Cose che ho fatto e non intendo rifare con il secondogenito

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Quando si diventa mamme per la prima volta si scopre un mondo nuovo, sotto certi aspetti simile alla scoperta del primo amore. Niente farfalle nello stomaco, fatta eccezione per quelle alla carbonara s’intende, ma parecchi occhi a cuore e ginocchia tremanti.

Proprio come per l’innamoramento la prima maternità ci mette di fronte ai limiti del nostro raziocinio e della capacità di intendere e volere. Più che stato interessante dovrebbero chiamarlo stato stupefacente per quanto influisce sulle capacità mentali.

Quando ci innamoriamo la mente va in stand-by, proprio come succede al computer. Finché qualcuno non cliccherà la barra spaziatrice quei disegnini astratti su fondo nero continueranno a muoversi sullo schermo. Col primo figlio è la stessa cosa solo che quella barra non la sfiorerà proprio nessuno.

Non siamo in grado di vedere nulla eccetto quei disegnini. Ne sono la prova tutte quelle cose assurde che abbiamo hanno fatto e che, pensandoci col senno del poi, non rifaremmo più. Io ne ho una lista lunga ma ho deciso di riassumerla per non essere pedante*.

*No non è vero, ho omesso alcune cose perché me ne vergogno terribilmente. 

  • Non guarderò più la televisione a volume uno, praticamente paragonabile al solo labiale.
  • Non segnerò più l’orario e la durata di ogni poppata su un quadernino con le meringhe. Le meringhe sono dolci e per me allattare non è stata un’esperienza così deliziosa.
  • Niente doppia pesata e niente annotazione peso ça va sans dire.
  • Non mi sentirò più in colpa se desidererò smettere di allattare, nemmeno se proveranno a farmi sentire una pessima madre perché già so che per certi versi lo sono e sì, va bene così.
  • Non appunterò nemmeno le cacate perché non c’è pericolo: i neonati non saltano l’appuntamento con la pupù e se lo saltano la cosa non passa certo inosservata.
  • Non comprerò più un trio. L’ho fatto la prima volta, convinta di avere risolto il problema passeggino in via definitiva salvo poi utilizzare solo l’ovetto e comprare un super leggerissimo/compattissimo passeggino estivo.
  • Non mi fermerò più ogni tredici minuti di guida per controllare se va tutto bene. È legato bene? Ma l’ho legato poi? E se ha il collo in avanti? Questa volta comprerò quel fottutissimo specchio a 14.99 su Amazon.
  • Niente tutine con i bottoni la notte. C’è da perderci un’ora per allacciarle.
  • Niente NO perentori al co-sleeping, per sopravvivenza alle volte ci sta tutto. Ché poi dopo estenuanti pianti e ripetuti risvegli io mio marito manco lo vedo nel letto.
  • Non approfitterò dei suoi riposini per sbrigare faccende o prendermi del tempo per me, lo farò per dormire anch’io. Ché tanto la pigna di panni da stirare pare autoalimentarsi.

Ecco la prima volta da mamme è un po’ così. Lo sanno le mamme alla seconda esperienza, lo sanno i parenti e i vicini di casa, lo sanno i dottori e lo sanno pure i commercianti.

I commercianti sanno benissimo la condizione in cui ti trovi: occhi sbarrati, lista in mano e scorta di pannolini in tutte le taglie nel carrello. Loro fiutano la tua inesperienza basandosi sulle taglie dei body che hai scelto ad cazzum e stipato nel carrellino. Tutina in ciniglia pesante taglia tre mesi, pagliaccetto estivo in puro cotone taglia tre mesi. Questo bambino avrà tre mesi in Trentino Alto Adige o in Honduras?

Fregata!

Per quanto tu possa cercare di nasconderti mentre cerchi su Google cosa diamine sia lo sterilizzatore portatile per il ciuccio – con tanto di opinioni – arriva lei: la commessa.

Con aria gentile la commessa ti offre il suo aiuto, non prima di averti fatto i complimenti per il tuo bel pancione. Chiede poi per quando è previsto il lieto evento – indi la sua provvigione – e si complimenta con te perché ‘sei tutta pancia’. Con questa esclamazione lusinghiera la commessa sa che si è guadagnata la tua fiducia.

