Di quando decidi di fare il secondo figlio

mamma_secondo_figlio

Arriva un momento nella vita familiare in cui potrebbe fare capolino un pensiero. Tutto parte da un:

“Amore, cosa ne dici se facessimo un fratellino a Luigino?”

“Mmm dici?”

“Ma sì! Ora Gigettobello è più autonomo e noi siamo pratici. Ce l’abbiamo fatta una volta…”

Succede così, senza preavviso né motivazione apparentemente plausibile. Quasi sempre l’idea si scatena frequentando un neonato figlio di amici, zii o cugini che, come una varicella nel periodo di incubazione, contagia di quella tipica voglia di figliare.

Dopo tre anni e mezzo passati a giustificare ad ogni estraneo over sessanta il fatto di avere soltanto un figlio – come fosse una colpa – succede che il secondo figlio lo fai.

Con molto coraggio.

E incoscienza.

Gli ingredienti necessari oggi per mettere al mondo una creatura, figuriamoci due.

Forti del fatto che il primo ormai è grandicello si prende la grande decisione. La pancia che cresce di nuovo, le ecografie, la consapevolezza del corpo che cambia – consapevolezza? – le smagliature. Il tette-piene, tette-vuote combattuto a suon di getti d’acqua ghiacciata nel bel mezzo di dicembre. L’esilio degli insaccati nello scomparto più remoto del frigo, l’insalata al bicarbonato e l’intimità con l’operatrice del laboratorio analisi che ogni mese si lamenta di quanti esami facciano fare alle gestanti.

Poi arriva lui, il secondo figlio. Che possiede un nome ma che per il primo mese chiamerai con il nome del fratello maggiore presa da attacchi di amnesia. Da subito ti accorgi che sarebbe da rivalutare il “Ce l’abbiamo fatta una volta..” di cui sopra. È dura e l’esperienza serve a poco se non a valutare con più lucidità, e meno panico, quelle due linee di febbre che ogni tanto fanno capolino. Al suo posto servono: organizzazione, pazienza e una o più controfigure.

Durante la prima esperienza hai letto Tracy Hogg e applicato il metodo E.A.S.Y. con grande soddisfazione, vantandoti con le amiche di quanto tuo figlio sia bravo. Tutta fiera spieghi che dorme nel suo lettino dopo che tu, la sua diligente madre, hai letto per lui una fiaba. L’hai allattato a richiesta fino allo stremo, prendendo integratori e tisane. Hai omogeneizzato la carne a casa e quando non ti è stato possibile hai scelto prodotti biologici. Hai sterilizzato ogni cosa, hai fatto togliere scarpe a chiunque sull’uscio di casa, persino al fattorino di Esselunga. Hai comprato giochi educativi in legno bio, certificato fsc e sostituito le parolacce con termini idioti che purtroppo adesso usi anche quando sei tra adulti.

Brava, sei stata brava. Ma se posso vorrei dirti una cosa. Sfanculerai a piè pari tutto e con il libro della Hogg ci pareggerai le gambe del tavolo che traballa.

Sarai così stanca, ma così stanca, da proporre tu a tuo figlio di dormire nel lettone. Per risparmiarti la favola de “I tre porcellini” per la quattrocentosessantaduesima volta – e relative soffiate del lupo – sdraiarti su quella schiena ormai a pezzettini minuscoli e mescolati a caso come un sacchetto di puzzle. Ti addormenterai con il piccolo attaccato al seno da una parte e il grande dall’altra ancora sveglio a guardare i Super Pigiamini. Adotterai il co-sleeping, oh eccome se lo adotteraiTi piegherai a qualche – qualche? – capriccio perché non ne potrai più, con o senza olio di palma non farà differenza. Farai un bel dito medio al fantasma della Hogg che incontrerai in corridoio mentre sarai intenta a dare un cioccolatino a tuo figlio per farlo stare buono. Anche quando l’orologio segnerà le sette di sera. Ché tanto alle sette di sera la cena sarà ancora in frigo. La tovaglia perennemente macchiata, c’è su il sugo del 2000, l’ultima volta in cui ha visto una lasagna al forno. Rivaluterai il tanto odiato ciuccio e i cartoni alla tv.

Ti ammorbidirai e ti perdonerai.

E così le regole alle quali hai affidato la routine della famiglia vengono stravolte. Rase al suolo. Se ne costruiranno di nuove, col tempo. Tempo necessario a capire che i box sono troppo stretti e le portiere non si aprono mai abbastanza, che in un letto matrimoniale ci stanno quattro persone e la culla che si attacca al letto è in realtà un ottimo comodino. Imparerai che il pisolino alle cinque del pomeriggio forse farà slittare la messa a letto, ma un po’ di silenzio non è poi così male. Forse come me stirerai al volo i vestiti a tuo figlio sul tavolo del soggiorno, la mattina come sempre in ritardo su tutta la linea. Brucerai caffettiere, ti addormenterai con i capelli bagnati, annoterai gli impegni perché non tieni nulla a mente.

Ci vuole pazienza per accettare che oggi va così e domani chi lo sa, senza schemi, senza istruzioni.

Ma riderai di una leggerezza ritrovata, semplicemente improvvisando un po’ di più.

4 comments

  1. Ok..
    Il tempo mi scade fra 8 giorni. Arriva il secondo maschio. Son pronta
    Dalla mia posso dire che tutto quello che hai scritto sul secondo l’ho vissuto col primo figlio perché io non ci capivo una mazza e lui era un……. un attimino difficile! Vediamo stavolta…… pensami!!!

    1. Partiamo dal presupposto che hai un nome che di per sé è già una garanzia: la costanza è già una grande dote. Detto questo sono sicura che sarai prontissima. Anche il mio primo è stato ed è tutt’ora un bambino parecchio impegnativo quindi capisco benissimo. La parola d’ordine è: take it easy. O almeno lo è stata per me. Mi è servita per vivermela più serenamente, senza paranoie e senza pretendere troppo da me stessa. Ti auguro ogni bene e ti penserò tantissimo, anzi fammi avere tue notizie. Ci tengo! <3

  2. e quando anche il secondo sara’ grandicello e piu’ autonomo, leggerai questo post con il sorriso quasi nostalgico, di chi a tutto questo e’ sopravvissuto…. e comunque no… il terzo non lo faro’!

    1. Sicuramente. Lo leggerò in un torrido agosto, sulla spiaggia, con una bella birra fresca in mano. Tutta bella spalmata di crema solare profumata mentre loro due si prenderanno a legnate sul bagnasciuga. Ma io non sarò lì con loro perché finalmente sarò tornata a sdraiarmi sul lettino 😀 😀 😀
      E no, neanche io il terzo farò.
      Un abbraccio grande 🙂

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