Enjoy your silence…

Enjoy your silence…

E’ buffo come la mia canzone preferita sia un’ode al silenzio.

Io che zitta non sto mai, parlo nel sonno, parlo da sola, parlo anche con la bocca piena ma non sono maleducata, è che se aspetto ho paura di mandare giù il concetto assieme al boccone. Io che odio stare da sola e che non mi ci sento neanche quando lo sono.

Io che amo la bocca e la libertà che simboleggia, la disegno e la dipingo in continuazione: chiusa, aperta, mentre grida, rossa.

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Olio, acrilico, glitter, quotidiani francesi e non e tantealtreduemilacose su tela.

Io che con quella stessa bocca parlo troppo, a sproposito. Poi mi pento. O al contrario parlo poco, di altro e non di quello che ho compresso nel petto e vorrebbe uscire a prendere aria. Io che a volte vorrei gridare ma le urla mi si fermano in gola. Io che predico bene ma razzolo male, che canto anche se sono stonata e non so bene le parole.

Nel silenzio dimentico le cose ma non perché non mi interessino piuttosto perché transitano veloci nella mia testa. Così veloci che a volte non riesco neanche a finire di pensarle che sfumano via e si perdono. Devo dirle ad alta voce, scriverle sul vetro appannato della doccia prima che il silenzio me le porta via.

Nel silenzio non ci so stare perché ne ho paura, lì ci rimbombano le domande alle quali non so dare una risposta. Quelle che continuano a ripetersi anche quando ti sforzi di canticchiare altro con le mani sulle orecchie. Come nelle stanze vuote, senza mobili e senza nascondigli. Dove non puoi sederti, dove non c’è nulla da guardare, neanche il buco di un chiodo nel muro per farti immaginare che quadro ci fosse attaccato.

Forse perché il silenzio costringe a chiedersi, a rispondersi e per chi è sempre in dubbio è un problema. Il silenzio distrugge i rapporti, desatura i sentimenti dai bei colori e spegne i sorrisi.

Al contrario le parole confortano, i suoni accompagnano. Come la voce della mamma per un figlio. Come quando ero piccola e mezza addormentata sul sedile posteriore e riconoscevo il suono che producevano le ruote sulle buche della strada che portava a casa. Come un codice morse che mi diceva che presto sarei stata a casa a continuare i miei sogni di bambina.

Sono proprio i Depeche Mode che mi hanno fatto capire che il silenzio può anche non fare paura perché è in grado di restituire importanza ai gesti, spogliandoli di ogni superficialità, mettendoli al centro della nostra vita senza affannarci ad adornarli. La forza di un abbraccio, il profumo di un bacio e la stretta di una mano. Ecco quel genere di silenzio non mi fa paura, forse perché assomiglia più ad un bisbiglio, ad un sottofondo musicale che ti dice che le parole non servono perché hai accanto ciò di cui avevi bisogno…ciò che hai sempre desiderato.

Ecco allora che mi sento meglio e accetto il silenzio perché so che in quella stanza non c’è niente ma ci sono io..tutto quello che ho.

E torno a respirare col naso.

Words like violence
Break the silence
Come crashing in
Into my little world
Painful to me
Pierce right through me
Can’t you understand
Oh my little girl
All I ever wanted
All I ever needed
Is here in my arms
Words are very unnecessary
They can only do harm
Vows are spoken
To be broken
Feelings are intense
Words are trivial
Pleasures remain
So does the pain
Word are meaningless
And forgettable
All I ever wanted…
Enjoy the silence

Ps. Del quadro resta questa foto, l’anno passato l’ho rovinato tentando di modificarlo presa da un impeto creativ-cretino alla Giovanni Muciaccia. 



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