Tu, imballata come la clessidra di un windows 98 che si avvia, perdi completamente la brocca. E non importa che tu abbia messo 20 chili in sette mesi, se per lei sei tutta pancia allora lei è la tua nuova amica del cuore.

In meno di un minuto la commessa ti fa accomodare, ché le gestanti non devono stare troppo tempo in piedi si sa, per compilare una lista nascita così lunga che con lo scooter hai coperto tutti i primi quindici anni di vita del tuo primogenito. C’è di tutto su quell’elenco: ciucci, biberon, riduttori per qualunque cosa, zanzariere, porta cose con mille tasche, tettarelle di ogni foggia e dimensione, paraspigoli manco vivessimo in case-labirinto fatte di vetro a spigolo vivo.

Aggiungi una sdraietta che vibra e suona, il seggiolone super compatto e la palestrina centoventi attività più una. Arrivi a rasentare la follia prendendo in considerazione una vasca da bagno idromassaggio per neonati; salvo poi ricevere un tempestivo WhatsApp del marito che invia l’emoticon delle manine che applaudono. Specificando però fra parentesi che, se ti azzardi a comprarla, gli applausi sono a due a due in faccia finché diventano dispari.

La commessa si ridimensiona, capendo che tuo figlio non sarà battezzato Nathan Falco. Punta allora sul portatile: ovvero ogni cosa che potrebbe eventualmente servire in versione pocket. Manco ci aspettasse una vita camminando a piedi per la tundra siberiana e nutrendoci di muschi e licheni. Scalda biberon a energia solare, salviette detergenti e disinfettanti, vasini portatili pronti da montare, kit pronto soccorso da borsetta e robe gonfiabili che poi sgonfi e non riesci più a far entrare nella custodia.

Poi si passa agli articoli che denotano veri e propri stili di vita. Fascia o marsupio? Facciamo entrambi così li provi e valuti? Omogeneizzatore o scorta di omogeneizzati? Latte in polvere o para capezzoli in argento? Pannolini usa e getta o lavabili?

La commessa continua spiegandoti che è tutto necessario, anzi FON-DA-MEN-TA-LE. Tu dubiti sull’effettiva importanza di una mini culla da inserire nel lettino e lei gioca la carta vincente dicendo: “Io l’ho usata tantissimo, poi fai te”Ecco quel ‘poi fai te’ innesca già il primo dei meccanismi sbagliati cui la mamma è soggetta: il senso di colpa. Qualcosa che inizia con la lista nascita e non avrà mai fine, a meno che non si decida, in un momento di lucidità, di sfanculare l’altrui pensiero per fare come consiglia il nostro istinto (che per inciso sbaglia pochissimo).

Ma questo verrà in seguito, intanto compri la mini culla. O sì che la compri.

6 comments

  1. Stupendo post! Ti ho appena conosciuta e sono incollata al tuo blog mentre il mio pupo di 3 anni dorme accanto a me e quello nella pancia all’8 mese tira botte e schianti alla sua povera mamma. Mi gasa un monte leggerti, scrivi benissimo, mi diverti e mi ritrovo tutta nelle tue parole! …. poi se neo mamma di un secondo maschio… come sto per diventare io

    1. Benvenuta Costanza. Evviva le mamme di maschi! Tieni duro che manca poco e poi quelle botte lì avranno finalmente un volto….e sarà stupendo <3
      Vi abbraccio forte e ti faccio i miei migliori auguri. Se vorrai aggiornami, mi fa sempre piacere avere notizie dalle mammine <3

  2. Che ridere!!! Personalmente sono arrivata alla lista nascita con un foglio, compilato da una mia amica al terzo figlio, con le cose utili. Nonostante questo sono riuscita a fare ugualmente scelte inutili! Con il secondo un’altra vita! Il primo ha dormito e dorme spesso ancora nel lettone, il secondo vive nel suo letto e se piange… passerà. E avanti così!
    Bel post, vero e molto divertente
    Virgi

    1. Grazie Virgi, tu sei stata molto più lungimirante di me. Quindi mi confermi anche tu che il secondo cresce da solo? Un grande abbraccio

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