E tu con il ciclo ti butti col paracadute? Sì ma sul divano

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Sono entrata nel nono mese di gravidanza. Il nono mese senza ciclo. Trentasei settimane senza quell’appuntamento fisso che ogni mese viene a molestare il mio già precario equilibrio psichico.

Ricordo ancora come fosse ieri il giorno in cui sono diventata signorina. Era un weekend di settembre ed io mi trovavo a casa di mio papà, come vuole la tradizione dei figli di genitori separati.

Mi sono svegliata e sono andata in bagno.

Ed eccole lì. Ero improvvisamente diventata una donna, mi ero sviluppata.

Su quella tazza riuscivo solo a pensare a due cose: la prima è mia madre. Lei che di lì a dieci minuti avrebbe comunicato a tutti i parenti e amici che ero diventata signorina e di conseguenza a tutte le telefonate imbarazzanti di auguri che avrei dovuto sostenere. Auguri di cosa?! È una sciagura non un compleanno. Non si  soffiano candeline quando si scartano i pannolini.

Il secondo pensiero è andato alla mia compagna di classe delle elementari. Lei le aveva avute in seconda e mia madre diceva sempre che era rimasta “bassina” perché si era sviluppata troppo presto. Come se avesse avuto un blocco, le ossa avevano smesso di crescere mentre peli e tette iniziavano a farlo. Io la sua quarta di reggiseno non la volevo. Mi immaginavo durante l’ora di ginnastica in palestra con le tettone ballonzolanti e sproporzionate mentre i maschi, che a quell’età sanno essere dei grandissimi stronzi, si sarebbero divertiti a prendermi in giro.

Ho dovuto chiedere a mio papà di comprarmi degli assorbenti. Credo di averlo sibilato sottovoce per la vergogna, mimato con l’alfabeto muto o forse l’ho scritto su un foglietto come fosse una manche improvvisata del gioco dell’impiccato.

Non ricordo o forse ho rimosso, so per certo che pochi minuti dopo mio papà mi ha portato un bellissimo mazzo di fiori e un pacco di Lines Seta Ultra con ali. Quelli viola, color addobbo funebre. Come la morte dell’infanzia.

A scuola sono stata una delle ultime a ricevere la visita del marchese e mentre le altre erano tutte gasate per quel fantastico battesimo alla vita da donne adulte e navigate, io ne ero tremendamente scocciata. Loro non vedevano l’ora di presentare la famosa giustificazione per indisposizione alla lezione di educazione fisica, io no. A me piaceva educazione fisica, fatta eccezione per il test di Cooper che da sempre sto alla corsa come i grand jetè della Fracci stanno alla musica techno.

Da allora ne sono passati di anni, di smottamenti ormonali.

Anche le pubblicità degli assorbenti hanno vissuto grandi cambiamenti, non sempre in senso evolutivo. La mia memoria mi riporta alle indelebili pubblicità di Nuvenia e a quelle donne che in pieno ciclo facevano paracadutismo, preoccupate solo di non macchiarsi scegliendo il giusto assorbente. Mica di aver piegato male il paracadute, di centrare in pieno che ne so i cavi dell’alta tensione e morire come una zanzara tigre in una lampada a scarica elettrica. A loro interessava solo fare la coreografia del fiorellino tenendosi per mano quando alla maggior parte delle donne verrebbe in mente di coreografare solo un bel fanculo a caratteri cubitali.

Poi arriva quella che fa la ruota al provino e si stupisce che la forza di gravità non le tinga i capelli come Anna dai capelli rossi. Quei mattacchioni dei pubblicitari poi ne partoriscono un’altra: comunicare alle donne che anche le star hanno il ciclo. Ecco quindi comparire una Tatangelo in altalena che canta di sentirsi libera anche mestruata e col pannolino. Seguono: quella che fa la splendida e cucca perché tanto c’ha la molecola N3 che neutralizza l’odore, quell’altra che al telefono con l’amica al posto di parlare del manzo con cui è uscita la sera prima – che fra l’altro è dietro di lei – preferisce giurare fedeltà al suo salvaslip.

Dopo averci detto che anche col ciclo non abbiamo scuse e che ci tocca scalare pareti rocciose, ballare, cantare, andare alle serate di gala con micro vestiti e non fossilizzarci sul divano a mangiare schifezze sapete che cosa hanno fatto?

Ci hanno messo gli uomini. Sì, oltre il danno la beffa.

Adesso che hanno capito come si usa un Tampax, e che è anche relativamente semplice, potranno solo pensare che la sindrome premestruale sia in realtà solo una scusa per accanirci sulla loro persona per futili motivi.

Già mi sembra di sentirli: “Amo andiamo in spiaggia? Dai ci sono solo 52 gradi oggi, che ci vuole mettiti un Tampax e via” oppure “Ma come non te la senti di andare a cavallo oggi? Abbiamo prenotato l’escursione dell’intero appennino tosco-emiliano”.

Senza ciclo si sta una meraviglia, non ho conosciuto una sola donna in vita mia felice di avere il ciclo. Già il nome CICLO lascia intuire un qualcosa che non si leva mai di torno. Una cosa che tanto torna sempre: al mare, a sciare, ai matrimoni, col virus gastrointestinale e alla laurea. Il ciclo è democratico e non risparmia nessuno.

Il ciclo è in ritardo quando hai la coscienza sporca, puntuale quando potresti trascorrere due giorni alle terme e addirittura in anticipo quando hai i pantaloni bianchi.

C’è solo un momento nella vita di una donna in cui il ciclo smette di essere un problema: la gravidanza. No, non cito la menopausa perché pare che l’assenza di esso resti un problema per i disturbi che comporta.

Ecco, la natura ci offre la grazia quando aspettiamo un bambino. Una grazia che si paga a caro prezzo manco fosse un pizzo; basta pensare alle smagliature, alle emorroidi, alla nausea, alle vene varicose, alla sciatalgia, ai chili di troppo e vabbè che ve lo dico a fare al parto.

C’è una cosa però che la natura non sospende e questa è la sindrome premestruale. Quella resta anche in dolce attesa. Sbalzi di umore, crisi isteriche, attacchi di fame compulsiva che fanno ingurgitare sei o sette biscotti tutti assieme nella notte. I Bucaneve magari, tutti infilati prima nel mignolo poi direttamente in trachea senza masticare; che grazie al cielo hanno il buco in mezzo come vogliono le norme a favore della disostruzione delle vie aeree altrimenti sarebbero guai.

Il premestruo in gravidanza esiste eccome, chiedetelo a mio marito.

Inutile illudersi ché se da una parte noi donne possiamo gioire dall’altra ci tocca soffrire…con o senza le ali.

3 comments

  1. Io non sono una gemelli ma mi ritrovo in pieno in tutto ciò che scrivi….è mi faccio un mare di risate! Sono mamma di un terzo figlio di quasi tre mesi e mi ritrovo a leggere i tuoi post durante la poppata notturna…

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