D’improvviso. Di nuovo. La vita

vita_secondo_figlio_mamma

È così la vita.

Un continuo sconvolgimento dei piani. Non si fa in tempo a tarare l’equilibrio che s’inciampa in qualcosa che costringe a rivedere dove abbiamo messo il baricentro. Ed io credetemi non so mai dove l’ho messo.

È nato Andrea. Ha lasciato alla befana giusto il tempo di far trovare la calza al piccolo Tommy poi via, di corsa in ospedale. Nel pomeriggio di sabato 7 gennaio ha deciso di venire a conoscerci, in anticipo di due settimane rispetto alla data presunta. Senza pensare che mamma è una disorganizzata cronica e non aveva ancora montato la culla. Il fasciatoio invece era ancora sepolto in mansarda insieme alla bilancia e ad altre mille cose che sono sempre lì ma mai al loro posto. Si è fatto strada velocemente, non ne poteva più di aspettare. Dolori forti, fortissimi da togliere il fiato, di quelli che “Basta! Figli non ne faccio più!”. Ma questo chi è mamma lo sa, come sa che subito passa.

Poi la meraviglia.

Un’altra piccola vita creata dal nulla, da un nulla pieno di cose. Di amore e di bene. Fatto di due persone che insieme hanno plasmato quel piccolo corpicino.

Avevo il terrore di rivivere quel periodo lì, quello che faccio fatica anche a pronunciarne il nome.

Il post parto.

Il rientro a casa con un neonato è sempre un momento delicato, molto delicato. Con il primo figlio la sensazione è stata più o meno quella di un treno che mi ha investita appena superata la soglia della porta. Ricordo una stanchezza infinita e un figlio che piangeva disperato. Ricordo la montata lattea che non arrivava mai e il telegiornale delle 20.00 che puntualmente mi faceva scoppiare a piangere. Chissà poi perché. Sono stati giorni durissimi dove a farmi compagnia c’erano solo pigne di roba da lavare e stirare e gli ormoni che ballavano. Ma mica giri di valzer intendiamoci. Piuttosto direi che si passava dal boogie-woogie a strazianti canzoni d’amore con estrema facilità. Bastava un mezzo minuto di pianto a mettere in crisi ore e ore di positività.

Come se non fossero già abbastanza punti, dolori, fame rabbiosa e stanchezza. E perché no, anche vedersi un cesso con quei mega assorbenti post parto non aiuta.

Durante l’ultimo mese di gravidanza tantissime persone mi avevano messa in guardia, dicevano che sarebbe stata ancora peggio questa volta. Ed io mi chiedevo come avrebbe potuto essere più dura della prima volta. Invece voglio dirvi con onestà che no, non è stato così.

L’arrivo di un nuovo membro in famiglia è un terremoto, è vero. Arrivano le scosse forti che sbriciolano quei solidi muri di rassicurante abitudine, costruiti giorno dopo giorno. Poi tutto si calma e dalle crepe che si sono aperte si scorgono nuovi punti di vista sul mondo e dalle strade rotte nascono  nuovi percorsi.

Questa volta gli ormoni sono stati più gentili con me. O forse sono io ad essere diversa. Sono serena e cerco di prendere questo momento di forte cambiamento come viene, semplicemente assecondando. Non mi segno più l’orario e la durata di ogni poppata con quel modo così maniacale che ho utilizzato la prima volta. Non conto quanti pannolini cambio al giorno né faccio doppie pesate. Questa volta sarà più facile perché ho capito che devo fidarmi di me, che le lavatrici possono anche aspettare, così come il ferro da stiro.

Semplicemente faccio quello che posso e per capire ciò mi sono state illuminanti le parole di un’amica:

“È normale avere paura di non farcela ma questa è la tua famiglia, non devi avere paura con loro. Non avere paura di mostrarti fragile. Troverete la giusta combinazione col tempo ma nessuno si aspetta nulla da te Fra! Chi ti vuol bene ti ama così come sei. Niente Wonder Woman solo Francesca.”

Queste parole le lascio scritte qui, il concetto è semplice ma in momenti delicati come questi è più semplice darsi la colpa e giudicarsi duramente. Poche righe che possono rassicurare quelle donne che come me faticano ad allargare le braccia ammettendo di non farcela, di non riuscirci. Forse solo perché l’unica volta che l’ha fatto sono cadute per terra.

Che questo messaggio sia per loro un respiro di sollievo come lo è stato per me.

Ps. Grazie Ale.

Cosa ne pensi?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: