni volta rischio lo svenimento.

Mi posiziono lungo il perimetro della piccola sala insieme agli altri genitori. Le espressioni sui volti vanno dal rassegnato al nervoso, dall’assonnato allo scazzato. C’è il papà trascinato a forza nel bel mezzo della pennichella da 0:0 di coppa, il nonno che dorme sulla sedia, la mamma che si fa i selfie e li mette su Instagram con  hashtag tipo #todayparty o #fiestaloca, quella che si è addirittura messa i tacchi del sabato sera – che con i soprascarpe blu in plastica stanno una meraviglia – e quella che entra, molla i figli e se ne va scambiando il tutto per un baby parking nel senso che parcheggi i figli e te ne vai.

Fa caldo, l’ho già detto. Dopo un po’ però il caldo torrido diventa caldo umido grazie al sudore acqueo sprigionato dai corpicini dei piccoli ospiti che saltano, corrono, ballano, litigano e poi saltano di nuovo dopati da una dose massiccia di zucchero.

Dopo una sola ora di gonfiabili e reti elastiche si crea il tipico clima da ludoteca dove il sudore dei bambini fa la condensa sui vetri e fa ammosciare le patatine del buffet.

Il buffet appunto. Perché con le temperature di Antigua in un febbraio milanese viene un’arsura mica da ridere. Niente alcol, che ai miei tempi almeno la boccia di Brut c’era. Ce l’aveva nonna nella credenza, chiusa a chiave. La si metteva di fianco alla torta per fare la foto e poi gli adulti se la scolavano col servizio di flûte delle feste, le stesse feste alle quali era sopravvissuta la bottiglia.

Oggi niente Brut, solo bevande zuccherate di quelle che più ne bevi e più hai sete. Succhi di frutta alla pera a temperatura ambiente che vanno giù come bere un bicchiere di Vinavil. Qualche volta riesco a trovare l’acqua fresca ma i bicchieri scarseggiano sempre. Me ne sono accaparrata uno, distraendo un ospite con un banale: “Ehi, guarda, cosa c’è lì per terra? Una banconota da venti euro?”.

Non devo perderlo di vista perché succede sempre così: distrattamente lo appoggio sul tavolo e quando voglio recuperarlo ce ne sono quindici identici e non sono più in grado di capire qual era il mio. Ci sono i pennarelli indelebili per scrivere il nome direte voi, sì è vero ma per la mamma di Edoardino non sono molto Pinterest. Fortuna che in borsa ho sempre una bottiglietta d’acqua così posso deglutire quella manciata di Dixi che come sabbia in bocca mi stanno portando all’asfissia.

La mamma di Edoardino è già in sbattimento perché i panini al latte col prosciutto sono finiti. La gente inizia a bere a canna.

Mi avvicino al tavolo per prendere qualcosa da mangiare, di fianco a me cinque o sei marmocchietti. Punto sui tramezzini e mentre allungo la mano un bambino con la maglietta di Spider-Man starnutisce tutto il suo raffreddore invernale sul vassoio. Capisco la scelta del super-eroe dopo aver visto la sua bravura a sparare le ragnatele dal naso. Provo allora a prendere un cupcake ma mi accorgo che una bambina si sta mangiando la crema al burro di tutti i dolcetti lasciando tortine massacrate e davvero poco invitanti. La mamma di Edoardino sta tentando il suicidio impiccandosi con i festoni in carta riciclata che nessuno ha cagato di striscio.

Arriva la torta, finalmente, una buona mezz’ora se ne va per radunare tutti i bambini e accendere le candeline che a turno vengono spente dai dispettosi amici del povero Edoardino ormai in lacrime. Sua madre nel frattempo ha sviluppato alcuni tic nervosi.

Parte il coro su tanti auguri a te. È uno scempio. Alcuni steccano l’attacco, altri partono troppo bassi o troppo alti, ci si ritrova più o meno intonati a metà canzone per poi perderci nuovamente sul nome che non si sa se sia Edoardino, Edo o Edoardo. Tutti bravi sull’applauso invece.

La torta è buona, nel frattempo il nonno si è svegliato e ne ha mangiata una fetta. A questo punto parte la gara regali: il primo che lo consegna è libero di andarsene. Tutti i genitori quindi sgomitano per arrivare al festeggiato e consegnare il dono, salutare, recuperare eventualmente la prole – o nasconderla nella vasca delle palline colorate – e poi schizzare via. Partono messaggi in codice tra mogli e mariti: indice e medio che roteano significano vai a mettere su il sugo che famo du spaghi, l’occhiolino sta per vai ad accendere la macchina e posizionala per uscire dal parcheggio

Vado a salutare Edoardino e la sua mamma, ormai con la scatola di Xanax fra le mani, e ringrazio per l’invito. Le faccio i complimenti per la festa e dopo aver scambiato due parole mi dice: “Dai che stasera saranno stanchi, vedrai che crolleranno” 

Loro….

2 comments

  1. Ho riso per mezz’ora pensando a quanto siano veritieri i tuoi racconti!! Sei bravissima a ironizzare sulle piccole e grandi avventure di noi mamme!! Concordo con quello che dici, dai sentimenti più profondi fino ai momenti di quotidianità. È sempre molto bello leggere quello che scrivi!

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