Cerco cartoline e trovo calamite

cartoline_vacanze_ricordi

Ma ve le ricordate le cartoline?

Quanta sorpresa quando nella casella della posta trovavamo il pensiero estivo di qualche amica. Quel “C’è posta per te” detto amorevolmente da mamma, molto prima che il tono cambiasse riferendosi alle multe prese in motorino. La cartolina: testimonianza cartacea che il mittente, con cui fisicamente non ci si vedeva da un pezzo, aveva avuto un pensiero per te durante i felici giorni della vacanza.

Cioè mica un WhatsApp, una cartolina.

Un pensiero tangibile, che resta nel tempo senza il rischio di backup non riusciti o di hard disk non leggibili. Un pezzo di cartoncino spesso quanto basta da resistere a traslochi, attacchi di decluttering e d’ira, quelli che vedevano cartoline sbriciolarsi in mille pezzi tra delusione e lacrime. Le stesse che poi venivano ricostruite meticolosamente con metri di nastro adesivo e adesivi a forma di cuore.

Quei dieci per quindici erano portatori di un pensiero genuino e disinteressato. Spontaneo. Fatta eccezione per i “Saluti dal Lido delle Nazioni” di qualche vicino di casa o lontano zio.

Una volta, quando era di moda scrivere e mandare le cartoline, si andava a comprarle al negozio del centro, perché ce n’era uno solo e vendeva di tutto: magliette con scritto il nome, sandaletti di gomma, souvenir, sigarette, latte, biscotti, aspirine sottobanco, collanine col delfino o il dente di squalo per aspiranti surfers, braccialetti in gomma colorati strappa peli sulle braccia e anelli che cambiavano colore in base all’umore.

Ci si stava le ore a scegliere, con cura maniacale, a quale mittente abbinare questa o quella cartolina.

Per il migliore amico, se eri maschio, selezionavi le gnappone in tanga con scritto BA sulla prima chiappa e CI sulla seconda, anche se al massimo in spiaggia ci trovavi nonna Mariuccia, con la sdraietta in plastica e l’intero panza-tette all-together.
Per l’ex fidanzatino un bel tramonto sul mare con un suggestivo e glitterato mi manchi sul fronte e un però ho conosciuto Pietro sul retro.
Ai colleghi dell’ufficio un collage photoshoppato delle migliori immagini di spiagge, per farli rosicare ad ogni ora del giorno. Dall’alba al tramonto.
Per i compagni di scuola una bella cartolina di qualche discoteca famosa, nella quale ovviamente non si era messo piede perché rimbalzati all’ingresso insieme all’apparecchio e ai brufoli.

Più la cartolina era pasticciata e scritta in modo fitto più il mittente sentiva la tua mancanza. Una mia amica quando finiva lo spazio girava intorno ai bordi, il male per tutti i postini. Arrivava a scrivere frasi abbreviate per farci stare tutto il concetto, tutti i pensieri di un’estate intera – flirt estivi compresi – che poi era un semplice: mi manchi.

E guai a non mandare le cartoline; i più indulgenti, se proprio non si era fatto in tempo a passare al tabacchi per i francobolli, accettavano anche la consegna a mano a settembre, ma soltanto se si dimostrava un profondo pentimento, possibilmente con un cilicio di peperoncini piccanti sulla coscia.

Le cartoline non spedite erano un po’ i visualizzati senza risposta di oggi. Non potevi trascorrere l’ultimo giorno di mare in spiaggia, dovevi sederti al tavolino del bar, tirare fuori dal sacchetto in carta francobolli e cartoline, prendere la Biribiro e ricordarti gli indirizzi. Pena il declassamento da migliore amica a semplice amica.

Adesso le cartoline quasi non le vendono più, sui trespoli solo calamite. Tutte uguali. A forma di ciabatta, col nome della località, con la bandiera. O peggio a forma di delfino glitterato, conchiglia multicolor o tartaruga marina che sorride.
Preferivo le cartoline, dico davvero, e lo capisco solo ora mentre guardo quelle che ho conservato negli anni.

Leggo i T.V.U.K.D.B. delle mie più care amiche mentre le anonime calamite si suicidano lanciandosi giù dal frigo.
E così tartarughe mozzate e torri di Pisa tranciate mi ricordano quanto su quei tavolini del bar, con le Goleador, era bello scrivere le cartoline.

4 comments

  1. Si vede che siamo degli stessi anni: l’anello che cambia colore con l’umore ( ce l’avevo)!!!! Che meraviglia…. sento ancora l’odore di quel negozio venditutto. Grazie perché con questi post ci fai rivivere perfettamente i nostri spensierati anni. ❤

Cosa ne pensi?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: